Non sai mai quando ti capiterà di incrociare un personaggio che ti segnerà per tutta la vita. Di solito succede in adolescenza. Senti il caldo nel petto e l’accelerarsi dei pensieri, e qualcosa ti dice che non smetterai mai più di pensare a quella persona. È una specie di amore mescolato agli allucinogeni (forse sono la stessa cosa?), tutto basato su ammirazione e idealizzazione. Quello che fa quella persona non è paragonabile a niente, e tocca corde che non sapevamo nemmeno di avere.
Il viaggio del protagonista di questo romanzo inizia (come dice il protagonista di Banda cittadina, un altro libro di Mercadante) quando ancora non lo sa. Comincia in quella piccola scintilla che scoppia la prima volta che vede un film di Chaplin, e cresce fino al compimento di questo viaggio. Una catena di eventi che si può apprezzare solo quando sono finiti.
Il percorso interiore è un’autostrada rotta, piena di buche dappertutto. La conoscenza di sé non significa mettere una bomba su quella strada, ma trovare degli ingegneri che la riparino. Per il protagonista, quell’ingegnere è Chaplin, è quel viaggio in Svizzera, è il momento da solo, è la musica, è il contatto con un tempo meno frenetico, con voci in silenzio ma corpi che parlano.
C’è un’interlocutrice che è un amore forse fallito? (Non credo che l’amore fallisca, solo a volte resta sepolto in qualche buca.) C’è amore in quei ricordi, c’è senso di colpa, c’è la vita di tutti i giorni, c’è più di una tomba che il personaggio visita. C’è anche una verità che può accettare solo quando la dice ad alta voce. Sta viaggiando per Chaplin, per lei e anche per sé stesso, naturalmente. Perché ci sono parti di sé che conosce, parti che non riesce ad ammettere e parti del tutto sconosciute.
Il primo senso di appartenenza e di casa fuori da casa ce lo danno quelle figure che ammiriamo. Per la prima volta vediamo un riflesso che riconosciamo. E quando le vediamo di persona (le tombe contano), qualcosa diventa tangibile, qualcosa si chiude. Qualcosa ci dice: “Sì, sono parte di te, almeno di questo puoi essere sicuro”.
Non si può intraprendere un viaggio del genere senza una forte presenza della memoria e della nostalgia, che l’autore tratta con grande sensibilità, e vanno dal tramonto di una mamma molto amata, ad amici che ci sono in modo intermittente come le luci di un semaforo rotto, fino a una relazione e a una tomba che sembrano avere molto in comune.
Il romanzo è pieno di riferimenti a ogni tipo di arte, ed è una delle cose che lo rendono così ricco di spunti. È un viaggio personale, sì, ma è un viaggio che attraversa tutti i temi che prima o poi ci siamo posti. Chaplin, o qualsiasi amore dell’adolescenza, si limita a reggere lo specchio.
Il bambino che amava Chaplin è un altro romanzo prezioso di Gianluca Mercadante, che esplora l’epoca d’oro del cinema attraverso un viaggio alla scoperta di sé che attraversa due paesi, tante persone e, forse, la domanda più universale di tutte: chi sono?
Agustina Colaprete
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