C’è una Napoli che cambia, sospesa tra la fine dell’Ottocento e i primi segnali della modernità, e poi c’è quella che continua a vivere nei gesti quotidiani, nelle case, nei corpi. È proprio lì che La canaria sceglie di stare. Non nei grandi eventi raccontati da lontano, ma dentro la vita della famiglia Gennarelli, una famiglia qualunque, attraverso cui la storia prende forma concreta. Anche quando sullo sfondo passano fatti come l’assassinio di Re Umberto I o il lento spegnersi della Festa di Piedigrotta, ciò che resta è una scrittura profondamente sensoriale: i profumi della città, il mare di Mergellina, i vestiti di carta crespa, fragili, bellissimi, già destinati a disfarsi.

Il centro del romanzo è il rapporto tra le sorelle Ida e Giulietta, che poi diventa Gilda. Le due rappresentano modi opposti di vivere il talento e affrontare la vita.

Ida vive l’arte in modo intimo e quasi mistico. Il suo legame con la misteriosa Immacolatella la rende una figura fragile, sospesa tra genialità e follia, chiusa nel suo mondo interiore.

Gilda, invece, è più concreta e determinata. Per lei il talento è un mezzo per liberarsi e affermarsi. La sua esperienza come sciantosa e il ritorno finale alle origini raccontano, con realismo e malinconia, il passare del tempo e le illusioni perdute.

Un elemento originale del romanzo è Immacolatella. Non è solo un’amica immaginaria, ma rappresenta la musa dell’artista e allo stesso tempo la sua condanna. Questo elemento di realismo magico rende la storia più profonda e spinge il lettore a riflettere sul confine tra immaginazione e realtà.

La canaria è un romanzo che parla di occasioni non colte e di legami che non si spezzano. La “canaria” è l’anima che canta, ma anche l’uccellino che resta in gabbia. Mara Fortuna scrive una storia intensa ed emozionante, senza esagerare, e chiude il libro con un finale che è un omaggio affettuoso alla memoria e alle proprie radici.

Consigliato a chi ama le saghe familiari come L’amica geniale, ma cerca una storia più poetica, legata alla musica e alle tradizioni popolari.

Barbara Givonetti

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