I need to make the life that was saved worth saving’.

Nel Regno Unito Dame Stephanie Shirley CH è una figura molto conosciuta per la sua straordinaria esperienza di vita, i suoi successi e la sua generosità nel mettere a disposizione la sua ricchezza, il suo tempo e la sua fama per supportare una vasta gamma di iniziative benefiche.

Da bambina rifugiata …

Dame Stephanie aveva solo 5 anni quando nel 1939 arrivò nel Regno Unito con la sorella poco più grande di lei. Era uno dei circa 10,000 bambini ebrei che furono salvati grazie al Kindertransport da Vienna a Londra e portati in Gran Bretagna per essere affidati a famiglie locali.

Dopo circa due giorni e mezzo di viaggio lei e la sorella arrivarono stanche, affamate e traumatizzate dal viaggio e dalla separazione dai loro genitori in un posto sconosciuto dove si parlava una lingua diversa e dove c’era una cultura molto differente dalla loro. In realtà questa non era la prima volta che Dame Stephanie si trovava in una nazione nuova; infatti, prima che lei compisse 5 anni la sua famiglia aveva già traslocato in 7 diverse nazioni europee, alla ricerca di sicurezza e lavoro lontano dalla tirannia della Germania nazista. L’aspetto positivo di vive un’esperienza del genere quando si è ancora bambini è che ci si dimentica più velocemente degli aspetti negativi ed è ci si adatta piu’ facilmente ad una nuova vita, considerandola come un’avventura che segna un nuovo inizio. E così Vera Buchtal (il nome di nascita di Dame Shirley) divenne Stephanie Brook. Dopo tutti questi anni i dettagli reali si mescolano con i ricordi, confondendo la realtà di quei giorni con l’immaginazione di una bambina che si trova in un mondo completamente nuovo e cha capisce troppo presto come nella vita niente sia veramente sicuro e tutto possa cambiare rapidamente.

… a pioniera dell’informatica e imprenditrice.

Ben presto fu chiaro che Stephanie avesse un talento naturale per la matematica ma in una società in cui non ci si aspettava che le ragazze la studiassero, dovette frequentare una scuola maschile. Molto presto si appassionò anche ai computer che diventarono parte del suo lavoro a tal punto che nel 1962 creò un’azienda ‘Freelance Programmers’ che vendeva software e voleva essere un’alternativa alle disuguaglianze e al sessismo che caratterizzavano il settore dell’informatica in quel periodo. In un contesto altamente maschilista in cui la donna veniva discriminata e non poteva nemmeno aprire un conto in banca senza il permesso del proprio marito, l’azienda di Dame Stephanie impiegava quasi esclusivamente donne che lavoravano da casa e che beneficiavano di pratiche lavorative flessibili che precedettero di decenni molte delle conversazioni che stiamo ancora avendo oggi. All’apice del suo successo nel 2000, il business che aveva creato dal tavolo della sua sala da pranzo veniva stimato circa 2,6 miliardi di sterline ed era considerate come un’azienda che aveva cambiato per sempre il ruolo delle donne nel mondo della tecnologia.

Piacere, sono Steve…

Come lei stessa racconta nel suo libro ‘Let it go’, gli inizi non furono così semplici e non sempre sembrava possibile poter raggiungere il successo che alla fine ottenne. Un aneddoto divertente ma allo stesso tempo tragico che rispecchia perfettamente le discriminazioni, i pregiudizi e le sfide affrontate da Dame Shirley agli inizia della sua storia imprenditoriale e’ quello che diede origine al suo soprannome, Steve. A seguito di numerosi no che le furono detti da vari potenziali clienti e collaboratori solo perché era una donna (e su suggerimento del marito), Dame Stephanie decise di firmare le proprie lettere di presentazione con uno dei nomi maschili più comuni nel mondo anglosassone, Steve. Questo le permise di dimostrare le sue competenze e il valore del suo lavoro prima che i suoi interlocutori si rendessero conto che era una donna, ottenendo così i suoi primi contratti.  Nonostante questo escamotage, ci volle molte tempo prima che la sua presenza nel settore fosse davvero accettata. Dame Stephanie fece dimostrazione di grande resilienza e determinazione nel perseguire i suoi obiettivi perché sentiva di dover aver successo non solo per sé stessa ma anche per un’intera categoria di donne che altrimenti non avrebbero avuto un’opportunità di lavorare. Anche quando il suo business iniziò ad andare a gonfie vele, continuò a farsi chiamare Steve, forse per non dimenticare mai quello che quel nome rappresentava.

Filantropia strategica

La vita di Dame Shirley però non è stata solo segnata da enormi successi ma anche da grandi difficoltà e da momenti molto tragici. Le pressioni e lo stress legati al suo lavoro furono una delle cause di un devastante esaurimento nervoso che la portò a rivalutare molti degli aspetti della sua vita. Inoltre, la sua vita privata è stata profondamente caratterizzate dal fatto che il suo unico figlio soffriva di una forma di autismo molto grave che richiedeva cure e attenzioni continue. Una combinazione che, insieme alle pesanti responsabilità lavorative, la portarono all’esasperazione e alla depressione. La malattia del figlio fu anche fonte di ispirazione per le sue attività di beneficienza nel campo dell’autismo che portarono alla creazione della sua prima organizzazione di beneficenza: una struttura residenziale attrezzata per persone autistiche. Oggi la Shirley Foundation è una delle prime cinquanta fondazioni nel Regno Unito per fondi raccolti ed erogati. Nonostante negli anni Dame Stephanie abbia donato ad altre importanti cause, l’autismo è rimasto il punto docale delle sue attività di beneficienza e, grazie ai suoi sforzi benefici, Dame Stephanie si è trasformata in uno dei filantropi ‘a tempo pieno’ più famosi e generosi del Regno Unito, non solo per il volume di donazioni ma anche per la quantità di tempo ed energia che investe ancora oggi nelle attività che le stanno più a cuore. Come spiega lei stessa nel suo libro, aver messo la sua ricchezza a disposizione per aiutare gli altri l’ha resa molto più felice e appagata di quanto non lo fosse stata nell’accumularla. Oggi uno dei suoi obiettivi principali è quello di cambiare l’immagine che la gente ha della filantropia e di promuovere l’idea che sia più che una semplice transazione finanziaria. Infatti, secondo Dame Shirley la filantropia non dovrebbe essere vista solo come un semplice dovere ma soprattutto come un’attività gratificante a livello individuale e con una forte valenza sociale e culturale. Per lei donare è anche una fantastica opportunità per creare una connessione con le generazioni che ci seguiranno e per diventare parte del futuro.

Una vita che valga la pena di essere stata salvata…

Il libro racconta in modo molto semplice ma avvincente la vita di una donna straordinaria che ha saputo affrontare le avversità, riuscendo a trasformarle in opportunità e in una fonte di motivazione e di ispirazione. La storia esplora la carriera da imprenditrice di Dame Shirley ma si spinge oltre mostrando al lettore anche molti aspetti commoventi di Dame Shirley donna come la sofferenza di una madre che lotta per proteggere un figlio malato, i dubbi e le paure di una donna che cerca di fare fortuna in una società maschilista così come il coraggio e la determinazione di continuare a credere nelle proprie idee finche’ non si raggiungono gli obiettivi prefissati. Uno degli aspetti più interessanti del libro è il racconto di come Dame Stephanie abbia convissuto tutta la sua vita con il senso di colpa tipico di chi è sopravvissuto ad una terribile tragedia che ha causato la morte di molte persone, e si domanda come mai la sua vita sia stata risparmiata. Grazie al coraggio dei genitori e soprattutto alla generosità di completi sconosciuti in un paese straniero, Dame Shirley fu salvata e imparò molto giovane ad accettare il cambiamento come una parte necessaria della vita. Questo sentimento l’ha profondamente turbata durante tutta la sua vita, condizionando molte delle sue scelte ma si è anche trasformato in uno stimolo per continuare a migliorarsi e raggiungere i propri obiettivi anche quando gli ostacoli potevano sembrare insormontabili. Infatti, la piccola Stephanie diventò presto consapevole del fatto che per rendersi degna del suo destino avrebbe dovuto usare al meglio il proprio talento e metterlo al servizio di chi ne aveva più bisogno per ripagare la generosità di cui aveva a sua volta beneficiato.

Condividendo con noi i suoi successi ma anche le sue fragilità, Dame Shirley rappresenta un modello da seguire non solo per molte donne moderne ma anche per le future generazioni. Uno dei messaggi più importanti del libro è che ‘perdiamo troppo tempo ad avere paura, quando in realtà ciò che dovremmo temere è di perdere tempo’. Una considerazione molto importante per chiunque di noi a prescindere dalle nostre esperienze passate e dai nostri obiettivi: abbiamo infatti il dovere di sfruttare al meglio il nostro potenziale per poterci realizzare appieno come individui e, se possibile, anche per aiutare chi ci circonda.

Valentina Lorenzon