Con approccio curioso e rabdomantico raccogliamo, virtualmente ma sempre ancorati alla realtà letteraria, il testimone di Francesco Gavatorta di Humanist: le sue ultime parole invitano noi di ExLibris20 a interrogare i libri e a osservare le loro pagine da una inedita e stimolante prospettiva. Se, in fondo, queste hanno inciso sulla realtà del lettore, indicando una via da seguire, un modo diverso di guardare il mondo, e anche sé stessi, con parole prensili.
John Fante con Chiedi alla polvere (1939) e Jack Kerouac con Sulla strada (1957) sono due testi che, benché da prospettive diverse, ci parlano della forza della narrativa, sempre instancabile artigiana di possibili immaginari condivisi. Le vicende di Arturo, scrittore in erba, creano in chi legge un’immagine riconoscibile di lotta e marginalità: la narrazione parla agli aspiranti scrittori e, più in generale, a chi si sente al confine, o forse al confino, del vivere su cui la società sfreccia indifferente. Tuttavia l’influenza di Fante, pur stimolando resilienza e ricerca di una propria voce in un coro a bocca chiusa, sembra apparire più simbolica e culturale, senza avere una ricaduta in azioni collettive concrete. Diverso è il contributo di Kerouac: le avventure di Sal Paradise e Dean Moriarty offrono, una volta lette e interiorizzate dai lettori, la possibilità di essere liberi, autentici e ribelli, riplasmando la cultura giovanile dell’epoca. Il narrato tocca coscienze e molte, mostra la strada per essere altrimenti, senza tuttavia garantire un duraturo cambiamento.
La letteratura è fatta di porte che chiedono di essere aperte. E, nel voler proporre delle risposte agli interrogativi iniziali, condividiamo tre esempi particolarmente significativi, capaci di generare una narrazione collettiva con effetti tangibili anche sulla società.
1984 di George Orwell (1949) ha riscritto la percezione del potere, della sorveglianza e della manipolazione dei media. A livello individuale il testo insegna a riconoscere le forme di controllo e a sviluppare un proprio pensiero critico: chi legge impara a interrogarsi, a non accettare verità imposte, anzi, a sondarle attentamente. Sul versante collettivo il testo ha influenzato dibattiti politici e giornalistici, facendo entrare concetti come “Grande Fratello” nel linguaggio comune. Inoltre esempi contemporanei come la serie Black Mirror o campagne di Amnesty International contro il controllo sociale mostrano come il romanzo sia stato generatore di narrazioni e azioni, trasformando la mera lettura in una presa di coscienza collettiva e una reazione a chi afferma, senza immaginare repliche, che 2+2=5.
Germinale di Émile Zola (1885), raccontando la lotta dei minatori francesi, ha ispirato scioperi, mobilitazioni sindacali e solidarietà tra lavoratori. Esso rappresenta un contributo potente di coscienza sociale e azione morale che stimola empatia e comprensione delle dinamiche di sfruttamento e costruisce, al contempo, simboli riconoscibili, la miniera, il fango, lo sciopero, che diventano strumenti concreti di lotta sociale. Il J’accuse di Zola in questo testo ha obbligato l’opinione pubblica, sempre pronta distrarsi, ad aprire gli occhi e ha ispirato iniziative concrete, anche a distanza di tempo. Lo dimostra la nascita a Londra nel 1900 della rivista anarchica Germinal che, coagulando una rete di intellettuali e attivisti, ha fertilizzato la società con riflessioni morali e con narrazioni ad alta voce.
Infine Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood (1985) ha costruito un immaginario solido e tangibile nella mobilitazione femminile contemporanea. Il simbolo della donna-ancella — il costume rosso e il cappello bianco a tesa larga — è diventato marchio visibile nelle proteste per i diritti riproduttivi e civili, a livello globale: in Inghilterra (maggio 2018 contro la visita del presidente Trump), negli Stati Uniti (novembre 2024, quando una madre si reca al seggio elettorale vestita da ancella), in Argentina (agosto 2018, contro il rifiuto del Senato di legalizzare l’aborto), e in Irlanda (maggio 2018, durante il referendum sull’ottavo emendamento). Il testo ci invita a riflettere su libertà, controllo del corpo e autonomia, trasformando la letteratura in strumento di denuncia e mobilitazione concreta.
I testi proposti ci conducono a una riflessione più ampia: la narrativa, pur sviluppandosi come esperienza condivisa, nasce e si consolida come trasmissione di esperienza. Qui torna alla mente il racconto di Ulisse alla corte dei Feaci: là, nel silenzio di chi ascolta e nelle parole di chi racconta, nasce, in fondo, la letteratura occidentale. La parola, prima di essere scritta, è gesto, memoria e canto. È da quell’oralità che la prosa prende vita come narrazione collettiva. Come osserva Silvia Acierno, l’esperienza individuale e la memoria sociale si intrecciano, confermando la potenza del racconto come medium di trasmissione culturale. Come per Gornick e Han la narrazione nasce dai frammenti dell’esperienza e, pur inserendosi in tempi frammentati, mantiene la capacità di coinvolgere e trasformare.
Rifletto. E la voce di Christa Wolf, per come l’ho letta, mi ricorda che “fare letteratura” significa interrogare il proprio tempo, esplorare il confine tra il sé e il noi, trasformando il racconto in strumento di riflessione e azione, senza sconti. Così, anche tra ExLibris20 e Humanist, mentre discutiamo, leggiamo, confrontiamo itinerari e suggeriamo percorsi, anche nuovi, stiamo in realtà facendo letteratura: offrendo parole che interrogano, generando esperienza condivisa e lasciando spazio a nuove domande e percorsi di lettura.
Fante e Kerouac hanno mostrano quanto la narrativa possa toccare l’immaginario e influenzare la cultura; Orwell, Zola e Atwood rispondono in maniera più diretta agli interrogativi iniziali di Francesco Gavatorta, generando narrazioni collettive con effetti tangibili, strumenti condivisi di coscienza e azione, orientando concretamente il comportamento di individui e gruppi e questi libri possono ancora insegnarci molto altro.
Eppure il mondo va avanti e noi con lui e emergono nuove urgenze, problemi e domande. Ci sono libri che non sono ancora stati scritti, che affrontano tematiche attuali ancora in attesa di essere problematizzate o libri che non sono ancora stati letti nel loro messaggio profondo? L’invito è quindi quello di continuare a interrogarci insieme: quali narrazioni collettive potrebbero emergere dai libri di domani? Quali storie potrebbero trasformare la realtà così come trasformano l’immaginario dei lettori? E quali testi potrebbero insegnarci nuovi modi di abitare il mondo e di agire al suo interno? Solletichiamo questo futuro…
Al netto di tutte le riflessioni condivise, torno ad interrogarmi con occhi randagi: quando osserviamo un operaio edile su un ponte, consapevoli dei rischi e delle problematiche o spesso assenze di sicurezza, non guardiamo semplicemente l’uomo al lavoro, ma il pericolo che incombe su di lui e nell’osservazione riaffiora Zola, il suo sguardo sulla lotta, sul rischio e sulla coscienza sociale. Allo stesso modo, nell’epoca dell’appiattimento e della diffusione passata al setaccio dall’alto delle informazioni, ci viene in mente Orwell con la sua lucida visione dei meccanismi di controllo e sorveglianza. E quando la donna si confronta con limiti invisibili, sul lavoro come nella vita privata, incapace di alzare lo sguardo senza ostacoli, il pensiero corre ad Atwood e al simbolo della resistenza e della presa di parola.
Forse molti testi devono ancora essere scritti, forse molte storie attendono di essere lette e comprese. Ma è chiaro che c’è ancora molto lavoro da fare: continuare a leggere, interrogarsi, discutere e confrontarsi con la letteratura significa anche contribuire, nel proprio piccolo, a generare consapevolezza e azione nel mondo reale smascherando la ‘maglia rotta che non tiene’ di Montale e attuare la libertà di migliorare di Camus. Si può.
Claudio Musso
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Dialoghi è il viaggio condiviso con Humanist.life per indagare il presente e il futuro della narrazione.
Insieme alle contributor e ai contributor del magazine fondato Francesco Gavatorta pubblichiamo un articolo che sviluppa un rimbalzo ideale di stimoli, riflessioni, proiezioni e teorie sul come il raccontare stia mutando sotto i nostri occhi.
Prima puntata: La forza e la crisi della narrazione
Seconda puntata: Il fulcro rimane l’esperienza
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