Quando incontri un autore, intendo quando incontri il volto a cui appartengono le mani che hanno scritto quelle frasi che tanto ti frullano in testa, ti sembra di capirne un pezzo in più.

Ti sembra di vedere la strada delle parole con quattro occhi invece che solo con i tuoi miseri due.

Lui è Domenico Dara e da lui è nato Appunti di meccanica celeste, edito da Nutrimenti e finalista al Premio Strega 2017.

Girifalco era delimitata a nord dal manicomio e a sud dal cimitero, così che le sue genti si muovevano tutte tra la follia e la morte (….) La follia scendeva dall’alto, come un polline che quando soffiava il vento si spargeva sulle teste ignare delle genti e le inseminava. Forse per questo gli uomini portavano sempre il cappello e le femmine raccoglievano i capelli nei maccaturi.

Non ho mai creduto nella giusta chiave di lettura per interpretare un libro.

Cavoli, giusta chiave? Un libro?

Chi può dirlo se sia giusto o meno quel seme che germoglia in me generato da quelle storie, quella fiamma che magari scalda te e nessun altro.

Però una cosa te la devo dire, e non so se sia la chiave o no.

Questa cosa si chiama coincidenza.

Si chiama movimento.

Si chiamano stelle cadenti addosso a gente che il cielo aveva smesso di guardarlo da un pezzo.

E tu chiamalo circo, giostra emotiva, chiamale mani che ti spingono in modo invisibile.

Chiamalo mistero.

Ma si, chiamali anche angeli se vuoi.

Però, aprendo quelle pagine che sanno sempre di erbe aromatiche, come la terra che fa da palco, non potrai che crederci.

Le cose della vita sono come una lotteria, pensava Mararosa, come quando si tira un numero alla tombola, che quello che ti arriva poteva benissimo essere un’altra cosa, che non è un tuo merito o demerito quanto ti è stato assegnato, ma dopo si, dopo c’è poco da fare, dopo tu sei quello che ti è stato sorteggiato, ed è inutile rimanere lì a chiederti perché va tutto storto, il mondo è storto, la felicità è solo per gli altri.

Il pazzo, la secca , la mala, la venturata, il figlio, l’epicureo e lo stoico.

Persone, non personaggi.

Traiettorie di vita singole ma intrecciate, su quella terra arida ma profumata.

Sotto quel cielo a volte vuoto ma così pieno di stelle.

Leggere è sempre un piccolo miracolo, perché si porta dentro l’infinito, un frammento di vita degli altri che viene lì e si unisce alla tua.

A volte di più, a volte di meno.

Questa volta, amico, si porta dietro anche la luna.

Chissà perché gli uomini hanno sempre ammirato la luna piena, perché poeti e scrittori hanno decantato il globo luminoso e perfetto, mentre quella sera, nel cielo, c’era un filo sottilissimo di luna che più bello non si poteva, rarefatto, manchevole, l’ultimo frammento prima di essere inghiottita da una notte eterna.

Natalia Ceravolo

 

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