Quale futuro abbia la democrazia in un mondo solcato dall’Intelligenza Artificiale e dal populismo non è certo un dubbio originale, eppure il professor Galli ha trovato un modo per affrontarlo in modo originale. Nasce, così, Democrazia, ultimo atto? saggio edito nel 2023 da Einaudi, in cui Galli non si limita a ricostruire la storia della democrazia occidentale e della sua crisi tra XX e XXI secolo, ma va alle radici di tale crisi, evidenziando le crepe interne alle democrazie stesse (che nel libro vengono chiamate contraddizioni e aporie) mediante un’analisi che è sia storica sia filosofica, senza paura di affrontare direttamente “i problemi strutturali della politica moderna”.
«Solo chi capisce che il nuovo è identico all’antico opera al servizio di ciò che sarebbe diverso» scriveva Adorno e questa riflessione muove l’interno volume, non in quanto filosofia dell’eterno ritorno, bensì come consapevolezza che ogni situazione odierna è la risultante di processi passati e trapassati, senza conoscere i quali non è possibile muovere criticamente passi nel futuro. La nostra società, infatti, si è in qualche modo convinta che la democrazia, in quanto moderna, non porti il peso del passato, quando, al contrario, essa è gravata da aporie presenti sin dalle sue origini; ecco perché Galli propone come metodo di indagine il realismo critico, che ha l’obiettivo di partire da una approfondita analisi storica per orientarsi, poi, verso l’azione. L’autore non teme di portare a galla elementi negativi e complicati delle democrazie occidentali, anzi: solo mediante sguardo critico, afferma, è possibile salvare la democrazia dal suo collasso, provando a risolvere quelle aporie che ne hanno minato l’esistenza sin dall’inizio, ma che solo ora stanno drammaticamente presentandosi come emergenze.
Da qui, il significato del titolo: la contemporaneità non è l’ultimo atto della democrazia, ma l’atto che stiamo vivendo nel dramma della politica, che è qui intesa in modo dinamico. Spetta quindi a noi tutti, spettatori ma anche attori, singoli e collettività, analizzare in modo critico la contemporaneità per poter permettere al dramma di proseguire.
Il saggio procede, quindi, in ordine cronologico per ricostruire la storia delle moderne democrazie evidenziandone aporie e contraddizioni e alterna analisi storica a riflessione filosofica; i primi tre capitoli sono dedicati alla storia dell’Occidente democratico, ripercorrendo i momenti salienti di tale percorso e, soprattutto, lo sviluppo delle istituzioni che lo hanno reso possibile, per poi concentrarsi sul concetto di Liberaldemocrazia.
Il quarto capitolo mette in dialogo gli anni Settanta con la contemporaneità, evidenziando come il neoliberismo abbia portato alla coincidenza di democrazia e mercato, snaturalizzando tanto il concetto di lavoro, quanto quello dei partiti che diventano macchine di consenso al servizio di pochi leader. In questo modo, si delinea il passaggio da democrazia ad oligarchia: l’Occidente si “de-democratizza” perché il popolo da demos torna ad essere plebe, insieme di individui isolati e passivi, la politica diventa spettacolo e il populismo torna al potere illudendo le masse di possedere risposte alle domande di sicurezza sociale. Si realizza, così, il contrario di quanto affermato da Platone: la democrazia muta in oligarchia invece di esserne il superamento.
Il quinto e ultimo capitolo è quello decisamente più attuale e che prova a mettere in campo soluzione pragmatiche: vengono affrontati i temi dell’Ai, della guerra e delle continue situazioni emergenziali, a partire dall’emergenza sanitaria del 2020, tutte situazioni che portano ad una maggiore opacità e che chiedono di essere affrontate con realismo critico, in modo da evitare stalli morali. In particolare, ciò che serve è un maggior impegno degli intellettuali che possano evidenziare le strutture di potere e ridurre le disuguaglianze, riattivando una vera partecipazione da parte dei cittadini e combattendo gli automatismi della passività che rendono le masse schiave dell’oligarchia.
Un libro non semplice, soprattutto per lo stile di scrittura spesso involuto e tecnico, ma che apre, in modo critico e ragionato, sentieri di speranza: la democrazia, pur con tutte le sue aporie, si regge sul demos che è chiamato a riprenderne il controllo mediante l’appropriazione dei meccanismi di funzionamento. Solo così potremmo essere veramente cittadini e non sudditi passivi.
Martina Decaroli
Se vuoi restare in contatto con le letture di Exlibris20, puoi seguire il nostro canale WhatsApp
RSS - Articoli
E tu cosa ne pensi?