“Aveva scelto i libri perché voleva essere solo. Con un libro sei sempre solo, nel caso in cui tu lo scriva, come nel caso in cui tu lo legga. Volenti o nolenti, lo scrittore e il lettore si specchiano l’uno nell’altro”.

Riccardo De Gennaro, giornalista e scrittore, proposto da Leopoldo Fabiani al Premio Strega 2025 con il romanzo Il quarto piano pubblicato nel 2024 da Miraggi Edizioni.

Il quarto piano ha un protagonista. Si chiama Giorgio Lanfranchi ed è un cinquantenne disoccupato, scapolo e senza figli che vive con gli anziani genitori. Un personaggio che non ci si ricorda per gesti eroici o pensieri raffinati, ma per la sua ossessione: i libri.

La vicenda si svolge interamente in una notte tra le mura di un appartamento, quelle di una libreria e le scale condominiali. Giorgio, in attesa che venga servita la cena, esce di casa per estraniarsi dalla realtà. Trova conforto tra gli scaffali della vicina libreria che, qualche volta a settimana, rimane aperta fino a tardi. Cerca protezione e stimoli per continuare a sentirsi vivo proprio in questo luogo sacro dove s’imbatterà in poche persone, data l’ora, e tanti libri.

I personaggi e le citazioni (ne ho contate circa una cinquantina) hanno compiti precisi in questo romanzo di De Gennaro: far conoscere profondamente il personaggio principale e in qualche modo rendere omaggio alla lettura e alle opportunità che essa offre a tutti. A chi desidera avere una maggiore consapevolezza di sé e del mondo e a chi semplicemente vuole trovare uno spazio confortevole per i propri pensieri. Giorgio ci fa capire più volte che predilige gli autori del passato anziché i contemporanei, in particolare gli scrittori russi hanno un posto privilegiato nel suo cuore.

La libreria rappresenta il suo rifugio dalla realtà e al contempo il desiderio del proprio riscatto. Quella fatidica sera Giorgio incontra alla cassa della libreria Laura, sua compagna di classe del liceo di cui è sempre stato segretamente innamorato. Lei inizia a raccontarsi, a confidargli paure del passato e difficoltà del presente. Il loro dialogo è il fulcro narrativo dell’opera. I ricordi di lotta politica adolescenziale danzano insieme al racconto di vissuti dai contorni dolorosi. D’altronde ad uno sconosciuto raccontiamo più che ai familiari. Sono passati trent’anni, ma questo incontro lo porta a vivere un tale stato di confusione mentale che il ritorno a casa dalla madre sottomessa e dal padre poco amorevole è molto diverso da come aveva immaginato. È in quel momento che la vita di Giorgio si trasforma in una storia da raccontare e da cui farsi travolgere. Lo stile cinico, schietto e ironico di De Gennaro porta il lettore così lontano dai cliché che il lettore conclude la lettura del romanzo smarrendosi piacevolmente insieme al protagonista in un finale dai contorni inaspettati.

Eleonora Galluzzo