Aiutami a non avere paura appartiene alla categoria rara dei libri che non si limitano a raccontare: non è soltanto un testo, ma un incontro. Anzi è molti incontri: sia con persone reali sia con molteplici e stratificate forme di espressione.
Cristiana Voglino ci apre la porta di un reparto di oncologia pediatrica, e lo fa come se lasciasse cadere un sipario. Ci accompagna dentro con passo leggero, rispettoso, a tratti ironico. Lì dove c’è il dolore più impensabile, scopriamo un’insperata forza.
L’autrice narra tutte le fasi dell’esperienza della sofferenza partendo dal punto di vista del genitore di un figlio colpito dalla malattia, e lo fa senza cedere alla gratuita esibizione del dolore.
La narrazione, che prende il via della propria vicenda personale, è fin da subito rappresentata attraverso un’autentica coralità: genitori, operatori sanitari, maestre ma soprattutto bambini e bambine sono i veri protagonisti del libro.
L’educatrice Mirella Bertero, che firma un contributo contenuto nella sezione del libro “riletture autorevoli”, definisce Aiutami a non avere paura un MULTILIBRO, perché racchiude e intreccia autobiografia, narrazione, notazioni scientifiche e testimonianze.
Il pregio più grande di questo libro è la sua capacità di parlare di dolore senza cedere al pietismo né alla retorica. Non ci sono immagini drammatiche create per commuovere, ma vita vera, fatta di sorrisi che interrompono il silenzio, di genitori che vacillano e resistono, di bambini che trasformano la paura in gioco, in domanda, a volte persino in speranza. Sono loro, soprattutto, a guidare il lettore: con spontaneità, con quella sincerità che apre varchi dove gli adulti vedono muri invalicabili. Il libro è punteggiato di disegni e citazioni, di storie magiche e dialoghi su minuzie d’ogni giorno.
Attraverso questo percorso di parole semplici e al tempo stesso accurate e soppesate, il lettore approda a riflessioni potenti. Per questo Aiutami a non avere paura è un libro proprio per tutti, da consigliare a chi si avvicina per la prima volta al tema del dolore e a tanti operatori e professionisti della cura affascinati dalla pedagogia del coraggio.
Leggerlo non significa soltanto affacciarsi su un ospedale infantile, ma riscoprire qualcosa di universale: il potere dei legami, della resilienza, della luce che continua a brillare anche dove non la immagineremmo. È un invito a guardare alla sofferenza con occhi nuovi — non per negarla, ma per attraversarla insieme.
Debora Giromini

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