Un progetto tutto al femminile per una sfida editoriale nuova e ambiziosa. Nel novembre del 2012 Chiara Turozzi, scrittrice, critica letteraria e giornalista, ha fondato a Verona la casa editrice L’Iguana, in riferimento a quella creatura strana e sontuosa descritta da Anna Maria Ortese nel suo racconto omonimo. Chiara, che lavora in stretta sinergia con la grafica Hanna Suni e Valentina Berengo, che cura le relazioni con la stampa, sceglie con passione e attenzione i manoscritti da pubblicare che porta fino al traguardo attraverso un confronto continuo e costante con l’autore. Nessuna spesa iniziale per chi pubblica con L’Iguana, neanche l’obbligo all’acquisto di una determinata quantità di libri. Il resto lo fa il circuito che Chiara è stata abile a costruire intorno alla sua impresa e composto da librerie delle donne, riviste filosofico-letterarie declinate al femminile, studiose che scrivono recensioni e gruppi di donne impegnate in prima linea.

Chiara, perché ha deciso di puntare su un progetto declinato esclusivamente al femminile? Una scelta di genere e di vicinanza, o crede che la scrittura femminile abbia caratteristiche ben distinte da quella maschile?

Ritengo che donne e uomini pratichino la scrittura in maniera differente per il significato che storicamente la scrittura ha avuto per le donne. Dalla filosofia antica alla medicina medievale alla science fiction, il femminile ha costituito a lungo un buco nel simbolico e nel linguaggio, vale a dire un limite a ridosso del quale la lingua confonde vocaboli, traduce ambiguamente, ingarbuglia, balbetta. Forse per giustificare una certa strutturazione dei ruoli sessuali che ha funzionato per molto tempo, forse semplicemente perché il soggetto del discorso era quello sbagliato, nella migliore delle ipotesi il femminile è stato screditato e misconosciuto, nella maggior parte dei casi è stato espulso dall’ambito del dicibile. Ma a un certo punto alcune e poi molte, dopo aver ingoiato rospi duri come pugni, sono entrate in gioco e hanno iniziato a scrivere. Si sono rimboccate le maniche e hanno cominciato a fare i conti con un linguaggio che non offriva espressioni adeguate alla loro esperienza e al loro desiderio. Hanno contrattato con pazienza e composto un repertorio di parole, espressioni, figure inedite per dire qualcosa che prima non era stato nominato. Tutte noi siamo eredi di quelle donne.

Da giornalista-scrittrice a editore e, quindi, imprenditore. Un cambio di marcia e di orizzonti notevole.

Non avrei avviato una casa editrice senza un progetto declinato al femminile, che nasceva dalla necessità di proseguire, con le lettrici, le blogger, le libraie, le giornaliste, le critiche letterarie, la contrattazione con il linguaggio e il simbolico inaugurata tanto tempo fa da altre donne. Un lavoro necessario per tutte. Dopo qualche anno tra redazioni editoriali, un paio di riviste patinate e il quotidiano della mia città, ho deciso che la via più azzeccata per portare avanti quello che mi stava veramente a cuore era una casa editrice. Una casa editrice mia che poi, sorprendentemente, è diventata una comunità. La scrittura ha la proprietà stupefacente di tessere una rete di relazioni, perché scaturisce da un desiderio che ci precede, che è mille volte più grande di noi e che per questo non può non alimentare un contesto in cui essere messo in gioco, trasformato, rilanciato. Quel contesto è L’Iguana. Quando mi occupavo di cronaca e attualità era il paziente caporedattore di turno che sapeva quando porre un freno alla mia inventiva e soprattutto decretava se le mie proposte avrebbero funzionato o meno. Bastava facessi il mio dovere per dormire sonni tranquilli. Oggi invece sento la responsabilità nei confronti delle mie autrici, del pubblico e della mia lingua. Vuol dire che ho il dovere di produrre libri buoni, diffonderli nel miglior modo possibile e far quadrare il bilancio perché la casa editrice possa continuare a offrire il suo servizio e tanti altri libri buoni.

Da anni si dice che in Italia si scrive tanto ma si legge pochissimo. Perché secondo lei? E su cosa punta la sua offerta editoriale per provare ad invertire la rotta?

Vero, si scrive tanto. Gli spazi sono sempre più numerosi e alla portata di tutte e di tutti, e per questo si scrive e si pubblica in svariate forme: blog, riviste online, selfpublishing. La rete offre a chiunque occasioni accessibili e servizi rapidi. Anche se, per la smania di dichiararsi scrittrici e scrittori, molte e molti confondono questa accessibilità con un effettivo consenso di pubblico. Ho pagato per pubblicare il mio e-book, allora sono una scrittrice. Si legge pochissimo? Un quotidiano annuncia un milione di lettori in meno, mentre un altro sostiene che il mercato dei libri sia in crescita e un altro ancora afferma che le vendite online spingono la carta.  Noi facciamo il possibile per essere lontane da questo frangente. Ci dedichiamo a mettere insieme, in circolo e a disposizione di tutte e di tutti un patrimonio letterario di invenzione femminile, concentrandoci nella ricerca e nella pubblicazione di libri che consideriamo importanti per questo patrimonio, e che mettiamo nelle mani delle lettrici e dei lettori cui spetterà deciderne le sorti.

L'Iguana_CasaEditrice_intervista_exlibris20Come selezionate nuovi autori e scrittori emergenti?

Sono indispensabili un tema cruciale, forte e chiaro, e un elemento sorprendente. Nessun autocompiacimento. E non è essenziale raccontare tutto, riempire buchi, spiegare dettagli. Un libro davvero buono deve lasciare qualche vuoto per far posto al lettore e alla lettrice, e far venire fame dalle prime tre righe.

La sua casa editrice pubblica anche due autrici irpine, Emilia Bersabea Cirillo e Marika Borrelli. Cosa l’ha convinta a pubblicare i loro libri?

Il fatto che siano entrambe irpine è del tutto accidentale. Di Emilia ho amato la scrittura densa e fragrante fin dalle prime battute di Non smetto di aver freddo, che due settimane fa ha conquistato il Premio Mariateresa di Lascia. Emilia è una vera signora della scrittura, fiera e generosa. Lavorare con lei è una gioia. Marika è una giornalista davvero tosta, rigorosa e ironica. E infatti ha appena ricevuto il Premio Prata alla carriera. Il suo saggio sulla #felicità è un trattato antropologico e filosofico raffinato e puntuale, ma effervescente quanto una lettura da spiaggia. Squisitamente femminile, insomma. Come avrei potuto lasciarmelo sfuggire?

Sono tante, purtroppo troppe, le case editrici che pubblicano a pagamento, diventando di fatto stampatrici di libri più o meno credibili. La sua casa editrice ha invece una mission diversa ed ha deciso di investire con e per i suoi autori. Sono gli altri ad essere spietati ed attenti solo al tornaconto economico immediato o lei ad essere una temeraria?

L’editoria nasce quasi sempre dalla passione, ma se le cose procedono per il verso giusto si impone la necessità di strutturarsi come una vera impresa: anche le iniziative editoriali che puntano tutto sull’entusiasmo, così come L’Iguana qualche anno fa, prima o poi devono fare due conti. A me interessa portare avanti un’editoria sana. Le autrici non contribuiscono alle spese di pubblicazione, non sono obbligate, per contratto, all’acquisto di una determinata quantità di copie del proprio libro e ricevono sempre una percentuale sui diritti. Per questo prima di decidere se accettare o respingere un manoscritto mi chiedo quale sia il suo punto di forza, in cosa consista la sua attualità, come andrebbe promosso e a quale pubblico destinarlo. La scommessa su un’autrice implica sempre un investimento di denaro, di tempo e di energie della casa editrice che vanno fatti rientrare. Non è sufficiente la felicità di pubblicare un libro nuovo, di vederlo esposto sugli scaffali accanto ai libri di editori più noti, o addirittura premiato. Dunque no, non sono una temeraria, ma una che investe con attenzione per far crescere la propria impresa. Le vere temerarie sono le mie autrici!

Le donne de L'Iguana_exlibris20

Chiara Turozzi, Hanna Suni e Valentina Berengo

Le librerie sono stracolme di libri che non saranno mai venduti, a volte anche perché il pubblico ne ignora l’esistenza. L’Iguana come promuove la sua attività e i libri dei suoi autori?

L’Iguana può contare su un ufficio stampa sempre attivo e presente: per questo i libri che pubblichiamo sono recensiti con regolarità su quotidiani e periodici nazionali. Ci impegniamo a promuovere i libri con una comunicazione mirata a raggiungere obiettivi specifici, perché fare marketing editoriale significa rendere i libri desiderabili quanto accessibili per trasformare anche lettori deboli o potenziali in lettori effettivi. Mettiamo a punto, di volta in volta, forme di pubblicità originali, dai trailer ai motivi delle locandine, che diffondiamo soprattutto tramite i social. Pianifichiamo per bene i tour e allestiamo le presentazioni anche in luoghi inconsueti, come il salone di una parrucchiera o una tea house, in cui spesso le autrici diventano self-promoter e P.R. de L’Iguana. Quanto alla presenza sugli scaffali, i nostri libri si trovano nelle librerie di catena di cui si occupa il distributore directBook, che sovverte alcuni paradigmi tradizionali del settore per garantire una presenza capillare anche alle piccole case editrici, e in un buon numero di librerie indipendenti con cui abbiamo stabilito una collaborazione diretta.

L’editoria vive una crisi di lungo corso e i prezzi, tutt’altro che economici, di copertina non aiutano. È l’e-book l’unico futuro possibile o crede ci sia ancora spazio anche per la carta?

L’Iguana è una casa editrice soprattutto multimediale e digitale. La redazione è uno spazio virtuale costituito di volta in volta da Skype, Facebook, whatsapp che consentono simultaneità e rapidità a bassissimo costo e che permettono a tutte noi, che viviamo una lontana dall’altra, di lavorare virtualmente gomito a gomito, in qualunque momento e con orari flessibili. Inoltre, per quest’autunno i nostri titoli di punta saranno disponibili anche in formato elettronico, perché l’e-book è un’occasione in più per la lettura, per la lingua e per i libri. E anche se in Italia sembra trionfare ancora la carta perché siamo nostalgici romanticoni e adoriamo il fruscio e il buon odore delle pagine, dobbiamo arrenderci al fatto evidente che l’e-book non è solo il futuro ma anche buona parte del presente, e assecondarlo. Ecco, L’Iguana è preparata. Perché in fondo tutto va bene purché si legga.

Intervista a cura di Marco Grasso