Benvenute e benvenuti nel primo numero di #gialloreview.
Io sono Chiara Ombra e il mio non è un nome scelto a caso. Mi piacciono le storie dove la luce arriva sempre un attimo dopo, i libri che ti fanno controllare due volte se hai chiuso a chiave la porta.
In questa rubrica parleremo di gialli, thriller, noir: quelli che ci tengono svegli fino a notte fonda, quelli che ci fanno sospettare di tutti, anche dell’autore.
Ogni mese sceglierò una storia e la metterò sotto la lente: cosa funziona, cosa depista, cosa mi ha fatto battere il cuore cercando di non spoilerare troppo per non togliere il piacere della lettura del testo integrale.
Non prometto verdetti imparziali.
Non prometto distacco.
Prometto coinvolgimento.
E qualche ombra, naturalmente.
Spegnete la luce.
“Nord non è solo una direzione come un’altra, è una regione della nostra immaginazione o del nostro ricordo, è il vento, il freddo, il gelo, i mari ostili, i suoli indigenti.” Questa citazione da Eric Dardel, precursore della corrente fenomenologica della geografia centra in pieno il significato del paesaggio in Norferville di Franck Thilliez. Non so se l’autore di gialli e il geografo abbiano avuto qualcosa in comune oltre al fatto di essere francesi entrambi, anche perché quando Dardel è morto nel 1967 Thilliez non era ancora nato, tuttavia sembra che quest’ultimo condivida l’idea di Dardel che la Terra rivela molto sulla condizione umana e il destino dell’uomo.
Norferville del titolo del romanzo del 2024 è una cittadina mineraria fittizia del profondo nord del Quebec al confine con il Labrador che si può raggiungere solo in aereo o con un treno che parte due volte alla settimana da Sept-Iles, sull’Oceano Atlantico, e attraversa le foreste canadesi, un paesaggio coperto da neve e ghiaccio per gran parte dell’anno. Un luogo ostile abitato dai nativi americani della tribù Innu, costretti a lavorare nelle miniere di ferro, e da un manipolo di bianchi che occupano i posti di potere, come la polizia o gli uffici dirigenziali della miniera.
In un’intervista Thilliez ha affermato che da adolescente amava i gialli e gli horror per l’emozione forte che gli autori sapevano fargli provare e, mentre ancora svolgeva la professione di ingegnere elettronico, aveva provato a scrivere lui stesso thriller.
In effetti con Norferville, così come con altri suoi romanzi, Thilliez riesce davvero a coinvolgere il lettore nella vicenda e nell’ambiente narrati.
Il freddo atroce che il protagonista Teddy Schaffran prova appena sceso dal treno provoca anche in noi più di un brivido. Teddy è un criminologo di Lione arrivato nel grande Nord perché sua figlia, assistente sociale a Montreal, è stata trovata morta a Norferville.
Thilliez ama raccontare personaggi che hanno subito dei traumi e Teddy si porta dietro il trauma della morte della moglie e dell’allontanamento dell’unica figlia. Come se non bastasse quest’ultima è stata aggredita e uccisa in modo molto violento in una landa desolata dove non avrebbe alcun motivo di trovarsi. Il criminologo entra subito in contatto con Léonie, tenente di polizia a Baie Comeau, ma originaria di Norferville. Lei è una ‘mela’: rossa fuori e bianca dentro perché è il prodotto di un matrimonio misto tra una Innu e un bianco che lavorava alla miniera. Anche Léonie è vittima di un trauma: a sedici anni è stata violentata da tre uomini rimasti sconosciuti. Poco dopo la famiglia si è trasferita in città e lei ha giurato di non tornare più in quella città-trappola che non permette ai suoi abitanti di andarsene, ma li condanna tutti a un destino di emarginazione e depravazione. Tuttavia deve tornarci perché il caso della ragazza francese assassinata è stato assegnato a lei in virtù della sua etnia.
La vicenda si svolge in febbraio quindi il gelo, il freddo estremo e l’isolamento la fanno da padrone diventando un vero e proprio personaggio che influenza le azioni di tutti.
Magistrali sono le descrizioni degli elementi in lotta tra loro e dell’essere umano in balia delle condizioni atmosferiche e senza alcuna possibilità di opporsi ad esse. I soli che hanno qualche probabilità di sopravvivenza sono i nativi, purtroppo costretti a una vita di lavoro nelle miniere e a un destino di dipendenza dall’alcool e dalla droga che li allontana dalla comunione con la natura che hanno esercitato per secoli.
Notevole è anche l’impegno nella denuncia dello sfruttamento dei nativi soprattutto per quanto riguarda la sorte delle donne vittime di violenze domestiche, tratta e omicidi. Purtroppo la trama ‘gialla’ non è all’altezza di questo grande affresco: i personaggi sono piuttosto piatti, i cattivi sono sempre e solo cattivi (il colpevole si intuisce assai presto) e i buoni piuttosto ingenui. Inoltre risulta difficilmente credibile che Teddy, sconvolto dai problemi personali, da ciò che via via apprende sulla sorte della figlia e nel bel mezzo di una tormenta di neve della portata che un cittadino di Lione non può neppure immaginare, abbia voglia di intraprendere una relazione con la giovane poliziotta. Mi viene il sospetto che alla base ci siano ragioni commerciali…
Tuttavia mi sento di raccomandare questo romanzo non solo a chi ama le emozioni forti mentre legge perché, come dice Thilliez stesso, “godere di film horror e romanzi polizieschi significa violare la norma sociale che condanna la violenza e quindi soddisfare un desiderio di trasgressione sepolto dentro di noi. La paura è una funzione primordiale, necessaria per la nostra sopravvivenza. Spaventarsi è una sorta di allenamento di questo istinto primordiale.”
Anche chi ama il romanzo di denuncia sociale e le storie ambientate in magnifici scenari naturali potrà trovare interessante Norferville che indubbiamente combina l’azione con la descrizione del paesaggio grandioso e terrificante e con la denuncia (documentata) delle autentiche condizioni di vita delle minoranze canadesi.
A tutti buona lettura!
Chiara Ombra
RSS - Articoli
E tu cosa ne pensi?