Anno 1 | Numero 2 | Ottobre 1997

È una delle parole più abusate dei nostri anni. Senti parlare di multimedialità e pensi a una nuova frontiera della comunicazione umana, qualcosa in grado di sconvolgere i tradizionali modi di fruire le opere d’arte. Certo, qualcosa di nuovo la rivoluzione digitale lo ha prodotto, consentendo la trasmissione di dati di ogni tipo (testi, suoni, immagini) attraverso un unico supporto: la fibra ottica.

Ma c’è un altro senso in cui la parola multimedialità può essere intesa, e in questo caso il futuro lascia il posto al passato. Nell’antica Grecia mousiké era l’arte delle Muse, non semplicemente la musica. Era l’insieme di poesia, musica e danza, unite in una sola rappresentazione in cui le varie arti si adeguavano reciprocamente, adattando i versi al ritmo degli strumenti ed entrambi al movimento del corpo. Nel corso dei secoli musica e poesia hanno raggiunto livelli di autonomia, che costringono all’oblio le origini comuni.

Così ascoltare oggi poesie cantate su un brano musicale può avere un effetto straniante, sulle prime. Poi, superata la desuetudine, subentra la soddisfazione, il piacere di una fruizione davvero totale ed armonica.

Barbara Gabotto e Giacomo Guidetti hanno adattato ai versi una serie di brani musicali, in modo tale che il testo rimanesse prevalente ed intatto. La raccolta Poemus (libro+ CD audio) contiene diciassette poesie, scelte tra quelle più musicali senza alcun limite storico: si va dal barocco del ’600 alla poesia urbana degli anni ’90. In questo modo il prodotto finale consente di gettare uno sguardo alla storia della poesia e della sua struttura metrica, contribuendo, altresì, a favorire la riscoperta di autori non notissimi. Le prime due poesie, preziose e sensuali, riguardano il tema della bocca e sono state musicate per la prima volta nel ’90 nel corso di un banchetto allegorico tenutosi a Trento. Stupenda, in particolare, la resa musicale di Ninfa che si ciba di fragole di Giuseppe Salomoni, grazie all’accompagnamento del mandolino di Raffaele Nobile. Attraverso Robespierre, Baudelaire e Graf si arriva, poi, a Giovanni Pascoli, la cui perfezione formale e metrica ha facilitato il lavoro di messa in musica. Nell’ascolto di Allora da Myricae e di Per sempre da I canti di Castelvecchio si percepisce chiaramente l’attenzione per l’aspetto fonetico delle parole. La musica, dunque, anche attraverso la voce suggestiva di Barbara Gabotto, rende omaggio ad un poeta sempre un po’ sottovalutato, il cui valore estetico sfugge facilmente a chi non abbia preci se competenze metriche. C’è poi spazio per Pavese e Quasimodo, la cui Lettera fu musicata nel ‘95 nel corso di uno spettacolo itinerante in Lombardia sul Cinquantesimo della Liberazione. Mario Luzi, poi, costituisce il tramite per gli sviluppi più recenti della poesia, quelli di autori come Bruno Brancher e Vito Riviello. Di Riviello sono comprese in questa raccolta Alle cinque meno cinque ed Epifanie, entrambe intessute di riferimenti ora colti ora dialettali, secondo una contaminazione che appartiene anche alla musica utilizzata per accompagnare i brani. A chiudere Poemus la breve e bellissima Nello specchio di Antonietta Dell’Arte, curatrice, tra l’altro, a Milano di una rassegna di ricerca poesia/musica.

In giro per simposi, incontri letterari, serate celebrative è possibile imbattersi in questi esperimenti che coniugano musica e poesia, con risultati di notevole suggestione. L’appropriazione di testi antichi, il loro riadattamento (quando non diventi indebita manipolazione) costituiscono il modo migliore per farli rivivere. Se la poesia è spesso avvertita come attività elitaria e per iniziati, il suo accostamento con la musica, l’accompagnamento di chitarra e pianoforte possono darle una veste più attraente ed accessibile.

Roberto Tucci

 

Il libro nel 1997

B. Gabotto, G. Guidetti
POEMUS (poesia in musica)
Moby Dick
Libro + CD, L. 28.000

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Sul web

http://www.poemus.it