Enrico Bruschi, poliedrico uomo di cultura che afferma nel suo sito di aver vissuto tre vite e di averne molte altre da vivere, si addentra con Riflessi inversi nella complessa relazione che legava Giovanni Pascoli alle sorelle Maria e Ida.

La storia è quella del viaggio del feretro del poeta da Bologna a Castelvecchio nell’aprile 1912. Il 6 aprile di quell’anno Pascoli muore e si fa promettere dalla sorella Maria di tumularlo a Castelvecchio, l’unico luogo dove sia mai stato felice. Tuttavia il viaggio in treno sarà lungo e segnato da imprevisti di ogni genere: dalla tormenta di neve sul tratto appenninico alla protesta degli studenti socialisti.

Maria, detta Mariù, appare inerme davanti alle pretese di ministri e professori universitari che vorrebbero che il poeta fosse sepolto a Bologna e anche davanti alla sorella Ida che vorrebbe ereditare le proprietà del fratello e la accusa di averlo manipolato per farsi nominare unica erede.

Eppure Maria è determinata a eseguire le ultime volontà di Giovanni e, forte solo della sua devozione, riesce alla fine nel suo scopo.

Tuttavia Bruschi ci consegna una donna lontana dallo stereotipo di sorella devota e fedele, che rinuncia a una vita sua per dedicarsi al fratello poeta e docente, ma ci parla di una donna determinata e consapevole, poetessa anch’ella anche se non riconosciuta e titubante riguardo le sue capacità.

Il rapporto tra Giovanni Pascoli e le due sorelle appare complesso e a tratti disfunzionale e il punto di vista di Maria, che ci accompagna durante tutto il libro, ci immerge nella tematica pascoliana del ‘nido’ che a tratti appare limitante e claustrofobica per i protagonisti.

La prosa di Bruschi è limpida e semplice, ma non semplicistica, e aderente al linguaggio che Maria avrebbe potuto usare al tempo, pur senza essere inutilmente antiquato.

Alla fine l’autore ci offre una lettura del rapporto tra i fratelli Pascoli che, se non del tutto vera, potrebbe agevolmente essere verosimile.

Rita Garzetti

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