Claudia Girardi arriva in libreria sugli scaffali della Newton & Compton con un giallo avvincente che intreccia mistero, relazioni personali e un passato oscuro rimasto troppo a lungo sepolto. Protagonista indiscussa è la commissaria di polizia Silvia De Luca, una donna brillante e tenace, alle prese con un doppio caso: l’inspiegabile omicidio di Andrea Urselli, uomo mite e apparentemente benvoluto da tutti e quello di suo padre Natale, avvenuto vent’anni prima per mano ignota. Un delitto rimasto a lungo irrisolto che la tenacia della donna porterà ad una soluzione.

La storia si apre a Taranto, teatro perfetto di una vicenda che sa essere al tempo stesso familiare e inquietante. Un tranquillo professore di liceo, stimato e privo di nemici, viene freddato con un colpo di pistola alla nuca: un omicidio secco, chirurgico, che scuote la comunità. Il luogo dell’assassinio è in un condominio che De Luca conosce bene, perché in quel palazzo ha consumato la sua infanzia e parte della sua giovinezza.

Quando arrivò, avvertì una piccola fitta al fianco, come una ferita che si riapre, mai del tutto cicatrizzata. “I ricordi sono strani”, pensò, “riemergono all’improvviso, proprio quando credi di averli seppelliti lontano, in una scatola segreta. Poi basta rivedere il palazzo in cui sei cresciuta, con i balconi rotondi e i gerani fioriti, e ripiombi in un’epoca che non ti appartiene più. E sei ancora senza corazze, il dolore della perdita sulla pelle leggera e il vuoto intorno”.

Girardi rispetta tutti i canoni del giallo: chi indaga ha le sue pene con le quali fare i conti, i sospettati riservano le sorprese che vengono fuori al momento giusto, nel commissariato c’è spazio per vicende sentimentali che però non hanno epiloghi scontati. Costruisce così una trama che tiene il lettore in sospeso, dosando con sapienza indizi, depistaggi e rivelazioni. Attraverso gli occhi di Silvia, seguiamo un’indagine che non è solo polizia giudiziaria, ma anche psicologia di personaggi complessi, ombre che si allungano sul passato e sul presente.

Silvia De Luca è un’eroina contemporanea: forte, vulnerabile, credibile nelle sue incertezze, nelle sue vulnerabilità e imperfezioni. Il suo rapporto con il collega Giulio Gentile – un uomo affascinante e sfuggente – e poi l’affiatamento e la complicità che si creano con Carlo Contini, il pubblico Ministero incaricato di seguire il caso, aggiungono una tensione emotiva alla narrazione. La sfera sentimentale di Silvia però non sgrana mai il ritmo investigativo della vicenda.

La scrittura di Girardi è nitida, mai dispersiva: alterna momenti introspettivi a scene d’azione ben calibrate, mantenendo salda l’attenzione del lettore fino all’ultima pagina. Il lettore curioso si troverà spesso a riformulare teorie, solo per essere sorpreso da colpi di scena intelligenti e credibili.

La scelta narrativa di alternare i capitoli delle indagini sulla morte di Andrea Urselli ai flashback che, come polaroid, restituiscono immagini sfocate ma vere della vita del padre Natale prima della sua dipartita riescono a regalare un bel ritmo alla lettura che, come ogni romanzo thriller merita vafattatuttadunfiato.

“I principali indiziati avevano un alibi inattaccabile… Nessuno si riusciva a spiegare l’accaduto. Credimi, Silvia, sono quasi impazzito per quel caso ma non ho mai trovato nulla che facesse pensare a qualcosa di diverso da una rapina finita male.”

E invece.

Angela Vecchione

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