Voglio fare una premessa quasi obbligatoria: all’inizio ero un poco scettica, titubante più che altro. Ho iniziato a leggere con estrema cautela in quanto non è il mio genere letterario, chiedendomi se sarei riuscita ad arrivare alla fine. Ma la bravura dell’autrice mi ha presa per mano e mi ha guidato a scoprire queste donne straordinarie, facendomi cambiare idea. Un lessico molto ricercato e profondo, a volte distante da noi, a volte così intenso da lasciare senza fiato.

Le martiri paleocristiane furono donne rivoluzionarie in una società fortemente patriarcale, che negava loro la partecipazione alla vita politica e la scelta della propria confessione religiosa.

Difesero fino alla morte i propri ideali, ribellandosi all’autorità governativa e a quella degli uomini della propria famiglia.

Il titolo stesso racchiude la sostanza profonda di quest’opera: La statura della palma. Nell’iconografia cristiana la palma è il simbolo del martirio e della vittoria della vita sulla morte spirituale, mentre la “statura” indica proprio l’altezza morale, la fierezza e l’inclinazione di chi sceglie di non piegarsi di fronte alla piega del mondo. È in questo gesto di mancata sottomissione che risiede la loro straordinaria modernità: sono donne che rifiutano di subire il volere imposto dalla famiglia o dal marito, rivendicando il diritto sacrosanto di decidere liberamente del proprio corpo e del proprio spirito.

Donne che non si sono piegate e non si sono lasciate spezzare, che hanno mantenuto la loro fede: fiere, indomite, coraggiose, leali.

Donne che hanno continuato a credere nonostante il dolore, il sangue e la vita che venivano loro strappati brutalmente. Donne forti, staccate da noi da secoli di distanza ma così attuali, così reali e vicine alle storie che purtroppo leggiamo ancora ogni giorno.

Una storia dietro l’altra, un canto dopo l’altro, sono entrata in sintonia con le protagoniste. Ho sentito il loro dolore e la loro

fermezza di fronte ad esso; ho visto la luce che ognuna di loro emanava. Ho provato rabbia per i loro aguzzini, ma soprattutto le ho ammirate nel profondo: fedeli a se stesse e ai propri valori fino all’ultimo respiro. Cuore saldo, testa alta.

Non ho più confini alla pelle, ora. Non ho geografia di corpo.

Letto di fiume sono allo scorrere del suono.

Un valore aggiunto straordinario dell’opera è la componente visiva: ogni canto è accompagnato dai dipinti di Jara Marzulli. Le sue immagini hanno un impatto notevole e potente: i ritratti restituiscono una corporeità palpabile, viva e carica di dignità. Le opere d’arte dialogano in perfetta sintonia con i versi di Francesca Del Moro, intensificando la carica emotiva di ciascun racconto.

Agata, Agnese, Caterina, Regina martire, Cecilia, Perpetua, Felicita, Giuliana, Apollonia, Giulia, Margherita, Sofia e Lucia.

Tredici nomi, tredici donne che non si sono sottomesse.

Serenella Rondi