Cinque esordi per sbloccare l’io che scrive, anche in vacanza. Non importa dove siate, al mare o in montagna, se state esplorando una metropoli o trascorrete le ferie sul divano di casa. Questi cinque esordi vi aiuteranno, in modi diversi, a riprendere in mano la pagina e in testa la vostra storia.

☀️Come sorelle, Elisa Bellero, e/o

«Il Borgo era il mio confine. Uscire mi pareva una colpa. Come se non avessi diritto a un altrove. Non c’era stata, per me, l’ora giusta per andarmene. Quando avrei voluto non ho potuto. Dopo, era rimasto solo il mio dovere.» Ci sono storie che sono state scritte prima che qualcuno metta insieme i pezzi per raccontarle, sono storie dove i legami più intimi si fondono ai gesti quotidiani che a loro volta si intrecciano ai fatti storici che ne influenzano fino a determinarne la sorte. Come sorelle è un caso di questi, la storia intesa come vita narrata viene prima del romanzo, ed è fortissima: ha una struttura da tragedia greca, dove sembra che niente potrà mai rompere gli equilibri fino a quando gli dei, ovvero la distruzione e l’egoismo provocati dalla guerra, cambiano i destini fino a sconvolgere vite e luoghi, rendendoli irriconoscibili anche a chi ci è nato. Con una messinscena chiaroscurale che ricorda le atmosfere di Vermiglio di Maura Delpero, le due ragazze protagoniste della storia, Teresa e Ester, così diverse come due cugine che si completano e così legate come sorelle appunto, rappresentano quel legame che si rivela unico nella vita di una persona, nel momento in cui si spezza. Un esordio giusto per chi cerca una luce nel tunnel buio delle storie familiari di matrice realistica.

☀️Le ore piccole, Mathilde Henzelin, trad. Chiara Manfrinato, NN

«Un suo ex la rimproverava senza sosta di non essere ambiziosa, di non avere abbastanza fame, e infatti è stato lui a mollarla, forse proprio per questo. Eppure, Victoire non si definirebbe così. È semplicemente incapace di provare desideri. Sua madre racconta spesso che quando era bambina non sapeva mai cosa regalarle a Natale perché sembrava che non volesse niente.» Victoire ce l’ha con il mondo e il mondo ce l’ha con lei. Soffre di un eccesso di giovinezza, cioè di vitalità; dipende dalla ketamina e dall’MDMA come potrebbe dipendere dal cioccolato se questo le garantisse la dissociazione dalla realtà di cui ha bisogno per sopravvivere a sé stessa. Ambientato a Berlino e poi a Parigi (l’autrice offre un raro esempio di ricostruzione intima di luoghi comuni), il romanzo narra la vita giovane di una ragazza, e dei suoi amici, anno dopo anno, seguendo una cronologia di errori e fallimenti, orgasmi e obiettivi raggiunti, partenze e ritorni, vita e morte. Tutta la giovinezza corre sul filo di lana, lo spezza e lo ricompone. Un esordio prorompente, come tutta la collana de Le fuggitive. Promette e mantiene fino al finale. Perfetto per chi cerca una ragione emotiva e narrativa alla sragione di personagge così vicine al quotidiano da passare inosservate come persone.

☀️Storia di Anna Drei, Milena Milani, Cliquot

«Sì, è una donna che scrive. Una donna come poche, forse come nessuna.» L’esordio di Milena Milani, uscito nel 1947, oggi riscoperto e tornato alla luce che merita, l’ho letto grazie a un’imbeccata di Rosella Postorino che ne cura la postfazione con l’acume documentario e la passione lirica che contraddistingue il suo sguardo di scrittrice. «Molto prima della saga de L’amica geniale di Elena Ferrante, Milena Milani ha costruito una storia di amicizia femminile in cui l’una è per l’altra uno specchio, una sodale e una rivale al tempo stesso, il perno attorno al quale si sviluppa l’identità, l’innesco della possibilità stessa di raccontare.» Il romanzo è una storia mistica e profondamente ancorata all’idea di scrittura come malattia e guarigione insieme. Scrivere, amare e autodistruggersi sono lo stesso atto, umano e impossibile, che si intreccia, in anticipo per l’Italia, con gli albori del nichilismo avanguardista francese. Le scene ambientate a Roma, in piazza Barberini o nel centro mondano di via Veneto, richiamano, anzi profetizzano, la solitudine allegra e disperata delle protagoniste eccentriche e tenere del cinema di Agnès Varda. Questo esordio è il romanzo giusto per chi ha perso l’ispirazione e cerca di ricomporla dentro una dimensione nuova, quella dell’ascolto del sé prima che degli altri.

☀️Fluo, Isabella Santacroce, Il Saggiatore

“Il supermercato è la disco delle casalinghe.” Nella house ci sono storie-nausea per la people che vive in very hard con occhiate slime dentro il Mina-sound incollarato per colpa di voci porco-sensuali represso-normaloidi pieno di santarelline perfettamente Cielle che non hanno paura di slumare durante una idrorissa invece di masare. Se volete scoprire come si può scrivere, in un certo senso, come si deve scrivere, leggete Fluo. Connettevi con una scrittrice che pur avendo un culto gigantesco, è rimasta per sua volontà ai margini dei palcoscenici letterari, per restare al centro della propria lealtà intellettuale. Innamoratevi di Starlet come me ne sono innamorata io trent’anni fa, all’inizio della mia carriera di lettrice, e immergetevi nel suo destino libero rileggendola oggi, scoprirete che si può restare fedeli a sé stesse, ma solo pagandola cara. Capirete che quel prezzo è il motivo per cui vale la pena scrivere, conquistando la libertà come consuetudine e come arte.

☀️Brava Giulia, Anna Toscano, Nottetempo

“Da piccola Giulia era convinta che gli uomini non parlassero, che lo facessero solo le donne.” Una poeta che scrive un romanzo ricostruisce il pensiero narrativo in prima battuta con la musica, il ritmo, l’armonia delle parole, le singole sillabe che sono vento e sono riparo dentro la stessa frase. Se poi la poeta è Anna Toscano, legata alla parola “scrittrice”, “donna” come svelamento di ogni ruolo, allora l’invito è di cogliere il cuore del suo romanzo come un segreto nel quale le parole dicono solo la verità. La verità di Giulia, ragazza sola e solitaria, quindi piena di vita e di vite. Emblema delle figlie che si sentono orfane, pur non essendolo, di madri che si sentono sconfitte nel proprio ruolo. L’esordio, purtroppo l’unico romanzo che ci resterà di Toscano, è un lascito prezioso che semina misteri mai a caso. Giulia non è una ragazza a caso, fa parte della cosmogonia di supernove che riscrivono l’esistenza dal punto di vista libero della narrazione, non si affidano alla cronologia ma alla mappatura spontanea delle identità. Un libro che ci fa viaggiare nello spazio e nel tempo, un romanzo giusto per chi ama scrivere storie partendo da una voce per inseguire, in realtà, un coro.

Alessandra Minervini

Con questo numero si conclude Per una lira, la rubrica dedicata agli esordi voluta e condotta con passione da Alessandra Minervini: 75 appuntamenti che, riletti insieme, compongono anche un grande libro sulla scrittura, prezioso per chi desidera trovare la propria voce e avvicinarsi alla pagina. Potete rileggerli tutti qui

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