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Anno 0 | Numero 3 | Novembre 1996

Signor Malaussène è il titolo dell’ultimo avvincente episodio della tetralogia scritta da Daniel Pennac, pubblicata in Italia da Feltrinelli.

Per leggerlo, scegliete una giornata piovosa e mettetevi in una stanza comoda, calda, con grandi tappeti per rotolarvi o muovervi come più credete e di provviste per nutrire la lunga lettura: le avventure, i misteri, i colpi di scena, con successivi cambi di fronte non vi concederanno interruzioni fino all’ultima riga.

Non è possibile parlare dell’intreccio di questo romanzo senza assumere l’aspetto antipatico di chi racconta le barzellette dalla fine o svela il colpevole dei romanzi gialli: posso solo descrivere il fascino dei personaggi, positivi e tenaci.

Julie prima di tutti.

Dostoevskij si chiedeva attraverso Ivan nei Fratelli Karamazov: “Se esiste Dio, perché esiste il male?”; Pennac più semplicemente, si chiede attraverso Malaussène perché continuare a mandare avanti la catena: perché, se esiste il male, dare “il via libera al piccolo spermatozoo con il suo carico genetico?”. Julie è la risposta! Carnale, portatrice di piacere, il sesso è per lei la strada che conduce all’amore: Julie è la donna di oggi, alla ricerca di un uomo capace di agire e di piangere, di darle piacere e di amarla lasciandole la libertà di scegliere e di posarsi là dove la propria curiosità intellettuale la conduce. Julie è anche l’impegno, la resistenza. Giornalista di guerra, pronta a recarsi nei luoghi in cui la vita scorre e il male si manifesta nelle sue sembianze più evidenti: assassini, genocidi, soprusi; riporta nella vita di Malaussène la sua esperienza di lotta. Malaussène al suo confronto sembra fin troppo passivo e fragile. Julie si concede però momenti di debolezza da donna reale e non di carta. “Ho singhiozzato tra le braccia di Julie, e Julie ha fatto lo stesso, ci siamo svuotati fino a quella specie di deliquio chiamato sonno, quella tregua dalla quale ci si sveglia con un bambino perso, un amico in meno, una guerra in più e tutta la strada che resta da fare malgrado tutto, poiché pare che anche noi siamo ragioni di vivere, che non bisogna sommare morte a morte, che il suicidio è fatale al cuore di chi resta, che bisogna tener duro, tener duro comunque, con le unghie e con i denti.”

Malaussène è pessimista e rinunciatario, lavora come capro espiatorio presso una casa editrice: si sorbisce gli strepiti, le minacce, i pianti degli autori rifiutati. Ma come per tutti i rinunciatari è la vita che provvede a rimetterlo in gioco al di là della sua volontà e delle sue aspettative. Resta coinvolto in una lunga serie di omicidi e finisce per esserne accusato. Tutto lavora per farlo incolpare e lui agisce come se fosse naturale che infine qualcuno debba pagare: il più inviso alla società, il più emarginato, colui che accetta le regole, sta al gioco, ma non si integra, finge soltanto di farlo senza schierarsi. Non crediamolo solo: con lui ci sono tutti coloro che hanno cercato di vivere senza dar fastidio, senza farsi notare troppo, accettando piccoli soprusi per assicurarsi la tranquillità ed evitare brutte avventure.

Alla fine Malaussène si rende conto di quanto sia importante continuare la catena e resistere.

Costringere Pennac in poche righe lo impoverisce: la sintesi fa perdere il colore che i racconti acquistano da luoghi e personaggi. Belleville è il quartiere di Parigi in cui le azioni prendono vita e il luogo in cui i sogni realizzati si possono difendere. Verdun, Ben Tayeb, il Piccolo, Julius il Cane, Six la Neve, la figlia di Thian, É un Angelo … Anche i nomi dei personaggi colorano il mondo di Pennac: sono la seconda pelle e realizzano una società ricca e variopinta in rottura con l’ordine richiesto a gran voce dalla nuova destra francese (ed europea).

Io ho cercato tutto questo nella storia di Malaussène; altri noteranno che è un libro commerciale – fatto per vendere e divertire – e terranno forse il ricordo di una giornata piovosa resa brillante da un bel libro.

Angelo Sgobbo

 

“Un errore giudiziario è sempre un capolavoro di coerenza.”

 

paradisodegliorchi fatacarabina prosivendola signormalaussene

Ciclo Malaussène

Il paradiso degli orchi (Au bonheur des ogres), Feltrinelli 2013, trad. Mélaouah
La fata carabina (La fée carabine), Feltrinelli 2013, trad. Y. Mélaouah
La prosivendola (La petite marchande de prose), Feltrinelli 2014, trad. Y. Mélaouah
Signor Malaussène (Monsieur Malaussène), Feltrinelli 2014, trad. Y. Mélaouah
Signor Malaussène a teatro (Monsieur Malaussène au théâtre); raccolto in Ultime notizie dalla famiglia, Feltrinelli 2015, trad. Y. Mélaouah
Cristiani e Mori (Des chrétiens et des Maures scritto per Le Monde); raccolto in Ultime notizie dalla famiglia, Feltrinelli 2015, trad. Y. Mélaouah
La passione secondo Thérèse (Aux fruits de la passion, 1998, scritto originariamente per Le Nouvel Observateur e poi rielaborato e arricchito per la pubblicazione in libro), Feltrinelli 2014, trad. Y. Mélaouah

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