La farfalla dei ghiacciai, il romanzo di esordio di Paola Gianni edito da Golem Edizioni mi ha piacevolmente sorpresa. Quello che dalle premesse avrei pensato non fosse my cup of tea è risultato essere invece un cozy crime con la giusta dose di humor e ironia che regala momenti di leggerezza ma anche di introspezione, senza rinunciare a un un twist romance che fa sempre bene.
La storia vede come protagonista Veronica Arnaldi, una cinquantenne single per scelta, figlia di un pittore di talento e dalla personalità ombrosa e di una madre morta troppo giovane.
Rimasta sola, Veronica è l’unica tra quattro fratelli ad aver deciso di rimanere a vivere nella dimora di famiglia, Villa Santa Margherita per trasformarlo in un bed&breakfast che gestisce con il supporto di una governante dai mille talenti e di Dart, il suo bel levriero spagnolo.
La vita di Veronica procede tranquilla tra il lavoro al bed&breakfast, le passeggiate al parco col cane e gli amici e le ricerche per scrivere il suo prossimo libro in una routine rassicurante, forse un po’ noiosa, finché al b&b non arriva come ospite l’elegante e raffinata Annalisa Ottolenghi.
Critica d’arte e docente, con cui Veronica sente subito di avere una forte affinità, darà il via a un’opportunità irrinunciabile di vivere un’avventura – come quella vissuta dal fratello della protagonista quando andò a cercare la farfalla dei ghiacciai, ma questa è un’altra storia – che darà il via a una investigazione improvvisata gestita da Veronica e i suoi amici appassionati di gialli e true crime.
Un quadro enigmatico, un’eccentrica ereditiera svanita nel nulla che lascia indizi che non possono essere ignorati, una gita fuori porta in Val di Susa, sono solo alcuni degli elementi che porteranno Veronica a sentirsi cittadina di Cabot Cove* e noi lettori a seguire con entusiasmo scoperte e colpi di scena.
Il libro procede spedito con l’investigazione ma lascia anche spazio e respiro ai personaggi che diventano man mano più vividi, grazie anche alle incursioni nel passato, in cui Veronica indugia volentieri sia per indole sia per il suo lavoro di storica.
Mi piace poi come l’autrice porta a zonzo il lettore per Torino – con il fidato Maggiolino cabrio di Veronica – facendo respirare quella sabaudità ed eccentricità tipica di chi vive Torino.
Sono tanti gli elementi che rendono seducente la storia di Gianni e io mi sono affezionata soprattutto a quei dettagli piccoli ma significativi che rendono questo romanzo a tutti gli effetti una coccola. Come la torta di nocciole di Cecilia, la governante di Villa Santa Margherita. O il nome del gruppetto di amici di Veronica, Dumb Witness in onore del titolo originale del libro di Agatha Christie, Due mesi dopo. O ancora i momenti di calma casalinga di Veronica che per rimettere in sesto i pensieri rilegge per l’ennesima volta il proprio libro preferito.
La farfalla dei ghiacciai è un romanzo piacevole da leggere e consigliare con un finale per nulla scontato e che mi ha lasciata con la voglia, parafrasando il giovane Holden, di continuare ad avere notizie da Veronica e i suoi Dumb Witness.
Valentina Di Martino – La Daze
Instagram: daze_d
*cittadina immaginaria del Maine negli Stati Uniti protagonista dove vive la celebre “Signora in giallo”

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