Nel 1982 mio padre Tommaso, spinto dalla passione per i libri e per la storia della sua città, Cava de’ Tirreni, fondò la Avagliano editore, con cui pubblicò libri di saggistica storica e letteraria, soprattutto di ambito meridionale”. Inizia 36 anni fa la storia della casa editrice salernitana.

All’inizio degli anni ’90, fresco di laurea, Sante Avagliano inizia a collaborare, sviluppando la rete di promozione e distribuzione nazionale in libreria fino a stringere rapporti con le più importanti società del settore, la Pde per la promozione e la Messaggerie Libri per la distribuzione. “Nel 1994 – racconta – varammo le prime collane di narrativa moderna e contemporanea, con autori come Bufalino, Prisco, La Capria, Compagnone, Ghirelli, Marotta, Patti, Serao, Fruttero & Lucentini, Veraldi, De Roberto, Afeltra, Russo, Parise, che collocarono la casa editrice sul piano nazionale, attirando l’attenzione dei principali mass media”. Il grande successo arrivò nel 1996 con la pubblicazione di romanzi storici come Il resto di niente di Enzo Striano e Francesca e Nunziata di Maria Orsini Natale che scalarono le classifiche nazionali di vendita e vennero tradotti in numerosi paesi europei. Vinsero inoltre premi letterari e furono trasposti anche in film con attori del calibro di Sofia Loren e Giancarlo Giannini.

Il presente, però, si chiama Marlin editore. “Nel 2005, ceduta la Avagliano editore, decidemmo di dar vita ad una nuova sigla editoriale indipendente, la Marlin editore, che fa riferimento al mitico pescespada che Hemingway amava pescare al largo di Cuba e di cui racconta nel romanzo Il vecchio e il mare“. Oggi Sante Avagliano è amministratore unico e direttore commerciale e marketing della casa editrice, portata avanti da uno staff composto da quattro persone e da alcuni collaboratori esterni (editor, traduttori e comunicatori freelance). Alle nuove collane sono stati attribuiti nomi derivanti dal territorio e le tradizioni, come “I lapilli” (narrativa di autori classici), “Il portico” (narrativa di autori contemporanei), “La camera del fuoco” (biografie di personaggi noti e memorialistica di attualità), “Il tuffatore” (saggistica storico-letteraria di stampo scientifico e universitario), “Filo spinato” (memorie, diari e lettere di guerra, prigionia e deportazione), “Le guide Marlin” (guide enogastronomiche e turistiche) e “Quaderni metelliani” (storia e personaggi di Cava de’ Tirreni).

Con la nuova casa editrice avete fatto una scelta più mirata, se vogliamo selezionata. C’è un filo rosso che lega le due imprese?

Il lavoro iniziato nei primi anni ’80 è proseguito con la Marlin, confortato dal rigore qualitativo delle scelte, dalla raffinatezza della grafica e dall’adesione al nuovo progetto editoriale di importanti nomi della letteratura e della saggistica come Maraini, Schiraldi, Serio, Lucentini, Franceschini, Lambiase, Chamoun, Halligan, Schifano, Tognazzi, Mazzucato, Weller, Mozzillo, Esposito, Knopf. La passione per la storia e l’interesse a preservare la memoria di avvenimenti e personaggi che hanno lasciato il segno, ci hanno spinto a concentrare la nostra attenzione su due filoni principali: la narrativa, la memorialistica e saggistica storica e di attualità. Abbandonata la strada generalista seguita in passato, abbiamo deciso di intraprendere un nuovo e stimolante percorso, con la convinzione di rivolgerci in particolare ad un pubblico che ama leggere belle storie ma è anche interessato a conoscere il contesto storico-sociale in cui si sono svolte tante vicende del passato.

Come è cambiato in 36 anni di attività il vostro lavoro e qual è l’elemento che vi distingue in un settore da tempo in difficoltà?

Il nostro lavoro è cambiato soprattutto nella selezione delle opere: abbiamo deciso di puntare sulle nuove generazioni di scrittori e saggisti, collaborando fianco a fianco con loro e guidandoli nell’elaborazione dei testi e nella scelta degli argomenti. Tutti i libri nascono dal confronto tra visioni diverse che finiscono per convergere in una sintesi ideale. Altri cambiamenti ci sono stati nella comunicazione e nel marketing con l’avvento dei social network: attualmente due società diverse curano per noi questi settori con grande professionalità ed impegno.

Perché ha ancora senso investire nell’editoria quando, ormai da anni, i dati di settore raccontano di una crescente vocazione alla scrittura ma di un progressivo e inesorabile calo del numero di lettori?

È la passione per un lavoro creativo e bellissimo come quello dell’editore che ci spinge ad andare avanti, anche se le difficoltà sono sempre maggiori e il mercato sempre più magro. Inoltre, abbiamo la presunzione di rappresentare una voce autonoma nel panorama editoriale italiano. Nonostante il grande fermento degli ultimi anni, rappresentato dalla nascita, crescita e imposizione sul mercato nazionale di numerose case editrici del centro-sud, il pericolo costante è rappresentato dall’inglobamento di queste sigle indipendenti nei grandi gruppi editoriali, con il rischio delle eccessive concentrazioni e omologazioni produttive e culturali. In questo contesto la sopravvivenza delle piccole e medie aziende è costantemente in pericolo.

Storicamente avete sempre avuto un filo diretto con il territorio in cui operate. Chi sono i vostri principali interlocutori?

Amiamo la nostra terra ed è per difenderla e tutelarne il patrimonio storico e architettonico che la casa editrice nacque 36 anni fa a Cava de’ Tirreni. Per questo abbiamo sempre cercato di curare i rapporti con le istituzioni e le università più attente e sensibili al lavoro di ricerca e di analisi portato avanti da tantissimi studiosi meridionali. In collaborazione con le facoltà di Lettere e Filosofia e di Scienze della Comunicazione dell’Università di Salerno, in particolare, qualche anno fa demmo vita al primo Master universitario in editoria libraria e digitale, il MUELD, di cui ero docente e coordinatore generale.

Tommaso e Sante Avagliano

Tommaso e Sante Avagliano

Cosa pensa dell’editoria a pagamento? Con il tempo può diventare un “male necessario”?

Abbiamo pubblicato pochi libri sostenuti da un contributo dell’autore, rischiando quasi sempre in prima persona. Per lo più chiediamo all’autore di collaborare con noi nella fase promozionale: non è concepibile che una volta distribuito in libreria, lo scrittore non si curi più della sua creatura. Se non viene presentato in giro per l’Italia, non si partecipa alle fiere e non si è disponibili alle interviste e al confronto con i giornalisti e alla critica in generale, il libro è destinato a morire in pochi mesi, sommerso dalle successive novità. Non dimentichiamo che in Italia si pubblicano oltre 60.000 volumi ogni anno, cioè circa 165 nuovi titoli al giorno che spingono per entrare in libreria e per essere visibili.

Tra carta e digitale crede che alla fine ne resterà in piedi solo uno o pensa che la convivenza sia possibile?

Credo che la convivenza sia assolutamente possibile. Da anni si sostiene che il libro digitale farà scomparire quello cartaceo. Finora non è accaduto, perché possedere l’oggetto libro e sfogliarlo e sentire l’odore della carta e dell’inchiostro sono piacere irrinunciabili, almeno per gli appassionati della lettura.

Come scegliete e selezionate i vostri autori?

Attraverso la collaborazione con agenzie letterarie e consulenti editoriali. Molto spesso, però, sono loro che ci cercano, senza alcuna intermediazione.

Vendere libri è sempre più complicato, e non solo per un problema di prezzo. Le libreria sono piene di libri che nessuno comprerà, magari anche perché se ne ignora l’esistenza. Marlin editore come promuove la sua attività e i libri dei suoi autori?

Il prezzo medio dei nostri libri è inferiore ai 15 euro: abbiamo sempre perseguito una politica di prezzi accessibili a tutte le fasce di lettori. Con il nostro marchio precedente abbiamo toccato punte di 30/35 titoli in un anno: più recentemente abbiamo stabilito di non superare i 10/12 titoli, operando una selezione ancora più rigida. I motivi di questa scelta sono molteplici. L’iperproduzione di cui parlavamo prima ha disorientato sia gli addetti ai lavori (librai, distributori, promotori, critici letterari, responsabili degli uffici stampa) che i lettori. I libri restano troppo poco sui banchi di vendita – spesso nemmeno tre mesi – e nessuno ha il tempo di promuoverli, sfogliarli, comprenderli, leggerli, a volte toccarli semplicemente, con la triste conseguenza di finire negli scatoloni delle rese e poi al macero o nei casi migliori presso i remainders. Il nostro, ovviamente, è un gesto simbolico, tendente a stimolare la sensibilità dei grandi gruppi editoriali che con le loro decisioni dominano il mercato italiano e fanno il bello e il cattivo tempo in libreria. Solo una riduzione del 15% almeno della loro produzione potrebbe infatti modificare questo scenario disastroso. Per promuovere i nostri libri, ogni anno organizziamo decine di presentazioni in giro per l’Italia, seminando a poco a poco la conoscenza del nostro catalogo, e partecipiamo alle principali fiere del settore.

Quali sono i titoli del momento e le prossime novità in uscita prima dell’estate?

In questi ultimi mesi abbiamo pubblicato romanzi storici come quelli di Giovanna Mozzillo Ritorno in Egitto e di Silvia Lorusso Del Linz Il segreto di Mirta, ma anche gialli come La sottomissione di Enrico Bruschi e testi autobiografici come Diario di un bastardo su Tinder di Ciro Zecca. Prima dell’estate saremo in libreria con un altro giallo, Il Sorriso del Vulcano di una psicologa napoletana, Serenella Adamo, con un romanzo sul movimento studentesco del 1968, La giovinezza infinita di Vincenzo Esposito, e, infine, con Una strana tribù che raccoglie le memorie più intime e segrete della famiglia Hemingway, scritte da John Hemingway, nipote del celebre romanziere premio nobel Ernest. Questo libro, dopo essere stato pubblicato con successo negli Stati Uniti, è stato già tradotto in numerosi paesi come Spagna, Repubblica Ceca, Bulgaria, Cina e Taiwan.

Intervista a cura di Marco Grasso

L’intervista precedente di Marco Grasso:
#ED9 L’asino d’oro edizioni
Catalogo delle case editrici indipendenti