Leggendo Libri insieme. Viaggio nelle nuove comunità della conoscenza di Chiara Faggiolani ho avuto una sensazione precisa: quella di essere dentro la sua mappa, senza che ci fosse bisogno di nominarci. Non un riconoscimento diretto, ma una forma di presenza. Come se Exlibris20, i gruppi di lettura, i progetti culturali che seguo da anni fossero parte di ciò che il libro descrive con lucidità e cura: un arcipelago che esiste già, anche quando non lo si vede.

In un mondo che ha trasformato anche l’approccio alla lettura secondo le logiche del neoliberismo – efficienza, produttività, skimming, estrazione rapida delle informazioni – le comunità della conoscenza sono un gesto di resistenza. Sono una risposta consapevole, perfino militante, alla solitudine aumentata e all’erosione dello spazio sociale che Byung-Chul Han descrive così bene: siamo connessi alla perfezione, ma non siamo legati.

I gruppi di lettura, invece, legano. Sono comunità “pazienti”, dice Faggiolani: si raccontano, ascoltano, accolgono. Proprio ciò che spesso mi capita di vedere nel lavoro quotidiano con le lettrici e i lettori di Exlibris20, dove una recensione non è mai solo un testo: è una soglia, un invito alla conversazione o alla riflessione.

Una delle intuizioni più belle del libro, e forse una delle più sottovalutate, è che la lettura non trasforma solo noi: trasforma il contesto in cui avviene. Qui Chiara Faggiolani richiama il pensiero di Luigi Luca Cavalli Sforza, quando parla di evoluzione culturale come un fenomeno più rapido di quello biologico perché non passa dalla lenta selezione naturale, ma dal contagio delle idee. Le idee, come le pratiche di lettura, hanno una eredità verticale – che attraversa generazioni – e una dimensione orizzontale – che si diffonde nei gruppi sociali. È questo doppio movimento che permette alla cultura di cambiare più in fretta della genetica.

Così un gruppo di lettura, un silent reading party, una libreria che diventa casa, e una casa che diventa spazio comune, o una biblioteca che si apre al quartiere… sono tutte forme di “contagio culturale”. Piccole mutazioni che permettono alle persone di imparare di nuovo a stare nello stesso tempo, nello stesso spazio, con un ritmo comune. Una nuova “tonalità emotiva” del presente.

Faggiolani lo dice con chiarezza: le comunità della conoscenza hanno un potere trasformativo straordinario. Non riguarda solo il benessere individuale, ma la possibilità di incidere sugli equilibri sociali, di generare appartenenza, di attivare processi di emancipazione silenziosi. Ed è un potere che si fonda sul gesto minimo della lettura, che però – come mostrano anche gli studi neuroscientifici di Stanislas Dehaene – modifica fisicamente i circuiti cerebrali: un processo continuo che apre spazi nuovi, nuove capacità, nuove connessioni. La lettura fa qualcosa. Sempre. E lo fa sia dentro di noi che tra di noi.

Il libro esplora anche le forme organizzate della lettura: festival, reti, costellazioni di progetti che nascono dal basso e che spesso si evolvono in vere infrastrutture territoriali. Qui si sente forte l’urgenza di riconoscere che il mondo del libro non è un settore come gli altri: è un ecosistema complesso in cui ogni elemento – lettori, editori, biblioteche, librerie, gruppi informali – modifica l’equilibrio generale.

La domanda diventa quindi inevitabile: come dare stabilità a queste esperienze senza tradirne il senso originario? Come garantire autonomia alle comunità, evitando però la loro fragilità cronica?

Chiara Faggiolani propone una via intermedia, concreta e necessaria: la co-progettazione. Non calare dall’alto modelli rigidi, ma costruire alleanze intelligenti con istituzioni, editori, biblioteche, librerie indipendenti. Condividere rischi, non solo risultati. È ciò che molti – me compresa – sperimentano ogni giorno: la cultura funziona quando si fa insieme, senza perdere la propria voce.

Poi, lo sguardo più prezioso, quello che per me è stato un monito e una conferma. Faggiolani descrive il ciclo di vita che molte comunità attraversano: l’esplosione dell’entusiasmo, la crescita alimentata dal desiderio collettivo, un momento di massimo splendore e, infine, un possibile appiattimento, una dispersione, una stanchezza che può insinuarsi quando mancano cura, visione, risorse, competenze. E dice una cosa semplice e spietata: la curva, prima o poi, si rovescia.

Questa dinamica la conosco bene. L’ho vista accadere intorno a me e dentro di me. La prima vita di Exlibris, nata, in un piccolo paese della provincia di Avellino, nel 1996, in un’epoca in cui parlare di libri era un privilegio riservato ai critici e alle riviste autorevoli, ha seguito esattamente quel percorso. Io ne avevo fatto una rivista “dal basso”, scritta da lettori per i lettori, quando ancora questo gesto sembrava quasi sovversivo. Per alcuni lo era davvero: fui accusata di ingenuità, di superficialità, di voler scardinare un ordine che appariva immutabile. Poi arrivò la chiusura, nel 2001, perché la vita cambiava, perché le risorse non bastavano, perché internet stava trasformando tutto.

Quando nel 2016 ho ripreso il progetto, a Torino e digitale, il mondo era completamente diverso: tutti potevano parlare, tutti potevano esprimersi. Il muro che separava critici e lettori era crollato. Ma proprio questo nuovo rumore di fondo rendeva necessario qualcos’altro: profondità, direzione, cura. La capacità di distinguere la voce dal rumore.

Oggi Exlibris20 vive grazie alla passione e alla generosità di lettrici e lettori e rimarrà così finché non troverà una casa che sappia accoglierla senza addomesticarla, che le permetta di rimanere libera, creativa, non orientata al profitto. È una comunità fragile e potentissima, esattamente come quelle di cui parla Faggiolani.

Libri insieme. Viaggio nelle nuove comunità della conoscenza è un invito a prendersi cura del futuro delle comunità della conoscenza. A riconoscere che la loro esistenza è fragile, ma che il loro potere generativo è enorme. A capire che ciò che sta accadendo non è un fenomeno passeggero, ma una trasformazione culturale profonda.

Per me, questa lettura è stata una conferma e una chiamata. La certezza che i piccoli gesti quotidiani – leggere insieme, discutere un romanzo, costruire una rivista, accendere conversazioni – non sono accessori, ma atti generativi. Forme di cittadinanza culturale. Mutazioni evolutive che si propagano, direbbe ancora Cavalli Sforza, quando trovano il contesto giusto.

E allora mi chiedo: se è vero che le comunità della conoscenza stanno già ridisegnando l’ecosistema culturale del nostro presente, cosa possiamo fare perché continuino a farlo anche domani?

Forse la risposta sta nella pazienza di costruire, nel coraggio di immaginare, nella cura condivisa; nel saper rinunciare agli “egoismi” per abbracciare gli “altruismi”; nel non moltiplicare spazi vuoti, ma nel riempire di vita quelli che hanno già messo radici.

E soprattutto nel non dimenticare che – anche se non lo sapevamo – in questo viaggio c’eravamo già. Insieme.

Lea Iandiorio