È la letteratura straniera la mission della casa editrice Scritturapura. “Pubblichiamo contemporanea e classico-moderna e alcune, poche, opere italiane. Il nostro nome nasce da un’ambizione, quella da lettori, ed esprime il desiderio di imbattersi in alta letteratura, quella che non fa perdere tempo, ma al contrario segna, cambia la vita, la stravolge. “Pura” nel senso di intensa, forte, senza (troppi) compromessi”. Eva Capirossi presenta così una sfida iniziata oltre quindici anni fa. Al suo fianco, in prima linea, ci sono Stefano Delmastro, Carlo Cerrato e Chiara Cuttica. “Qualcun altro ci offre preziosissime collaborazioni durante le fiere. Direttore editoriale, direttore commerciale, ufficio stampa, magazziniere… i nostri ruoli si intrecciano e si sovrappongono. Quando si è così piccoli tutti devono sapere fare tutto”, sentenzia. “Il nostro catalogo – precisa con orgoglio – è frutto esclusivamente del nostro scouting nel mondo. Abbiamo un centinaio di titoli, in grande maggioranza si tratta di romanzi di scrittori molto affermati nei rispettivi paesi d’origine ma sconosciuti in Italia. Insomma, esordienti solo per il lettore italiano e provenienti da un’Europa che non coincide esattamente coi suoi confini geografici e politici. Romanzi degli ultimi vent’anni del novecento, diventati un must in patria e non ancora portati da nessuno nel nostro paese, o romanzi di scrittori della generazione che oggi ha tra i trenta e i cinquant’anni”.

Come inizia la vostra sfida editoriale?

Scritturapura editore aveva la sede legale e operativa a Villa San Secondo, un piccolo paese in provincia di Asti. Lo sguardo al mondo letterario, soprattutto quello del nord Europa, e le radici tra le vigne. Un movimento spontaneo di gente aveva preso in simpatia quel progetto e dava una mano per passione, senza pretendere nulla in cambio. Dopo qualche anno e diversi ricambi di persone, la casa editrice è entrata in una fase diversa, in cui doveva fare sul serio. Allora il fondatore, che nel frattempo aveva maturato altri interessi, ha ceduto il marchio a qualcuno tra quelli che avevano manifestato tutta quella passione ed è nata Scritturapura casa editrice sotto forma di società cooperativa. Nuova, ma è chiaro che, acquisendo il catalogo della vecchia casa editrice, che peraltro era il frutto condiviso del lavoro di tutti, ha ereditato anche l’impronta. Quell’impronta però ha cominciato a tracciare cerchi sempre più grandi, a percorrere distanze sempre più lunghe. In questi otto anni il piccolo gruppo di persone che ha lavorato sodo alla crescita della casa editrice ha continuato a crederci e a metterci tanta, tanta, passione, questo è sicuro.

Una scelta molto selezionata e non semplicissima da attuare. Quali sono stati i passaggi chiave che vi hanno fatto capire che eravate sulla strada giusta?

Di momenti significativi ce ne sono stati molti.  Il primo è stato l’incontro con gli scrittori turchi, un orizzonte bellissimo.  Penso a Feride Cicekoglu con Non sparate agli aquiloni, la storia dell’amicizia in carcere tra un bambino e i prigionieri politici, oppure a Perihan Magden con Ali e Ramazan, una storia d’amore struggente e un segnale contro l’intolleranza omofoba e le ingiustizie della Turchia contemporanea. Ma in particolare penso a La Madonna col cappotto di pelliccia di Sabahattin Ali, un romanzo degli anni ’40 che in Turchia è un caso letterario e ha superato il milione di copie vendute.

Un libro che vi ha costretti ad una lunga battaglia sui diritti letterari.

Sì, è così. La vicenda inizia quando, nel 2015, compriamo i diritti di questo stupendo romanzo. Nessuno in Italia aveva idea di che cosa fosse e chi fosse il suo autore, nonostante si trattasse di un classico della letteratura turca e che durante la protesta dei ragazzi di piazza Taksim, nel 2013, fosse stato brandito come simbolo dell’identità del loro popolo e della loro libertà. Nel marzo 2017 all’improvviso un articolo a tutta pagina su Repubblica fa scoprire al pubblico questa perla: ma non dice che il romanzo è già pubblicato in Italia, tantomeno da chi. A questo punto gli addetti ai lavori, cioè gli editori, quelli grandi, si mettono in moto, scoprono che il libro è in commercio e almeno in tre ci chiedono di cedere loro i diritti. Non lo facciamo perché siamo orgogliosi di questa nostra scoperta, però prendiamo in considerazione solo una proposta, quella di Fazi Editore, perché è indipendente come noi, ma più grande e con maggiore forza di penetrazione sul mercato: a maggio gli facciamo la controproposta di una co-edition. Ma la trattativa non va in porto.

E quindi che succede?

A febbraio 2018 scopriamo che Fazi è in uscita col romanzo, in chiara violazione dei nostri diritti, di cui siamo ancora i detentori in esclusiva, sia pur per pochi mesi ancora. Da lì la nostra gentile ma ferma diffida a bloccare l’uscita e a rettificare, ossia a dichiarare sui suoi social e sul suo sito che solo Scritturapura ha i diritti di pubblicare La Madonna col cappotto di pelliccia. L’uscita viene bloccata (anche se sul web l’offerta resta, generando dubbio e soprattutto tanta attesa, vista la preponderante forza mediatica di Fazi rispetto a quella di Scritturapura) ma la rettifica non arriva. Ci vediamo allora costretti a fare una causa con procedimento d’urgenza e a maggio 2018 otteniamo ragione perché il Tribunale ordina a Fazi di fare la rettifica sui suoi social e sul suo sito e di mantenerla per 30 giorni. Certo, bisogna andare sul suo sito e nel menu cercare “eventi e news” per leggerla. Ma è stata comunque una soddisfazione morale. Stiamo chiedendo alla rete di aiutarci a rilanciarla per poter dare visibilità a questa storia, la storia di Davide contro Golia, e anche a questo bellissimo romanzo. E per la nostra battaglia legale dobbiamo ringraziare uno studio legale di Torino che ha ci ha sostenuti perché ha creduto in noi. Ma c’è anche un’altra storia che mi preme raccontare.

Eva CapirossiPrego.

Mi riferisco alla vincita del bando europeo di traduzione letteraria della Commissione Cultura dell’Unione Europea col progetto WOLO-Woman love Without Violence: quattro romanzi in cui le scrittrici raccontano di donne e dimostrano una tesi. Due romanzi danesi, uno turco e uno olandese. Una giovane scrittrice che viene lasciata dal suo fidanzato, un’insegnante vedova del secolo scorso, una ragazza sbandata dietro una rock star, una madre che perde suo figlio perché vittima di bullismo. Tutte queste storie dicono che a latitudini geografiche e storiche diversissime, le donne vanno in crisi, e anche di brutto, proprio come accade agli uomini. Ma alla fine del loro percorso, che la crisi l’abbiano vissuta come amanti, come mogli, come madri o come figlie, una cosa è certa: non ricorrono mai alla violenza per uscirne. Una donna trova il modo di sfuggire al cortocircuito della violenza e di contribuire alla pace personale e sociale. Una differenza di genere? Sì.

Sono romanzi già usciti?

Solo due, Solo uno di noi dorme di Josefine Klougart e Una nuova epoca di Ida Jessen. Gli altri due usciranno in autunno-inverno.

Provi a definire la vostra casa editrice, ad etichettarvi. Come vi piace presentarvi?

Siamo dei lettori. Siamo editori e siamo lettori. Vogliamo alimentare un circolo virtuoso, quello culturale, non vogliamo “piazzare” un prodotto.

E basta per farcela su un mercato in crisi perenne?

Ha senso una società senza libri, senza lettori? Per noi no. Senza letteratura non c’è vita. Senza cultura non c’è acqua e si muore. E allo stesso modo senza bibliodiversità, senza scelta o con scelte pilotate dalle proposte di chi arriva per primo e da solo a occupare i pochi spazi in cui si parla di libri, c’è impoverimento, appiattimento, desertificazione.  Solo leggendo si conoscono i sentimenti, l’empatia, la tolleranza. Solo leggendo si impara a votare, ad esempio. L’umanità ha continuato a cercare i libri anche quando erano proibiti, al bando, al rogo. Oggi di libri ce ne sono tantissimi e sembra che nessuno li voglia. Ma io credo che siano in tanti quelli che invece continuano a cercare lì in mezzo i libri che desiderano. E ho fiducia che prima o poi li troveranno.

L’editoria a pagamento può diventare un “male necessario” per restare a galla?

Rispetto chi fa l’editore a pagamento: offre un servizio. E rispetto il cliente che cerca quel tipo di servizio. Semplicemente non è il nostro mestiere. Spiegare la differenza mi sembra superfluo.

Ogni casa editrice di qualità che si rispetti sembra avere un debole per la carta.

Non faccio parte di coloro che mitizzano la carta, il suo odore, il suo colore. Io faccio parte degli editori che mitizzano la lettura. L’importante è leggere. Non importa se su carta, su e reader, su pc, su smartphone, ascoltando gli audiolibri. Ognuno scelga il suo strumento preferito. Francamente trovo che la questione sia secondaria. Il punto è: resterà in piedi il lettore? Io credo di sì.

Come scegliete e selezionate i vostri autori?

La maggior parte dei nostri autori provengono da case editrici e agenzie letterarie che incontriamo alle fiere internazionali, cioè alla Buchmesse e alla Book Fair. Quello di Francoforte e quello di Londra sono due appuntamenti fondamentali. Certo però che il lavoro di tessitura dei rapporti, di selezione delle proposte, di raffinamento della ricerca deve essere costante. Trovare romanzi che sono nelle nostre corde, che rispettino quei canoni di letteratura “pura”, di storia forte, è un cammino continuo. Mentiremmo però se non dicessimo che un criterio è anche quello economico. Essere indipendenti significa poter contare solo su risorse proprie e, per una casa editrice piccola come la nostra, anche molto limitate. Scovare una perla e assicurarsela a poco prezzo fa parte della bellezza del nostro lavoro. Avere tanti soldi da spendere non significa necessariamente trovare la bellezza. Nemmeno averne pochi… ma certo lo stimolo è maggiore.

Sabahattin AliScritturapura come promuove la sua attività e i libri dei suoi autori?

L’invasione, letterale, del mercato editoriale è un problema serio. I grandi editori possono manovrare il mercato producendo centinaia di titoli all’anno. In questa moltitudine anche il lettore più accorto fa fatica ad orientarsi. Trovare il libro che vale davvero, soprattutto se edito da un editore piccolo che fa fatica ad arrivare in libreria, quantomeno fisicamente e preventivamente, è un’impresa. Attenzione però, non sto dicendo che la grande casa editrice propone necessariamente letteratura scadente mentre quella piccola è sicuramente sinonimo di qualità.  Ma i grandi marchi e i raggruppamenti editoriali che fanno capo ad essi, pur essendo una percentuale minore degli editori totali, producono la stragrande maggioranza dei libri in commercio, e lo fanno più velocemente. I piccoli editori possono permettersi pochi libri all’anno e i loro uffici stampa non riescono quasi mai a raggiungere i giornalisti che scrivono le recensioni sui giornali. I promotori hanno meno chance di convincere i librai a ordinare libri di editori poco conosciuti e quindi è molto probabile che questo tipo di libri non arrivino sugli scaffali e non incontrino i loro potenziali lettori.

E quindi? Qual è la vostra strategia per arrivano ai lettori?

Il lettore dovrebbe capire che non è vero che il libro ha vita breve o brevissima e il librario dovrebbe tenere anche libri che hanno più di qualche mese, facendo una selezione sulla base della qualità e non solo dell’età. La nostra strategia è rivolgerci alle librerie indipendenti e spiegare loro la qualità di un romanzo anche se è uscito due o tre anni fa. La nostra strategia è parlare con i lettori alle fiere. La nostra strategia è investire nella rete degli editori indipendenti. La nostra strategia è la qualità. Servirà?

Lei fa parte anche del direttivo dell’osservatorio editori indipendenti che ha dato vita a BookPride. Ci può spiegare l’iniziativa?

BookPride è un’ esperienza fantastica. L’unica fiera italiana dell’editoria indipendente che ogni anno in primavera tiene l’editio major a Milano e poi a ottobre replica a Genova. L’aspetto meraviglioso di BookPride è l’esser nata da Odei, l’Osservatorio degli editori indipendenti, che a mio parere è stato il vero, grande e rivoluzionario evento degli ultimi vent’anni di editoria italiana. Gli editori indipendenti hanno compreso che era importanti incontrarsi, confrontarsi, condividere le esigenze e i problemi comuni: una distribuzione a misura di grandi editori che li penalizzava, una rappresentanza a misura di grandi editori che non li rappresentava. Odei  ha creato per la prima volta una rete e ha lavorato in questa direzione per anni.

È così difficile la convivenza con i grandi editori?

Le rispondo così: il tentativo fallito di scippo ai danni del Salone del Libro di Torino da parte dei grandi editori che hanno creato Tempo di Libri con l’intento di trasferire a Milano la ricchissima e fertile tradizione del salone torinese, evento che ha caratterizzato il 2017, ha agito da propulsore. Ma la rete, la solidarietà, la visione collettiva tra gli editori piccoli e indipendenti c’era già tutta. Molti di questi hanno smesso di riconoscersi nell’AIE, l’associazione italiana editori, ammesso che si fossero riconosciti in passato. Così, al Salone del libro di Torino 2018, è nata ADEI, l’Associazione degli Editori Indipendenti, dalla confluenza dei soci di Odei, di Fidare e dell’Associazione degli amici del Salone del libro di Torino.

È ottimista per il futuro?

Ma sì ADEI, oggi è un grande organismo di categoria che porta avanti le istanze del mondo editoriale che fino a oggi è rimasto sommerso, eppure siamo in tantissimi. Sono ottimista, sì. Salveremo la bibliodiversità. Se i lettori ci aiuteranno, cercando, anche, i titoli di editori indipendenti.

Intervista a cura di Marco Grasso

 

L’intervista precedente di Marco Grasso:
#ED11 Miraggi edizioni, la casa editrice sempre giovane
Catalogo delle case editrici indipendenti