Non parlerò di László Krasznahorkai perché se ne sta parlando abbondantemente ovunque, ma proverò a mettere su carta alcuni pensieri spiccioli frutto di una riflessione di questi giorni: come la cultura, in questo caso la letteratura, sia in grado di creare filamenti argentei che ti avvolgono per tutta la vita.
Il primo pensiero corre indietro nel tempo, quasi un quarto di secolo, quando mi ritrovo nel mio studio con Béla Tarr seduto accanto, finestra sul Giardino Károlyi, che mi chiede di leggere ad alta voce la mia traduzione de Le armonie di Werckmeister, a mio avviso una delle più belle collaborazioni che hanno unito László Krasznahorkai a Béla Tarr negli ultimi quasi quaranta anni. In una intervista rilasciata a una radio ungherese Tarr ricorda di essere stato con László Krasznahorkai una volta a Gyula (cittadina natale dello scrittore premio Nobel) e dintorni. “Ho capito allora perché Krasznahorkai avesse un talento così incredibile. In quel posto stavano seduti degli organismi infelici e lui è stato in grado di tirarli un po’ su”, dice. “Erano persone menomate dal socialismo. Mi sono reso conto che non si potevano rendere in un film, così. Dovevo fare tutto questo percorso anche io. Allora ho girato in lungo e in largo l’Alföld.” Ultimamente, interpellato sul Nobel a Krasznahorkai, ha detto: “è un grandissimo scrittore che ha una lingua sua, un mondo suo, e questo va riconosciuto e sono contento che alla fine così sia stato. Lo ha meritato. Ha ricevuto tantissimi premi, il Nobel è il coronamento di tutti i suoi precedenti riconoscimenti”.
Il secondo pensiero è quello immediato dell’ultima volta che ho incrociato László Krasznahorkai, a Budapest nel 2023, in occasione del conferimento delle borse e dei premi per la traduzione della fondazione dell’Accademia Ungherese delle Scienze – Füst Milán Fordítói Alapítvány. Incedere ieratico, abito scuro, occhi azzurrissimi, legge la “laudatio” del suo traduttore russo, il grande Viacheslav Sereda, che ci ha lasciati l’anno scorso. Dopo la parte ufficiale, il brindisi e poi qualche sua parola su Napoli, sa che mi sono ritrasferita a Napoli, io invece non sapevo che passasse a Trieste parte dell’anno.
Il terzo pensiero, ultimo in ordine di tempo, è l’ennesima magia della mia esperienza tra Napoli e Budapest. Apprendo che Krasznahorkai, oltre a essere un grande estimatore di Mario Merz, lo ha anche incontrato personalmente in Ungheria, dove l’artista italiano avrebbe dovuto installare uno dei suoi particolarissimi igloo, progetto rimasto incompiuto per la scomparsa di Merz nel 2003. Ma la bacchetta che ha prodotto l’incantesimo è che la casa editrice che ha pubblicato la mia penultima traduzione, La morte dell’atleta, di Miklós Mészöly, è la hopefulmonster, cioè la Fondazione Merz.
«La vita insomma prosegue e dunque la storia non è finita. Ovvero, il gioco continua secondo le regole già seguite finora: registrando con riserbo, ironia e tenerezza le trasparenze della penombra nelle regioni più ambigue della coscienza, più che affidandosi alla chiarezza della scrittura che come dice l’autore – diventa illeggibile al tramonto», scrive Marinella D’Alessandro, la mia prof di letteratura ungherese all’Orientale, in margine alla sua indimenticabile traduzione de I verbi ausiliari del cuore di Péter Esterházy (edizioni e/o, 1988).
Mariarosaria Sciglitano
Mariarosaria Sciglitano – Traduttrice letteraria dall’ungherese, giornalista e PhD in letteratura comparata. Ha insegnato traduzione letteraria dall’ungherese e letteratura italiana contemporanea all’Università ELTE di Budapest, e per trent’anni è stata lettrice di italiano all’Università Corvinus. Ha collaborato con l’Istituto Italiano di Cultura per l’Ungheria e con il Petőfi Literary Fund per la consulenza alla traduzione.
È stata docente a contratto all’Università di Firenze (Laboratorio di traduzione tecnica e letteraria dall’ungherese) e cultrice della materia in Letteratura ungherese all’Università di Cassino.
Ha tradotto per editori come Garzanti, Feltrinelli, Bompiani, Marsilio e Neri Pozza, ricevendo il Premio Déry Tibor (2018), il riconoscimento Frankfurt ’99 (1997) e il Premio MIBACT per la promozione della lingua italiana all’estero (2020).
Ha curato traduzioni e sottotitolazioni di film e opere teatrali ungheresi, oltre ad attività di revisione e editing.
RSS - Articoli
E tu cosa ne pensi?