Casa editrice Pop, la parolina magica di CasaSirio è Pop. “Un libro Pop è un testo fighissimo, fruibile sia per il lettore fortissimo che per quello meno forte e curato al suo massimo in ogni parte”, spiega Martino Ferrario, direttore editoriale di una giovane  casa editrice nata nell’aprile del 2014 dall’idea di un gruppo di amici di stanza a Torino che, poco prima di lasciare la città, hanno scelto di condividere un progetto ambizioso: lavorare per costruire la casa editrice dei propri sogni.

CasaSirio, casa editrice popCasaSirio lavora per una narrativa che raggiunga il più alto numero di lettori senza rinunciare alla qualità dell’alta letteratura. Scrittura fruibile e appassionata, curata e trasversale, vera e flessibile. Pop, insomma. “Ufficialmente a CasaSirio siamo in sei. Con me ci sono Nicoletta, Jessica e Carolina che si occupano della redazione e Chiara e Flavia che hanno in mano tutta la nostra parte grafica”, racconta Martino. In realtà i ruoli sono meno definiti di così. “Io, per esempio, sono un fenomeno a fare le buste per le spedizioni, una sorta di Ronaldinho del magazzino”, scherza (ma non troppo) Martino. “Siamo aiutati anche da altre persone come Fernando, Ivana, Paolo e Christian che non hanno ancora un ruolo ufficiale ma che ci permettono di essere sul pezzo”.

Perché una casa editrice? Qual è il vostro punto di forza e l’elemento che vi distingue in un settore da tempo in difficoltà?

Quando siamo nati volevamo portare avanti l’idea che si possa fare letteratura di livello parlando a tutti i lettori possibili; che un libro di grande qualità possa essere accessibile anche al grande pubblico. Abbiamo avuto la fortuna di trovare tante altre persone che la pensavano come noi e oggi, tre anni dopo, continuiamo a crederci.

Perché ha ancora senso investire nell’editoria quando, ormai da anni, i dati di settore raccontano di una crescente vocazione alla scrittura ma di un progressivo e inesorabile calo del numero di lettori?

Secondo me i lettori sono calati per il motivo più semplice di tutti: sono morti. Se contiamo il 7% di lettori persi negli ultimi 5 anni, scommetto che almeno il 6,5% non è più fisicamente in grado di sfogliare un libro. Prendiamo l’esempio di una squadra di calcio: prima o poi i fenomeni che ti fanno vincere coppe e campionati vanno in pensione, e se tu non sei in grado di crescerti un vivaio forte rischi di non vincere più nulla. Certo, puoi sempre essere comprato da un emiro che mette le pezze alle tue cazzate, ma non mi sembra sia il caso dell’Italia di oggi. Però a scuola dedichiamo una settimana di eventi e poi non ce la caghiamo più, facciamo consigliare sempre i soliti libri a dei ragazzi che useranno le copertine per farci dei filtri (io lo facevo io quindici anni fa, loro avranno sublimato il meccanismo) e non investiamo nulla nel crearci nuovi lettori. Ecco, noi proviamo a inserirci proprio in questo segmento. Leggere non è una rottura di coglioni, i libri non devono essere oggetti che allontanano e intimoriscono e il fatto che tu legga un libro non ti rende più (o meno) furbo di qualcun altro. Non appena ne diventeremo consapevoli le cose cambieranno anche rispetto ai numeri. Quindi sì, secondo noi ha senso investire, anche perché trovare un lavoro più bello è impossibile.

Che storie pubblicate e come selezionate i vostri autori?

Pubblichiamo storie che hanno un plot solido – che siano storie insomma – e che hanno diversi livelli di lettura. I nostri autori li abbiamo trovati in tutti i modi possibili, dalla cartella “manoscritti” (tutti i giorni ci arrivano 2|3 testi via mail) alle proposte degli agenti, dal giocarci a pallone assieme ad averli conosciuti bevendo un caffè in una libreria bar particolarmente bella di Garbatella.

E il progetto “eBook in libreria”? Come nasce questa idea sostenuta da Nastro Azzurro?

Diciamo che abbiamo trovato un modo di portare gli eBook a tutte quelle persone (quasi l’80% delle migliaia di lettori che abbiamo intervistato) che non escludono la possibilità di leggere in digitale e che, fino a oggi, non avevano le armi per farlo. Un libro, un’agenda, un ebook: va bene tutto. Noi vogliamo portare gli ebook là dove da soli non arriverebbero. Puntiamo a far comprare gli ebook direttamente in libreria o a farli regalare attraverso l’oggetto che li contiene.

Con il progetto “eBook in libreria” volete dimostrare che carta ed e-book possono convivere o, in prospettiva, c’è comunque spazio solo per la scrittura (e la lettura) con supporti digitali?

Io faccio l’editore perché amo i libri, ma sfrutto tantissimo anche l’eReader, e sono convinto che le due cose possano andare assieme.

Vendere libri è sempre più complicato, e non solo per un problema di prezzo. Le librerie sono piene di libri che nessuno comprerà, magari anche perché se ne ignora l’esistenza. CasaSirio come promuove la sua attività e i libri dei suoi autori?

Abbiamo un distributore e un promoter classico, qualcuno che chiama e scrive a tutte le librerie indipendenti per presentare i libri e utilizziamo i social. Poi organizziamo feste in cui piazziamo editori dietro ai banconi dei bar, ci giriamo in macchina l’Italia battendo anche 10 città e 400 chilometri in un giorno. Facciamo presentazioni (grazie anche ai nostri autori, che sono dei supereroi), proviamo a inventarci cose che prima non c’erano, picchiamo la testa contro ogni barriera fino a buttarla giù. Le proviamo tutte insomma, e più sono al limite più ci piacciono.

Non sarebbe più semplice ricorrere all’editoria a pagamento?

Noi facciamo altro e crediamo in altro. Se uno vuole stamparsi un libro e poi regalarlo agli amici, non vedo nessun problema. Quando una cosa si chiama vanity press basta il nome a definirla.

Intervista a cura di Marco Grasso