Claudio Bagnasco, classe ’75, autore di tre libri editi con piccole case editrici indipendenti, esordisce in libreria con TerraRossa Edizioni; chi conosce e apprezza le uscite dell’attento editore Giovanni Turi sa che ogni libro proposto dalla sua casa editrice contiene in sé un’originalità narrativa e stilistica che si discosta dal panorama editoriale nazionale.

Fare il possibile è sì originale, ma sicuramente trae ispirazione da altre letterature, rievoca gli anni ’90, quando il senso della precarietà era un tema centrale ma a differenza di quel momento, nel quale le crisi esistenziali si fondevano con un senso di disillusione che spesso non aspirava a nessuna meta di riscatto, in questo romanzo gli accadimenti della vita quotidiana, semplici o complicati che siano, attraverso l’ironico punto di vista dell’autore e la sua genuinità, divengono aperture filosofiche sul senso della vita.

Fare il possibile. Già il titolo può essere declinato in svariate possibili forme: fare il possibile per vivere? Per sopravvivere? Per riflettere? Per metabolizzare? Cosa? Il fascinoso teatro che è la vita, con il suo lento o vorace consumarsi? Possibile. Lo spiega l’autore in chiave poetica nell’ incipit che funge da chiave di lettura per tutti i brevi capitoli che ne seguono. Come un mazzo di fotografie biografiche lanciate sparse su un letto in ordine casuale, questi aneddoti, che all’inizio possono sembrare solo la lettura dei ricordi di un individuo, assumono ben presto la consistenza di verità mai imposte, ma solo educatamente suggerite.

«…e una verità c’è sempre, per tutto, c’è ed è una sola, ogni cosa concava ha da qualche parte una cosa convessa che combacia con lei, ogni mistero (tranne quello conclusivo) ha la sua soluzione, e poi ci sono le canzoni, le birre e i romanzi, per chi queste benedette soluzioni non le trova e si ostina a fantasticare che non esistano.»

I ricordi sono tutti datati e ogni capitolo si apre con un “oppure quella volta che”, impronta stilistica un po’ sperimentale che Bagnasco ha voluto imprimere per quella che può apparire come una biografia ma che in verità non è.

«…forse la memoria trattiene più facilmente le anomalie, che in fondo sono gli avvenimenti più marginali, i refusi dell’esistenza.»

Non abbiamo riferimenti geografici, anche se possiamo individuarli attraverso il tifo della sua squadra di calcio, non abbiamo indicazioni legate alla sua età, anche se facilmente riconducibili agli avvenimenti nelle date citate, sappiamo però che ha una figlia, a lei è dedicato il primo e ultimo capitolo, il più commovente, quello più carico di valori e di visioni della vita. Se nel primo capitolo troviamo un padre che non ha sperimentato ancora la paternità, nell’ultimo la maturata consapevolezza chiude l’intero libro con solida profondità.

Fare il possibile è un romanzo che non ha una vera e propria trama, se non la vita, e la visione a volte ironica, a tratti romantica, raramente cinica e disillusa, questi tagli di lettura che lui stesso crea per i suoi aneddoti, sono lo specchio dei grandi salti che un individuo deve attraversare: infanzia, adolescenza, età adulta.

L’autore ha una prosa precisa, la sintassi è articolata con periodi lunghi in cui, talvolta, il suo errare tra i ricordi, volutamente o meno, diventa una pratica divagante, ma in assenza di riferimenti legati all’io narrante questo vagabondare sembra studiato per creare un sodalizio con il lettore, generando empatia con il protagonista.

Vi sono ricordi delicati come quelli legati al padre, momenti trascorsi in amicizia, sia scolastici che sportivi, il tema del calcio e dello sport è un filone che diventa spesso metafora, gli spunti di riflessione non sono solo quelli scaturiti dall’interiorità del protagonista, ma sono generati anche tramite la rielaborazione attraverso l’ascolto e l’osservazione delle persone che gli sono passate accanto nella sua vita.

Fare il possibile è un romanzo dalle note nostalgiche, ironiche e speranzose, l’atto di “fare il possibile” è un’azione di coscienza e di riflessività e, quindi, di solidità.

«…ovviamente il dialogo non è andato proprio così, impossibile riportare le battute precise a distanza di decenni, forse scrivere è cercare di restituire la verità attraverso menzogne simili, una verità un po’ più profonda e umana…»

Caterina Incerti