Leggere Destroy è fare un salto nel vuoto. È infilarsi nella tana del Bianconiglio e scoprire un mondo come non lo avresti immaginato mai. Perdere l’equilibrio delle proprie certezze, trattenere il fiato senza sapere dove andrai a sbattere o dove atterrerai e poi scoprire forme nuove di scrittura, emozioni-pensieri-azioni sconosciute, rimanendo in uno stato di annebbiamento e, allo stesso tempo, di eccitazione, come sotto effetto di droghe. Perché se c’è un modo per raccontare quello che vive una ragazza che abusa di sostanze e della stessa propria vita, Santacroce l’ha trovato. Lo fa con una scrittura ostile e potente allo stesso tempo. Sì, può essere ostile Destroy e respingere il lettore al mittente, ma se il lettore accoglie il suo stile e se ne fa sedurre sarà ripagato.

Quella di Santacroce è una scrittura densa e anarchica, come lo è la vita della sua protagonista Misty. Già a partire da Fluo, fino all’apoteosi di Luminal – le altre due opere della trilogia dell’incoscienza – l’autrice mette in atto un’opera di sottrazione e di condensazione della lingua che restituisce immagini che viaggiano in fibra ottica dalla sua penna alla nostra corteccia cerebrale. Usa percezioni e associazioni di idee nuove, talmente inconsuete da creare immagini che stupiscono per la loro nitidezza.

“E se chiudo gli occhi quasi sento la notte sollevarsi tirando luce come un aspirapolvere appena comprato.”

In Destroy la lettura passa attraverso canali inconsueti e che vanno assimilati. La musica, innanzitutto, che accompagna le giornate della protagonista e non è mai messa lì a caso, “una chiave, in grado di aprire porte”: è più di una colonna sonora, è parte integrante del testo, è strumento per raccontare. La lettura passa attraverso l’invenzione di nuove parole che condensano, appunto, interi significati e passa attraverso il potere evocativo delle parole: una sola parola, come quella usata per il titolo – destroy – o il nome della protagonista – Misty –, può risvegliare immagini e associazioni, nella mente di chi legge, in maniera incontrollabile.

Misty è una giovane donna che da tre mesi e dodici ore vive a Londra. Si è allontanata dal luogo in cui è nata e cresciuta, una riva già studiata a memoria, in “ogni microparticella”, in cerca di emozioni nuove. A Londra fa lavori di pseudo-prostituzione, appende sticker in giro col suo numero di telefono e risponde a telefonate notturne, beve collutorio per far contenta Labelle, fa uso smodato di alcool e droghe, frequenta gente che vive al limite per cercare di “disintegrare la normale routine che trasforma l’intenso in scolorita tonalità autunnale”; dorme con dei senza tetto, partecipa a orge e feste drogate, conta le ore dopo le 24 continuando la numerazione, come se il giorno non finisse a mezzanotte; si arrabbia, tira calci nel buio, si spegne sigarette sulle mani, urla mandando a fanculo anche il sole. Misty vive un confine tra la realtà e l’incoscienza, una vita annebbiata e iperstimolata dalle sostanze fatta di momenti di estasi allucinogena e di emozioni che a volte esplodono e a volte si spengono in noia.

“Può essere triste sentirsi soli e rendersene conto. Prenderne coscienza. Meglio sputare. Alzare il volume e sbattersi. Alzareilvolumeesbattersi.”

Riemergere dalla lettura di Destroy significa sentirsi nuovamente con i piedi su una superficie piana e solida. Riprendere l’equilibrio. E poi tornare a guardare il mondo chiedendosi se il mondo lo conosciamo veramente.

Elisa Bedoni

Destroy. Musicassetta Santacroce
Decifrare Destroy
L’esplosione di Fluo. L’implosione di Destroy.
Perché (ri)-leggere Fluo della Santacroce se nel 1995 avevi poco più di trent’anni (e ti stavi separando)