… sentiva che quella criata stava stravolgendo la sua idea di società, quell’idea su cui si era formata la sua vita. Una serva che leggeva e che magari pensava …

Che futuro ha una ragazzina orfana di appena dodici anni che vive in un reclusorio – una specie di orfanotrofio annesso ad un convento – e cresce in un contesto di sofferenza e miseria che la fa diventare adulta molto prima del tempo? Maria, così si chiama la protagonista del romanzo La dolciera siciliana di Annamaria Zizza, osserva la vita delle sue compagne e vede la rassegnazione con cui alcune di loro affrontano il destino brutale che le aspetta. Il mondo che le circonda è infatti pieno di violenza e di ingiustizie e purtroppo donne nella loro condizione sociale sono spesso destinate ad essere delle vittime predestinate.  Ma lei è diversa e lo sa. Da subito il lettore capisce che Maria ha una mente brillante e un pensiero arguto che la portano a una scelta importante – anche se ha paura di quello che l’aspetta fuori, pensa che niente possa essere peggiore di quello che ha già vissuto al reclusorio. In particolare, dopo aver assistito alla morte dolorosa per tubercolosi di una sua amica, Maria decide di cambiare il proprio destino e scappare da quel posto infelice e terribile.

Una giovane determinata che vuole cambiare il proprio destino

Maria ha ragione sul fatto che fuori l’aspetta un destino migliore ma non sa che il prezzo da pagare per le sue scelte è alto e dovrà superare altre prove difficili e traumatizzanti prima di poter fare la vita che sogna. Maria infatti riesce nel suo intento di fuggire dal reclusorio ma subisce uno stupro da un uomo rozzo e meschino che non doma il proprio istinto violento neppure davanti ad una ragazzina indifesa e bisognosa d’aiuto. Come si può immaginare, questa esperienza le lascia dei ricordi e delle paure che la perseguiteranno per tutta la sua vita ma anche un segno indelebile sul corpo: la sifilide, un’altra delle piaghe di quel tempo.

Come avviene più volte nel romanzo, la sfortuna di Maria è però anche la sua fortuna. Viene trovata in condizioni terribili dal famoso medico e filosofo, Tommaso Campailla che oltre ad accoglierla a casa sua e darle un lavoro come ‘criata’ decide, contrariamente ai dettami del tempo, di educarla. Noto a Modica per la sua misoginia, l’uomo trova sorprendente che una donna sappia leggere e scrivere e, cosa ancora più incredibile, possa anche pensare. Ma questo lo affascina e lo incuriosisce, tanto da decidere di aiutarla e metterle a disposizione la sua vasta collezione di libri. Intelligente e curiosa di imparare, Maria nutre la mente grazie a delle letture a cui una persona della sua età, estrazione sociale e soprattutto donna, non avrebbe normalmente avuto accesso. Inoltre, le sue frequenti conversazioni con Campailla sono una grande fonte di conoscenza e di riflessione e mostrano come il filosofo avesse avuto ragione a fidarsi del suo istinto: Maria ha un pensiero critico e una capacità analitica non comuni. Nel frattempo, il suo lavoro come criata aiuta a far scoprire che la ragazza è una dolciera di talento e, avendo già iniziato a cucinare all’orfanotrofio, riesce ad imparare velocemente e in poco tempo crea dolci eccezionali che la renderanno famosa nella cerchia delle prestigiose conoscenze di Campailla.

Mondi a confronto

Purtroppo l’improvvisa morte dell’uomo pone bruscamente fine a questo periodo positivo e segna un altro momento critico nella vita di Maria. Licenziata senza nessuno scrupolo dalla moglie dell’intellettuale a cui non è mai piaciuta l’idea del marito di accoglierla in casa, Maria decide di partire per Catania.  Nonostante purtroppo conosca fin troppo bene i potenziali pericoli che l’aspettano fuori dalla campana di vetro in cui ha vissuto fino a quel momento grazie alla protezione del suo benefattore, Maria non vuole rinunciare alla possibilità di un futuro migliore, che adesso più di sempre sa essere possibile. Ancora traumatizzata dalla violenza subita decide però di intraprendere il viaggio travestita da uomo per cercare di evitare i rischi che può correre una donna che viaggia da sola. Una volta arrivata a Catania trova lavoro presso la casa del principe Vincenzo di Valguarnera, un altro personaggio illustre del tempo, dove continua a dimostrare la sua bravura come dolciera. Continuando a fingersi un uomo e dedicandosi completamente al suo lavoro, Maria riesce ancora una volta a trovare l’equilibrio necessario per vivere una vita serena, senza molte delle paure che l’avevano tormentata in precedenza, ma allo stesso tempo sacrificando la sua identità di donna.

Tutto cambia quando il suo destino si intreccia con quello di Giuseppe Ripetti, uno degli ospiti del suo illustre datore di lavoro. I due ragazzi rappresentano due mondi molto diversi ma hanno in comune molto più di quello che potrebbe inizialmente sembrare. Giuseppe viene dal nord, dalla Lombardia, una terra lontana, non solo geograficamente. È cresciuto in una famiglia e in una società contadine e quindi ha conosciuto anche lui la povertà e la fatica ma è riuscito a studiare e crearsi un futuro migliore diventando poeta e precettore – in parte anche grazie al fatto che è un donnaiolo impenitente. Come Maria è ancora alla ricerca della propria identità, ha grandi ambizioni e non capisce perché la sua poesia non sia apprezzata come, secondo lui, dovrebbe. Entrambi, anche se in modi diversi, sono entrati a far parte di un mondo a cui non appartengono per nascita, ma che hanno saputo conquistare grazie alla loro ambizione, dedizione e talento, quindi condividono l’esperienza di essere ‘outsiders’ nel mondo dell’aristocrazia siciliana.

Una storia fortemente radicata nel suo contesto…

Intorno a Maria, la protagonista principale, ruota un universo di altri personaggi che impreziosiscono la narrazione e permettono al lettore di conoscere la società di quel tempo e di immergersi in un’atmosfera di autentica sicilianità.  Catanese d’origine, l’autrice Annamaria Zizza, descrive con orgoglio la sua terra e, mescolando realtà e fantasia, ci mostra tutte le contraddizioni che caratterizzavano la Sicilia in quel periodo storico. Siamo infatti nella prima metà del Settecento, un’epoca piena di trasformazioni, di scontri sociali e di violenza, in cui dominano i titoli nobiliari, con il potere e il denaro che comportano. Da un lato la società appare fondata sull’ingiustizia e sull’ignoranza, un contesto in cui il merito non ha nessun valore e molto spesso un’intelligenza brillante come quella di Maria rimane nascosta o viene completamente ignorata.

Ma dall’altro lato, ci sono persone come Tommaso Campailla, un filosofo illuminato e colto che, nonostante molte delle sue idee siano ancora radicate nelle tradizionali credenze del passato, mostri un’apertura mentale e culturale tale da decidere di educare Maria. In questa Sicilia fatta di povertà e sfarzo, l’autrice non ci mostra le differenti classi sociali – principalmente tre, l’aristocrazia, la nuova borghesia che si sta formando e il ceto più basso – come mondi totalmente separati, ma esplora invece le intersezioni che esistono e come i membri di gruppi diversi interagiscono quando s’incontrano. Anche se non è un romanzo storico, emerge chiara la minuziosa ricerca storica che l’autrice ha fatto e che le permette sia di creare personaggi e luogi che sono riconoscibili o riconducibili a persone ed eventi realmente esistiti, che di aggiungere elementi fittizi e romanzati che si combinano benissimo tra loro in tutt’uno affascinante.

Molto importanti nel libro sono anche i luoghi della narrazione, principalmente due, Catania e Modica. La prima è una città dinamica, che offre molte possibilità anche se sta ancora ritrovando la propria identità dopo la distruzione portata dai terremoti della fine del ‘600. Ma la vera rivelazione è Modica, la città della cioccolata, forse meno conosciuta ma di una bellezza straordinaria, ricca di angoli meravigliosi e di storia e con una posizione strategica importante per lo sviluppo economico e culturale della Sicilia. È una città intellettualmente ricca ma piena di contraddizioni, contando da una parte una élite di uomini di scienza, di filosofia e d’arte, e dall’altra una vasta popolazione che vive nella miseria.

… e un messaggio universale

Anche se la narrazione si posiziona fermamente nel tempo e nello spazio, uno dei messaggi che ne emerge è sicuramente universale. La giovane protagonista, Maria, non è la tipica eroina di un romanzo, è una donna normale, nata in un periodo in cui essere donna, orfana e povera è una condanna di cui nella maggior parte dei casi non è possibile liberarsi. Ma Maria è diversa, non appare mai come una vittima passiva e rassegnata al proprio destino. Al contrario, nonostante i molti momenti di sofferenza e sconforto profondo, appare come una donna risoluta che sa cogliere le occasioni che le vengono offerte e ha il coraggio di superare gli ostacoli che la vita le presenta davanti. Grazie alla propria intelligenza e al proprio lavoro è consapevole della società in cui vive e di quello che a cui può aspirare, e per questo, prendendo delle decisioni difficili e correndo dei rischi, riesce a cambiare il corso del suo destino. Ma il merito è anche di alcuni degli uomini che incontra e che, nonostante siano parte di una società misogina e ingiusta, la aiutano a scoprire e sviluppare il suo talento. L’autrice racconta in modo accessibile e lineare una storia piena di sfumature emotive, la cui semplicità può, a prima vista ingannare, ma che in realtà nasconde tra le righe una profonda analisi di luoghi, stati d’animo e fenomeni sociali che appartengono alla Sicilia di quel tempo, ma che, per certi versi, hanno una rilevanza culturale più ampia.

Valentina Lorenzon