Nelle raccolte di racconti spesso si cerca un filo rosso che unisca i brandelli di stoffa creando un tessuto unico, un intero. In questa raccolta, I punti in cui scavare, di Flavio Ignelzi se si deve cercare quello che tiene insieme direi che è il disagio e, o, il disturbo che la maggior parte dei personaggi messi in scena manifestano. A volte è una distorsione che è conseguenza di traumi, di alienazioni, e l’effetto che ha sulle vite, sugli accadimenti dei personaggi è letale. Non nel senso che muoiono tutti, ma è causa di modifiche drastiche e spesso non perfettamente comprensibili nella vita dei personaggi messi in scena.

Il linguaggio è moderno, perché attuali e moderne sono le dinamiche proposte, lo trovo dunque molto efficace. Adatto anche alla forma racconto che nella sua brevità necessità di velocità e precisione.

In diversi racconti l’autore agisce come se “girasse la macchina da presa”. La stessa situazione è raccontata da più angoli e dunque da voci diverse, con l’intenzione di una presa diretta a tutto tondo che permetta al lettore di avere una visione completa e dunque contraddittoria, come è la realtà della vita.

Due sono i racconti che mi hanno colpito maggiormente: Il frutto benedetto del tuo seno e Il resto è mancia.

Il frutto benedetto del tuo seno è scritto in terza persona, ma siamo molto appoggiati alla protagonista Vanda. Si tratta della madre anziana di un ragazzo che ad un certo punto si intuisce affetto da qualche deficit che è accusato di reati nei confronti di bambini. Il mondo di Vanda viene completamente stravolto, come se avesse qualche responsabilità per le azioni criminose di suo figlio. Ho apprezzato il tono pieno di pietas con cui viene descritto lo smarrimento e l’impotenza di questa madre.

Anche Il resto è mancia è scritto in terza persona appoggiata al protagonista. Molto ben riuscita la caratterizzazione del ragazzo delle consegne, molto ben calato nell’attualità e altrettanto ben riuscito la costruzione dell’evento che manda tutto all’aria, con un finale malinconico forse un po’ forzato per l’età del protagonista.

Consiglio la lettura di questa raccolta a un pubblico giovane che saprà apprezzare lo stile e il linguaggio moderno e la sua aderenza alle realtà umane.

Stella Manduchi