“Un libro deve essere come un’ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi.” scriveva Franz Kafka a Oskar Pollak in una lettera del 1904. Spesso è stata declinata in – un buon libro è un pugno in faccia – nel senso che deve rompere le difese interiori, disturbare, far pensare. E in qualche modo far operare una sorta di cambiamento in chi legge.

Ci sono libri che, senza assecondare necessariamente alte pretese narrative, sono necessari, perché diventano testimonianza.

Il memoir più famoso e discusso di questo nostro strano tempo è certamente quello postumo che ci ha lasciato in eredità Virginia Roberts Giuffre, Nobody’s Girl, in Italia pubblicato da Bompiani.

È una testimonianza diretta, a tratti cruda, un atto di coraggio e un “testamento morale” dedicato a tutte le sopravvissute ad abusi sistemici. Un memoir diverso da quelli pure molto intimi e famosi (e bellissimi) che popolano attualmente gli scaffali delle nostre librerie, da L’educazione di Tara Westover a Il Castello di vetro di Jeannette Walls. La sua unicità sta nel fatto che Giuffre racconta storie di abusi che coinvolgono alcune tra le persone più ricche e potenti al mondo.

“Fin dall’inizio è stato evidente che questo libro andava scritto con la massima precisione, per garantirne l’accuratezza, certo, ma anche per proteggere Virginia da quanti avrebbero voluto zittirla.” Commenta nella sua nota introduttiva Amy Wallace, collaboratrice di Giuffre che con lei ha redatto il libro.

La storia di Virginia porta il lettore nella sua infanzia, le foto a colori inserite all’interno del libro ci raccontano l’immagine di una splendida bambina bionda la cui parabola di crescita ha subito una incurabile distorsione verso l’orrido, un punto di non ritorno da quando suo padre ha iniziato ad abusare di lei fin dalla giovanissima età, 6 anni. Cedendola poi ad un suo amico, a sua volta abusatore di una figlia adolescente. Una vita costellata da traumi, allontanamenti, droghe per anestetizzare il dolore, centri di recupero per adolescenti problematici con metodi assai discutibili. Violenze e soprattutto solitudine.

“Immaginate una ragazzina seduta da sola sul bordo di un marciapiede, con il volto bagnato di lacrime. Ha quindici anni, ma è talmente magra che sembra più piccola. Potrebbe essere carina, con gli occhi azzurri e i lunghi capelli biondi, ma il volto lentigginoso è gonfio, il collo illividito, e in bocca sente un sapore che non dimenticherà mai: il metallo di una pistola. Sanguina da parti che non sapeva potessero sanguinare. Non è la prima volta che le fanno del male, ma mai fino a questo punto. Una folata di vento scuote le palme sopra la sua testa. Lei si asciuga il sangue dal labbro spaccato. Chissà cosa si prova, si chiede, a contare qualcosa per qualcuno.”

Il libro si apre così. Si deve fare un bel respiro prima di andare avanti. Si deve essere sicuri di voler compiere con Virginia un viaggio nel dolore. Virginia ci accompagna nel suo inferno.

Ancora minorenne, entra nell’orbita di Jeffrey Epstein e Ghislaine Maxwell, coppia perversa che la rende schiava sessuale per diversi anni. Maxwell reclutava ragazze giovanissime e vulnerabili per saziare gli appetiti sessuali di Epstein che, ammette anche lui, aveva bisogno di venire tre volte al giorno. Sempre.

Lavorava nella spa dell’attuale presidente degli Stati Uniti a Mar-a-Lago. Lo stesso Trump che, come sappiamo, conosceva benissimo Epstein, ha più volte affermato di aver rotto ogni legame con quest’ultimo prima che fosse indagato per reati sessuali. Il motivo? Epstein gli aveva portato via persone che lavoravano per lui. Trump viene nominato nel libro ma senza una diretta implicazione nei crimini di Epstein.

Un’altra poltrona presidenziale era solita frequentare le proprietà del finanziere (e le sue feste): Bill Clinton. Nei suoi confronti non viene formulata nessuna accusa specifica di abusi. Giuffre sostiene però che Clinton avrebbe fatto pressioni su Vanity Fair per non pubblicare articoli sul traffico sessuale di Epstein.

Nel libro viene nominato anche un “noto primo ministro” che avrebbe trattato Giuffre in modo violento, arrivando a soffocarla per ben due volte. La sua identità non viene mai svelata. Viene da chiedersi quanto importante sia questo primo ministro visto che Virginia temeva per la sua stessa incolumità se avesse fatto il suo nome.

Poi c’è la monarchia inglese che con il principe Andrea, ormai spogliato di tutti i suoi titoli e dei suoi incarichi dal fratello re, tocca i suoi livelli più bassi. Costretta ad avere rapporti sessuali almeno in tre occasioni, il principe avrebbe indovinato correttamente la sua età (17 anni), commentando che le sue figlie erano poco più giovani.

Nobody’s perfect, but that was unacceptable.

Intrighi, ricatti, una ricchezza enorme senza una tracciabilità chiara accumulata da Epstein in due decenni, una rete internazionale che unisce politici, principi, intellettuali, imprenditori, tutti accomunati da un atteggiamento famelico e predatorio che nella donna non vede che un corpo, uno strumento per ottenere piacere. E basta. Rispondendo così agli istinti più animaleschi. Quelli che partono dal basso ventre e che regolano le esistenze ascoltando solo ciò che c’è dalla vita in giù.

Gli scandali sessuali da soli raramente causano guerre. Funzionano più spesso come innesco o acceleratore di crisi già presenti.

Però quando coinvolgono figure di potere, possono delegittimare istituzioni, scatenare rivolte, provocare rotture religiose o politiche. Pensiamo alla guerra di Troia, allo scisma della chiesa anglicana, ai comportamenti sessuali scandalosi di Grigorij Rasputin e la sua relazione con la zarina Alessandra Fëdorovna che minarono la fiducia nella monarchia. Portando poi alla Rivoluzione russa.

Gli Epstein files sono un’arma potentissima, in grado di ribaltare ruoli, influenzare elettori, stringere accordi di non belligeranza o sganciare droni di potentissimi pa-droni.

Questa lettura ci riguarda tutti. Mette a nudo un sistema di corruzione e impunità che ha implicazioni dirette e indirette sulle vite di ognuno di noi. Non è spiare dal buco della serratura le abitudini sessuali di un manipolo di potenti, non ha nulla di voyeuristico o marginale. Restituisce un quadro politico che può spiegare molto di quello che sta avvenendo attualmente nelle democrazie occidentali. E non solo.

Grazie Virginia.

Angela Vecchione