Nel mondo del fumetto, specie di quello statunitense, accade che le grandi case editrici – in particolare Marvel e DC Comics, ma anche Dark Horse, IDW e Image – recuperino vecchi personaggi e ne rilancino le storie. Tecnicamente, si definisce reboot. Una consuetudine che ha portato allo sfinimento diversi personaggi e messo in difficoltà i lettori.

Ci sono personaggi i cui diritti non sono di nessuno.

Ad esempio Airboy, un aviatore le cui avventure hanno fatto furore durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale. Ora, immaginate che Eric Stephenson – direttore editoriale di Image Comics – chiami James Robinson – uno dei più importanti autori degli ultimi trent’anni, entrato nell’olimpo dei grandi autori soprattutto grazie a Starman – e gli proponga di scrivere il reboot di Airboy. Di fronte alle rimostranze di Robinson, Stephenson rilancia, facendo leva su un tasto dolente: la carriera dell’autore britannico è in stallo, non sta combinando niente di buono da un sacco di tempo. A quel punto Robinson accetta di provarci – lo fa mentre è seduto sulla tazza del water – e quella sera stessa esce, si sbronza, ne combina di tutti i colori e si trova di nuovo a un punto morto. Ne parla con la moglie – dalla quale si sta separando – e lei gli suggerisce di provare a buttare giù il progetto lavorandoci con un disegnatore, cioè con Greg Hinkle. Hinkle raggiungue Robinson, passano un’altra notte di paura e delirio, fanno sesso con la stessa donna, e la mattina, facendosi largo tra i postumi della nottataccia, si trovano di fronte Airboy in persona, tutto impettito nella sua uniforme da aviatore, mentre loro sono completamente nudi e inebetiti.

Bene, quello che vi ho appena descritto è l’attacco di uno dei fumetti più spudorati, onesti e intelligenti degli ultimi anni. Pubblicato in Italia da saldaPress nel 2017 è il racconto di una crisi creativa e umana che ha per protagonisti gli autori del fumetto che state leggendo. È un meta-fumetto che racconta la difficoltà di scrivere il fumetto che avreste dovuto leggere, sprofondando sempre più a fondo in un gioco di specchi che vedrà Robinson e Hinkle vivere un’avventura insieme ad Aiboy, nel suo mondo, rischiando la vita.

Airboy mette in scacco il patto narrativo stabilito col lettore, per il semplice fatto che tutti i piani della realtà – e del presunto realismo, i cui confini sono sempre e comunque labili – collassano l’uno sull’altro, a partire dalla voragine aperta dal suo creatore, dalla sua stessa esperienza esistenziale: la sua crisi, la sua vita che va in pezzi, sono il detonatore per una storia folle e, insieme, lucidissima, che trascina anche Greg Hinkle in un vortice di disavventure fantastiche.

E alla fine, terminato il volume, ci si trova con una domanda che ronza in testa: ma Robinson e Hinkle hanno davvero combinato tutti quei casini? Robinson mi ha parlato di sé? E come è possibile, dal momento che è inverosimile che Airboy si sia presentato loro in carne e ossa? Ma poi, quale carne e quali ossa? Stiamo parlando di fumetto, giusto? Di una storia inventata.
A essere messo in scacco da questo graphic novel irresistibile è prima di tutto – e per fortuna – l’idea di realismo. E gliene saremo eternamente grati.

Jacopo Masini