In quel preciso momento sentii d’amare il Sud perché ti lascia campare senza chiederti nulla, come una melanzana viola nei campi rossi di tramonto”.

È sempre sera tardi o mattina mattina presto, quando scrivo e leggo.

E questo libro è un po’ come quelle preghiere che ti insegnano quando sei piccola, e che dici la sera tardi e la mattina presto, appunto.

Sonia Serazzi è tornata, pubblicando per Rubbettino editore parole che ti restano in testa e non ti lasciano in pace.

Rosa Sirace, dopo aver conseguito la laurea, decide di tornare a vivere nel suo paese d’origine.
Il viaggio in treno che la riporta a casa costeggia acqua, alture e radici.
Pezzi di puzzle di cui Rosa è composta, impastata.
Antonia Cristallo, Guido Sirace, Nicca Fiori: la famiglia.
Barby, Pol, Lux e la Milanese: gli amici, un po’ famiglia pure loro.

E le amiche di Antonia Cristallo, come la Palombella, che di tanto in tanto, si affacciano nel suo mondo, per un caffè, due parole, e la tinta per capelli.

Ci sono i suoi viaggi in autobus, ricchi di incontri e di pensieri appiccicati al finestrino, con uno sguardo fuori ed uno dentro:

Vorrei dirlo al professore di chimica che anch’io sono senza l’ amore, e che per me l’amore è abitare negli occhi di qualcuno e capire che puoi farci il nido per sempre, e che nessuno mai ti distruggerà il rifugio, e che non ti ridurrai a sbattere le ali disperata sotto la grandine, mentre un’altra passerotta ti scaccia dal tiepido che tu hai costruito strappandoti le piume soffici da dentro, e ficcandole dentro un incrocio di legnetti e fili d’erba piegati col becco”.

Nelle sue vene c’è il Golfo di Napoli e c’è la Calabria. La bellezza di tenere un bicchiere in mano al Sottovento guardando il mare.

C’è tanta gente e tanta solitudine, insieme.

Ma non una roba triste: è la solitudine di chi sola sa starci perché ha delle cose da dire.

E prima di dire, pensa.

E si sa, i pensieri hanno bisogno di tempo ed ossigeno.

Io non so dirvi se queste pagine, con appese le sacre scritture come un quadro che ti balza agli occhi in una bella stanza, in quest’alba qui, me le sento più addosso perché conosco Sonia, conosco i luoghi, conosco le vocali che stringi e le zeta che ammorbidisci.

Non so dirvi il perché, insomma.

O forse si: è un libro che non ti frega, che non ti prende per il culo, che ti dice quello che c’è, esattamente com’è.

Nella notte fantasticai che sarei rimasta per sempre ad abitare nel mio vicoletto con sopra le stelle, e decisi che il mondo non lo volevo, tanto alla fine gli uomini te lo piazzano sempre in cucina o in camera da letto, come un televisore in regalo”.

Bentornata, Sonia.

Natalia Ceravolo

 

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