Ex-Libris-0-8-8

Anno 0 | Numero 8 | Maggio 1997

LAS CALLES

Las calles de Buenos Aires

ya son mi entraña.

No las avidas calles,

incómodas de turba y de ajetreo,

sino las calles desganadas del barrio,

casi invisibles de habituales,

enternecidas de penumbra y de ocaso

y aquellas mas afuera

ajenas de arboles piadosos

donde austeras casitas apenas se

aventuran,

abrumadas por inmortale

distancias,

a perderse en la honda visión

de cielo y de llanura.

Son para el solitario una promesa

porque millares de almas singulares las pueblan,

unicas ante Dios yen el tiempo

y sin duda preciosas.

Hacia el Oeste, el Norte y el Sur

se han desplegado – y son también la patria – las calles:

ojalà en los versos que trazo

estén esas banderas.

 

LE STRADE

Le strade di Buenos Aires

sono già nelle mie viscere.

Non le avide strade

scomode di folla e di trambusto,

ma le strade svogliate del quartiere,

quasi invisibili per l’abitudine,

intenerite da penombra e da tramonto

e quelle più fuori

prive di alberi pietosi

dove austere casette si avventurano

appena,

oppresse da immortali distanze,

a perdersi nella profonda visione

di cielo e di pianura.

Sono per il solitario una promessa

perché migliaia di anime singolari le popolano,

uniche davanti a Dio e nel tempo

e senza dubbio preziose.

Verso l’Ovest, il Nord e il Sud

si sono dispiegate – e sono anche la patria – le strade:

spero che nei versi che traccio

ci siano quelle bandiere.

Trad. Livio Bacchi Wilcock

 

 

Poeta di Buenos Aires Jorge Luis Borges, poeta cantore della città che «si ascolta come un verso», ed insieme poeta della terra argentina nella sua vastità, argentino nell’anima e nelle viscere.

Dunque la poesia di Borges è poesia intimamente urbana, e anche poesia della vastità e dello spazio vuoto e profondo che abbraccia minaccioso la città: Buenos Aires, centro allibito-circondato dalla Pampa, la grande infinita pianura cara ai pastori argentini, cantata dalle chitarre in una «profonda visione di cielo».

La Pampa argentina: infinito che sommerge ogni uomo, lungo spazio aperto temuto, come sempre è temuto ciò che non presenta confini visibili. La città è allora porto sicuro; a meglio proteggere. Si rinchiude e si raccoglie su se stessa, assumendo le dimensioni della strada, del quartiere svogliato in penombra, la malinconica aria serale del tango, il tramonto argentino da un cortile umido e profumato o da un patio, riposo dell’anima dall’ignoto e dal nulla, calda e misurata familiarità. Ed è la città a segnare intorno al poeta una frontiera («qui non ho bisogno di parlare o di mentire privilegi»), la frontiera della civiltà contro il “barbaro” (la natura inarrestabile imprevedibile, l’oceano d’erba, l’Altro che si mostra nel suo mistero).

Ma Borges è poeta della città e dell’Argentina tutta, insieme storico e padre ri-fondatore della sua terra, una terra che assume nel pensiero e nel verso le connotazioni mitiche, della quale è impossibile immaginare l’origine o il termine. Ed è allora la Pampa stessa, ignota ed immensa, pericolosa da un lato, ad essere temuta ed insieme affermata ed amata come spazio di libertà, simbolo dell’ancestrale desiderio di libertà del popolo argentino, metafora dell’anelito che animò le lotte per l’indipendenza dal tiranno Rosas (quella stessa libertà che spingerà Borges ad opporsi, molti anni dopo, al “tiranno” Peron). Argentina terra di combattenti liberi, terra di fierezza.

Non solo questo è la poesia di Borges, un mondo complesso di immagini ed oggetti emblematici (gli scacchi, le clessidre, le enormi biblioteche), un universo immenso ed autoreferenziale, un universo di metafore e richiami, aperto all’Europa e all’Inghilterra, all’America di Whitman, alla Spagna di Cervantes, a Dante e Schopenhauer.

Ma Borges nasce e muore figlio di Buenos Aires.

Nasce e muore poeta argentino.

Elena Varvello

 

Quando scrivo cerco di essere essenziale. Prendo una penna e cancello tutte le frasi che non sono indispensabili […]. Ogni tanto provo a fare lo stesso con Borges: lo leggo con una penna in mano e provo a cambiare una parola, a togliere una virgola. Impossibile, Borges è sempre perfetto.