Una delle grandi capacità della lettura è quella di condurre in luoghi e tempi che non potremmo visitare diversamente. È proprio uno dei personaggi del romanzo che lo conferma: “Si può viaggiare anche leggendo o ascoltando i racconti di chi c’è stato”.
È attraverso Il segreto della rosa bianca scritto da Elizabeth Rasicci, che mi sono ritrovata alla corte di Inghilterra di fine 1400, guidata dalla voce di Elisabeth di York, figura centrale, affascinante, enigmatica e contemporanea.
È un romanzo al quale si rimane incollati nel susseguirsi delle strategie e nelle dinamiche che coinvolgono i personaggi. Si entra a corte dove tutto ha un ruolo, compresi gli sguardi, il colore degli abiti indossati, i protocolli e i tempi non rispettati, così come i sorrisi o le verità taciute. Il pettegolezzo si insinua in ogni corridoio, è descritto come “un serpente che striscia, pronto a colpire con il suo veleno”, non conosce confini o isolamento, ma plasma, determina protezione o punizione, si erge a giudice, è usato in strategie da manipolatori che spostano le loro pedine nella scacchiera del potere.
Vengono narrati opulenza e buio, non solo nelle descrizioni dei banchetti o delle prigioni, ma in modo profondo e viscerale raccontando le luci e le ombre dell’animo umano, nella smania del regno così come nelle sofferenze più intime; si alternano il re e l’uomo, la ruvidezza e la fragilità, la regina e la madre, il desiderio e il proibito, l’amore e il potere, la corona e la morte. Si diventa osservatori scomodi di tradimenti strutturati e organizzati ma anche complici in giuramenti di eterna fedeltà, in stanze fitte di segreti, pericoli e ossessioni.
Ogni movimento è guidato dalla PASSIONE, tanto del suo significato più moderno di desiderio ardente e trasporto senza freno, quanto nel senso etimologico del termine che riporta al concetto di sofferenza, sacrificio, patimento ed emozione intensa.
La voce guida, seppur non l’unica, è quella di Elisabeth di York, l’ultima rosa bianca. È attraverso di lei che viviamo e attraversiamo ogni scena: è una donna fragile e intensa, apparentemente disarmata di fronte alla consapevolezza del suo destino, obbligata in imposizioni che diventano trappole, dotata di grande determinazione nell’ottenere ciò che crede sia suo di diritto, capace di amare sopra ogni impedimento e contraria e dissidente nei confronti della realtà alla quale appartiene che misura la donna in base alla capacità di generare un erede.
Cara Elisabeth di York, ti sbagliavi quando dicevi “Nessuno scriverà mai di noi”, perché una Elizabeth, in un’altra epoca e in un altro luogo, ha dato nuova voce alla tua storia, al tuo dolore profondo e insostenibile e al tuo insaziabile desiderio di LIBERTÀ.
Marcella Sibona

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