Io non mi chiamo Miriam è un libro che parla di opportunità. E di scelte. Del momento in cui, scesa dal treno, Malika, la bambina rom, diventa Miriam, la ragazza ebrea. E del gusto speciale che ha una mela quasi marcia, raccolta da terra mentre cammina in fila, in silenzio, con altre decine di uomini e donne verso l’ingresso di un campo di concentramento.

È la storia della vita di una donna vissuta da un’altra. Del coraggio di sopravvivere quando intorno tutto muore: l’umanità, un padre, la dignità, l’amatissimo fratello Didi, la coscienza, l’amica Else, che le ha offerto un posto nel suo letto e le ha insegnato lo svedese.

Della forza di non ricordare che è esistito “un prima”, felice. Della gratitudine di poter vivere un “dopo”, anche se in un paese straniero, dove è arrivata salendo su un treno che ancora il caso le ha assegnato.

Il libro si apre su Miriam un’anziana signora svedese, è vedova, ha un figlio e una nipote. Ha vissuto una lunga vita. Non ha mai detto a nessuno la verità.

Così, il giorno del suo 85esimo compleanno, svelando il suo segreto, ci trascinata nell’abisso terrificante del suo passato nei lager, nella descrizione minuziosa del trascorrere delle giornate, nella brutalità con cui venivano trattate le prigioniere; gli esperimenti di Mengele sui bambini, il pane e segatura come unico pasto, le camere a gas.

E poi ci mostra il dopo: la libertà che pesa; la paura che non va mai via, anche in un paese sicuro che non ha visto gli orrori della guerra; il non sentirsi mai a casa, anche tra le braccia di un marito amato; l’angoscia costante di essere scoperta una bugiarda che ha tradito il suo popolo, i ROM.

La storia di Miriam si intreccia con la Storia.

Pervade il libro la sensazione struggente di lotta per la sopravvivenza a tutti i costi, una lotta con le unghie e con i denti. Lascia sgomenti l’idea che una volta ottenuta la libertà Miriam si senta perduta ed estranea. Sente che ha perso la sua identità. Sa che è il prezzo che ha pagato per avere in cambio una vita da vivere. Stride il contrasto tra la vita vissuta da Miriam e quelle dei suoi cari, il figlio, la nipote, le nostre vite vissute pacificamente al sicuro, così lontane dalla sua disumana esperienza.

Teresa Zitarosa