La storia di Robin Edizioni inizia 30 anni fa. Prima come Biblioteca del Vascello, collana attenta in particolare alle letterature poco note o a testi sconosciuti di autori famosi, poi con l’apertura alla narrativa italiana contemporanea. “Il 2015 è stato l’anno di una svolta importante, con lo spostamento della nostra sede direzionale e di parte della redazione da Roma a Torino e l’apertura nel capoluogo subalpino del nostro salotto letterario: uno spazio aperto dedicato interamente ai nostri libri, ai nostri autori e ai nostri lettori. Un modo nuovo, più accogliente e aperto, di concepire la nostra mission di editori”, raccontano Carola Messina e Maurizio Gelatti che compongono il Cda insieme al fondatore e ora amministratore delegato Claudio Maria Messina.
Oggi la storica collana Biblioteca del Vascello continua nella sua vocazione iniziale dando voce alle letterature meno note e alle opere dimenticate o mai arrivate nel nostro Paese. Meritano una menzione anche Robin&sons, collana di cultura varia, che suggerisce testi letterari e di saggistica. A dieci anni dalla sua nascita ancora unica è la collana I Luoghi del Delitto dedicata alle indagini e ai luoghi che le ospitano, e l’intera saga del Mago di Oz pubblicata in una collana illustrata dedicata. Sono in cantiere due nuove collane di cui una prossima al lancio dedicata ai temi LGBT.

Trent’anni di storia iniziata nel segno di una scelta mirata, quasi di nicchia. Un marchio di identità che avete sempre custodito. Come si coniuga la lettura che voi amate di più con un mercato sempre più frenetico?

La nostra è la solidità della tradizione coniugata all’innovazione. La nostra società è nata con l’obiettivo di dedicarsi eminentemente  alla bibliofollia, alla scoperta e alla riscoperta. Oggi è una casa editrice che fa soprattutto ricerca e pubblica quasi 100 novità l’anno; che ha lanciato collane di successo anche imitate da altre case editrici; che ha lanciato autori ora molto noti come Chiara Valerio o selezionati per il Premio Strega come Davide Grittani; che ha stampato e diffuso perle rare (ne siamo davvero convinti) per il panorama dell’editoria italiana di qualità come l’intera saga del Mago di Oz mai pubblicata integralmente nel nostro Paese.

Ha ancora senso investire nell’editoria? E, soprattutto, come si fa a sopravvivere?

Come si può anche intuire dalla mission pubblicare libri è una passione, anzi, quasi una malattia. Si legge sempre meno ma si è sempre più attenti alla qualità e, per questo, i nostri libri non solo possono contare su una fascia di pubblico fedele ma anche su nuovi segmenti di lettori che ogni anno ci premiano confermandoci che stiamo percorrendo la strada giusta. A tutto questo si accompagna l’idea che mollare ora sarebbe una sconfitta, per noi, per la nostra storia ma anche per quell’idea di Paese che vogliamo, nel nostro piccolo, cercare di mantenere viva e che ha molto a che fare con la cultura, il pensiero e la diffusione delle idee.

Tutto vero, ma poi bisogna vendere i libri. E l’impresa sembra sempre più difficile.

Sicuramente è un annoso problema è non esiste una soluzione unica. Noi percorriamo varie strade parallele. Ci avvaliamo del più importante distributore nazionale perché i nostri libri possano raggiungere celermente tutte le librerie dove vengono richiesti. Puntiamo molto sulla vendita on-line: molti dei nostri lettori acquistano i nostri volumi solo su internet. Lavoriamo molto attraverso i canali social, e con una azione stampa molto mirata su alcuni dei nostri titoli di punto;  riusciamo a essere presenti su tutto il territorio grazie alle numerose presentazioni che organizziamo e ai premi a cui partecipano i nostri autori. Infine siamo presenti alle principali fiere del libro: Torino e Roma e vendiamo direttamente i nostri libri nel nostro salotto letterario dove si può trovare il nostro intero catalogo. Inutile dire però che il principale veicolo di diffusione però resta il passaparola dei nostri lettori e, bisogna dirlo, dei nostri autori.

Come scegliete e selezionate i vostri autori?

Abbiamo un comitato di lettura altamente specializzato e una rete di consulenti che ci segnalano inediti e testi stranieri. Dei preziosissimi segugi: quasi degli investigatori del libro.

Sul vostro sito parlate di “bibliofollia”, descritta come la passione di possedere, di sognare di possedere o di discettare di possedere qualunque cosa inerisca il libro, dall’oggetto in sé all’anima del suo autore. Credete sia un’ambizione conciliabile con il digitale e la sempre maggiore diffusione degli e-book?

Crediamo fermamente di sì. Fra i nostri lettori più affezionati ci sono molti noti bibliofili che oggi acquistano spesso anche la versione digitale dei nostri libri per facilità di utilizzo e consultazione. Certo, non rinunceremo mai alla carta stampata che per noi rimane la passione, il “primo amore” e nello stesso tempo il nostro core business: ciò che consente e “regala” la carta, l’e-book non sarà mai in grado di darlo. E viceversa la comodità di fruizione, “stoccaggio” e consultazione e costo dell’e-book in molte situazioni lo renderanno sempre più irrinunciabile.

Cosa pensate dell’editoria a pagamento? Con il tempo può diventare un “male necessario”?

È innegabile che quasi tutti i cataloghi d’arte più belli del nostro panorama editoriale godano da sempre di cospicui finanziamenti per la loro pubblicazione. Possiamo considerarla editoria a pagamento? In ogni caso crediamo che non si possa parlare di “bene” o di “male” laddove ci sia davvero un progetto culturale e non si speculi sulle ambizioni delle persone. D’altronde ci sembra che, rispetto a qualche anno fa, il fenomeno puramente “speculativo” dell’editoria a pagamento stia scomparendo.

Intervista a cura di Marco Grasso

L’articolo precedente di Marco Grasso:
#ED7 Edizioni del Gattaccio