L’avventura di Eris inizia nel 2009 sul finire del movimento studentesco dell’Onda in campo contro la riforma Gelmini. “L’anno successivo abbiamo dato alle stampe i nostri primi libri, molto diversi da quelli che avremmo prodotto negli anni successivi, ma che già contenevano tutti gli elementi di quella che è la nostra ricerca editoriale”, precisa Gabriele Munafò una delle tre anime della casa editrice di Torino, specializzata in saggistica, narrativa e fumetti. “Il periodo che va dal 2010 al 2013 per noi è stato fondamentale: si è trattato di un vero e proprio momento di autoformazione, anche perché nessuno di noi aveva mai avuto esperienze in questo ambito. Quegli anni ci sono serviti per imparare tutto ciò che oggi sappiamo su come scegliere, produrre e commercializzare un libro”, aggiunge Gabriele. Oggi Eris è, a detta di molti, una delle realtà più interessanti del panorama editoriale nazionale. In bacheca c’è già il premio Boscarato, vinto per due volte come “Migliore Realtà Editoriale Italiana”. Eris ha pubblicato in Italia autori inediti come Jesse Jacobs e Joyce Farmer (vincitrice del premio Gran Guinigi 2017 come “Miglior Autrice Unica”) e giovani autori italiani come Adam Tempesta. Al fianco di Gabriele, grafico e ufficio stampa, lavorano Anna Matilde Sali che gestisce il lato burocratico e Sonny Partipilo che cura il commerciale. “Tutto il resto del lavoro – continua Gabriele – è diviso equamente fra noi tre, spesso fatto anche tutti insieme perché ad esempio per l’editing ci piace lavorare sempre in squadra”. Per Eris lavorano anche alcuni collaboratori esterni per le traduzioni come Francesca Bianchi, Fay R. Ledvinka e Valerio Stivè.

Perché avete scelto questo nome per la vostra casa editrice?

Nella mitologia greca Eris era la dea della discordia, colei che offrendo la famosa mela d’oro “alla più bella” fra le dee, vanitose e superbe, scatenò la Guerra di Troia. Non è l’indole guerrafondaia di questa dea la ragione per cui abbiamo scelto questo nome, semmai abbiamo ripreso questo concetto di “discordia” perché rappresenta alla perfezione ciò che per noi è alla base di tutte le narrazioni: un’idea di incontro-scontro che si fa carico della cultura e della voglia di costruire usando le differenze reciproche come fondamenta.
E poi insomma, si dice che fosse piccolina e che più la si combatteva più lei cresceva, fino a diventare così grande da toccare il cielo con la testa, la metafora calzava a pennello.

Che genere di libri pubblicate? Come selezionate i vostri autori?

Scegliamo spesso di pubblicare opere e autori inediti in Italia, che si sposino con la nostra linea editoriale e la nostra esigenza di raccontare e valorizzare ciò che di solito viene banalizzato e standardizzato. Cerchiamo di essere ricettivi in ogni modo possibile: leggiamo le proposte che ci vengono inviate ma ci piace anche scoprire nuovi autori attraverso la rete, nel mondo delle autoproduzioni e nelle fiere di settore che seguiamo in giro per l’Italia.

C’è una linea rossa che vi guida nelle scelte?

Ci siamo sempre posti come obbiettivo quello di valorizzare qui da noi tutti quei percorsi che hanno rivoluzionato la scena del fumetto nei paesi d’origine, narrazioni graffianti in grado di mettere in discussione il lettore e la sua percezione del mondo. Nel pubblicare opere di questo tipo abbiamo notato con gioia che sia autori che lettori nostrani sono estremamente aperti a questi tipi di percorsi e che probabilmente non aspettavano altro che la possibilità di sperimentarli.

Ha ancora senso investire nell’editoria nonostante i dati di settore raccontano di una crescente vocazione alla scrittura ma di un progressivo e inesorabile calo del numero di lettori?

Fare soldi nel campo dell’editoria non è mai stato il nostro obbiettivo. Lavorare in questo settore significa prima di tutto fare cultura e il modo in cui lo facciamo noi ci porta a pensare che l’editore sia una figura che si trova a metà fra quella dell’artigiano e quella dell’imprenditore. È una visione del tutto distorta pensare all’editoria come a un’industria e paragonarla ad altri sistemi di mercato che hanno profitti tanto differenti dai nostri.

Il profitto dovrebbe restare un obiettivo.

Le statistiche vanno lette con precisione: non è il numero dei lettori a essere davvero calato, ma è aumentato in modo esponenziale proprio il numero dei libri prodotti ogni anno: crediamo che sia questo il vero problema e il punto su cui concentrarsi per capire in profondità le criticità di oggi del mercato editoriale.

L’editoria a pagamento può essere una risposta?

Si tratta sicuramente di un approccio editoriale diverso dal nostro, ma che è normale esista all’interno di un panorama così vasto come il mondo delle pubblicazioni librarie. Dal canto nostro crediamo che il lavoro di un autore debba essere non solo spinto e supportato dalla sua casa editrice ma anche seguito. Noi di Eris pensiamo sia necessario partecipare alla nascita di un’opera e quando il rapporto con l’autore ce lo permette ci piace seguire passo dopo passo il suo lavoro, dallo storyboard fino alle chine, dalla prima stesura di un romanzo all’ultimo giro di bozze.

Per promuovere un libro basta occupare massicciamente i social?

Utilizziamo social network come Facebook e Instagram, ma portiamo avanti anche un lavoro di valorizzazione sul territorio che prevede mostre, eventi e  incontri con gli autori, nella speranza che possa essere utile non solo per le nostre pubblicazioni ma per tutto il mercato del fumetto. Coltivare il rapporto con i nostri lettori per noi è importante; vorremmo che ci fosse fiducia in ciò che facciamo e quello che vorremmo è guadagnare quella fiducia dimostrando anno dopo anno, libro dopo libro, una cura editoriale sempre maggiore e una ricerca di titoli e autori stranieri e italiani sempre più innovativi.

Carta e digitale: convivenza possibile o credi che la carta sia destinata a scomparire o a diventare sempre più di nicchia?

Non abbiamo mai dato credito alle previsioni apocalittiche che sono seguite all’avvento dell’ebook e, nonostante negli anni successivi alla sua apparizione si sia millantata la completa sparizione della forma-libro, possiamo dire che il mercato ha dimostrato il contrario. Il punto centrale del discorso però non è il fatto che questo calo di popolarità che il formato digitale sta subendo andrà a favore del cartaceo, semmai bisogna capire che la lettura come forma di intrattenimento è destinata a lasciare sempre più spazio ad altri media. La lettura non è mai stata un fenomeno di massa ma noi non vediamo grosse differenze fra ieri e oggi.

Intervista a cura di Marco Grasso