Per molti anni ho creduto che la figura di padre rappresentasse il limite tra ciò che poteva essere detto e fatto e cosa no.

Se continui lo dico a papà”.
Vedrai ora che lo scopre tuo padre!”

Quindi, se papà lo può sapere = cosa giusta, ok, siamo salvi e continuo ad uscire.
Se dirlo a papà diventa minaccia= alt, limite, vita di merda per la prossima settimana.

In realtà, più del rimprovero vero e proprio, più che la concretizzazione della minaccia ecco, mi preoccupava lo sguardo.
Che il non detto, si sa, è sempre peggio, perché in mezzo c’è quello che immagini tu.

“Il bambino non rispose.
Però mi devi parlare.
Ok.
Volevi sapere com’erano fatti i cattivi. Adesso lo sai. Potrebbe succedere di nuovo. Io ho il dovere di proteggerti. Dio mi ha assegnato questo compito. Chiunque ti tocchi, io lo ammazzo. Hai capito?
Si.
Il bambino se ne stava lì intabarrato nella coperta. Dopo un po’ alzò gli occhi. Siamo ancora noi i buoni?, disse.
Si, siamo ancora noi i buoni.
E lo saremo sempre.
Si. Lo saremo sempre.
Ok”. (Cormac McCarthy, La Strada).

Esser buoni e rispettosi.
E non dire bugie.
E saluta sempre.
Fidati, ma sii prudente.

“Non ti fidare, ragazzo mio, di quelli che promettono di farti ricco dalla mattina alla sera. Per il solito, o sono matti o imbroglioni!” (Carlo Collodi, Le avventure di Pinocchio)

E mangia. E copriti.
Io ho un papà di una volta. Che è la mia volta, la nostra volta. L’unica volta che abbiamo insomma.
Mio padre mette il dopobarba un po’ alcolico ed ha il cappotto bello per le feste.
E non so se mi ha cambiato molti pannolini alzandosi alle tre.
Ma so che molte volte si è svegliato alle tre, per correre da me, salvarmi, pensarmi o tutte queste cose mischiate.

“Quel che le madri non sospettano è che quando i padri si alzano alle tre di notte per coccolare i figli non è per fare i gentili, né per lasciarle dormire. È solo per recuperare il senso. Respirare, stringere, stare a godersi quel che c’è. Sentirsi un po’ più vicini a una cosa che in fondo non hanno mai avuto e mai avranno.
Perché quello che le donne non dicono non è niente in confronto a quel che gli uomini non sanno”. (Matteo Bussola, Notti in bianco, baci a colazione).

Che per cadere, in una vita intera, cadi eh.
E, mentre tu ancora non lo sai, né se cadrai, né come, né quando, loro, i padri, preparano le braccia.

“La scala mobile sale al terzo piano tra scale che discendono, gradini che spariscono in alto tra le luci, pavimenti che si allontanano ai due lati, la folla che circola lentamente nel brusio.
«Ti piace?» gli chiedo in un orecchio, alle spalle.
«Sì» risponde senza voltarsi.
Aggrappato con la sinistra al corrimano di gomma, si lascia cadere indietro, sentendo che ho le braccia aperte.
Sto curvo in avanti per sorreggerlo. Quando arriviamo in cima e i gradini di ferro scompaiono nella feritoia, si arrovescia con le spalle.
«Non avere paura!» gli dico, sollevandolo a fatica perché non inciampi” (Giuseppe Pontiggia, Nati due volte).

Che poi, intendiamoci, non tutti i padri poi sono uguali.
Del resto chi lo è?
Non sono uguali neppure due gocce d’acqua, loro dico, che vengono utilizzate come parametro per identificare cose e persone che si somigliano. Sono due gocce d’acqua. E che vuol dire?
Ci sono padri che non ci sono. Ci sono padri da stretta di mano, padri testa sulla spalla e anche padri da calcio in culo.
Come tipologia ecco, prendetene il senso metaforico.
Padri che non conoscono il confronto. Padri che impongono. Che ignorano.
Padri che non incontri sulla tua strada. Per un po’, per tanto o per sempre.

“Mi dispiace, Professore, tua figlia fa quello che vuole lei, non quello che dici tu. L’unica al mondo a non fare quello che dici tu” (Teresa Ciabatti, La più amata).

Ognuno è quel che è, quel che ha, quel che è stato e seminato.
Ognuno è quel che può, mi piace dire.
Fa quel che può, quel che non può non fa, diceva il maestro Manzi.
E questo, per me, vale un po’ per tutto: dalla preparazione della parmigiana di melanzane all’amore che dai.
Che, più o meno, sono la stessa cosa.
Cercarsi e trovarsi.
L’eterno binomio di cui tutti attendiamo l’incontro.

“Poi ho sentito la tua risposta- sono quiiiiii!- rimbalzare tra i sassi, arrivando da lontano.
Cercavo la tua sagoma più in basso, voltato verso il percorso già consumato, percorrendo con lo sguardo i lastroni di ardesia in mezzo ai quali l’esile traccia del sentiero si perdeva. Ti ho sentito ancora:
Sono quiiiiiii! Papàààààà!
Udire il nome del padre nella sua forma infantile fece lievitare la mia ansia fino a mutarsi in spavento. Sentirmi chiamare papà, e da lontano, e in quella esposta porzione del mondo, in quella certa dimensione del tempo dove la mia infanzia ancora galleggiava, quasi mi atterrì. Come un’accusa, un richiamo all’ordine. Io sono quello che deve. Forse non vuole, forse non può, comunque deve.

Confuso, e sentendomi ingannato dalla quota e dalla vastità, ruotavo lo sguardo ovunque, perlustrando tutti i trecentosessanta gradi dei quali ero lo sperduto centro. E finalmente ti ho visto. Eri in alto. Molto più in alto di me, quasi un chilometro avanti, appena sotto la sommità del colle. Mi avevi sorpassato e seminato senza che me ne rendessi conto, immerso com’ero nei miei complessi rendiconti con i massimi sistemi. Sentii il fiatone, all’improvviso, opprimermi, e le gambe pesanti, come se tutti i miei anni, tutti i miei passi, reclamassero udienza. Tutti insieme.(…) Sei salito in pochi passi fino al colle. Quando la tua sagoma è arrivata a stagliarsi contro il cielo, al colmo, ti sei voltato. Hai levato il berretto da rapper e l’hai sventolato verso di me. Eri troppo lontano perchè potessi vederti in faccia, ma so che sorridevi. Poi mi hai dato le spalle, ti sei calcato di nuovo il berretto in testa e in pochi passi sei scomparso dietro il ciglio grigio della montagna.

Ti ho chiamato- Aspettami!- ma non hai risposto. Non mi sentivi più.
Finalmente potevo diventare vecchio”. (Michele Serra, Gli sdraiati).

Auguri, papà.

Natalia Ceravolo

LIBRI PROTAGONISTI
Cormac McCarthy, La Strada Einaudi, pp. 218

Carlo Collodi, Le avventure di Pinocchio Rizzoli pp. 240
Matteo Bussola, Notti in bianco, baci a colazione Einaudi, pp. 184
Giuseppe Pontiggia, Nati due volte Mondadori, pp. 240

Teresa Ciabatti, La più amata Mondadori, pp. 218
Michele Serra, Gli sdraiati Feltrinelli, pp. 108

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