Vetro è il sadico comandante del terribile battaglione M che imperversa nella provincia di Forlì.
Il suo antagonista è Diaz, il carismatico capo della Brigata partigiana spina nel fianco dei fascisti italiani. Poi c’è La Redenta, nata a Castrocaro il giorno del delitto Matteotti, giovane storpia (“cià la scarogna.. purina”), sembra la scema del paese, lascia che siano gli altri a decidere il suo destino (ma non in due importanti occasioni).
Iris, la colta e bellissima maestrina è coraggiosa, risoluta e determinata, tutto ciò che Redenta non è.
I destini di queste quattro anime si incrociano dando così vita alla indimenticabile storia che l’autrice dice essere frutto di fantasia ma potrebbe essere una storia tra le tante dei terribili anni del ventennio fascista.
Questo romanzo inizia come una favola che parla di superstizione e sfortuna. E un amore tra ragazzi che non si può, non si deve.
Prosegue come una strabiliante avventura con la guerra, i partigiani, gli agguati giù in paese, che si tramuta presto in un incubo fatto di orrori, violenze, fame.
Finisce con la riconoscenza, con uno sguardo verso il futuro, nell’ultimo meraviglioso incontro quando tutto sembrava perduto.
La Verna racchiude in questo racconto tutto repertorio umano:
Amore e odio
Pace e guerra
Ignoranza e superstizione
Verità e tradimento
Speranza e coraggio
Sete di giustizia e vendetta.
Rassegnazione e la forza degli ideali.
I luoghi sono pennellati in modo magnifico, i personaggi sono potenti non puoi non amarli (o odiarli).
La trama travolge, la scrittura scorre veloce, inghiotte e stritola.
La storia è dura, forte, alcune parti davvero crude quelle dove le donne combattono una guerra nella guerra. La sorellanza darà loro la forza per sopravvivere.
Fatto sta che la storia dello sfuggente Bruno che aveva promesso a Redenta di sposarla nonostante la “gamba matta”, delle sorelle Vittoria e Marianna, della insostituibile madre Adalgisa, dell’indimenticabile nonna Safina e di Primo, padre padrone, vi ‘resterà addosso’ a lungo.
E sopratutto non vi dimenticherete mai di Vetro, dei suoi giorni.
“La gente nella sventura esce di due razze: a chi gli smuove la pietà, e chi gli esce la carogna.
Nessuno resta com’era.
È per quello che il signore manda le disgrazie, per farci conoscere chi siamo“.
Laura Ghidini
RSS - Articoli
E tu cosa ne pensi?