Anno 1 | Numero 9 | Giugno 1998

Una scultrice e le sue opere, una figlia e sua madre: fu proprio ad una mostra che le fecero notare che nonostante il vuoto non si veda, sotto la pelle di marmo, si avverte. Quella splendida scultura di marmo, dalla splendida pelle, dalla conturbante carica erotica, quel Corpo di mia madre. Attraverso una statua, un corpo morto e soffocante, nella sua perfezione la giovane scultrice si perde seguendo il filo dei suoi pensieri.

Il corpo, vero protagonista del romanzo, è quello della madre adagiato sul letto, in un sonno invitante, desiderato ma irraggiungibile, ed è anche quello adolescente della figlia, acerbo, inesperto e desideroso di esplorare, di diventare come quello della madre, forse di essere quello della madre. In mezzo a loro un uomo, catalizzatore delle passioni di entrambe, senza un volto, senza un nome, anch’egli un corpo. Un uomo che risveglierà le passioni di entrambe, violente e a lungo soffocate, un uomo causa del loro allontanamento e del loro ricongiungimento.

Il romanzo Pelle di marmo, diviso in cinque capitoli, è caratterizzato da una semplice cornice: la giovane scultrice rivanga in una sola notte il rapporto d’amore e odio che l’ha sempre legata a sua madre e rivive l’episodio traumatico che ha segnato la sua esistenza costringendola ad abbandonare la sua casa, dove ora sveglia la madre ha tentato il suicidio.

Il romanzo però non è costruito su quest’unico avvenimento, quanto sul rapporto tra madre e figlia basato sul linguaggio del corpo e del silenzio: comprendere i sussurri, gli odori, i gesti nel buio, gli sguardi sfuggenti ma rivelatori. Il silenzio sempre carico di tensioni, rotto solo a tratti dai bisbigli al di là del muro che divide la camera delle due donne. Il rapporto di identificazione tra madre e figlia è talmente forte da far sì che la figlia si insinui nel corpo della madre, ne veda i pensieri, ne provi le sensazioni più profonde e nascoste, è continuo scivolare l’una nell’altra.

Poi quando la separazione sembra inevitabile ecco l’esplosione. Di fronte a quella che potrebbe essere la perdita definitiva il corpo a corpo con la madre si trasforma in una reciproca ammissione di colpa, in un reciproco ritrovarsi e il lavoro artistico della figlia rappresenterà il riscatto di entrambe, nell’unione materiale e simbolica dei due corpi.

Elvira Raimondi

 

http://slavenkadrakulic.com/

 

Slavenka Drakulic
PELLE DI MARMO
Giunti 1994, pp. 166
L. 20.000

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