Quel che facciamo dell’amore è una music novel che parla d’amore. Tutti i romanzi parlano d’amore, magari non solo, ma anche, è inevitabile, proprio perché nelle sue più varie e diverse espressioni l’amore è il motore trainante delle nostre azioni. In questo romanzo, Massimo Maugeri parla dell’amore in modo autentico, a tratti malinconico e a tratti energico, lasciando emergere i sentimenti, l’euforia e il dolore che caratterizzano ogni vissuto secondo una prospettiva complessa, come la vita, evitando di concentrarsi su un tipo d’amore sensuale e ideale (quello romantico da cartiglio dei cioccolatini, per intenderci).
La protagonista, l’avvocatessa italo-americana Martha Mengini Suffenlaw, è moglie e madre, amica, figlia, attivista impegnata nella difesa dei diritti civili degli afroamericani presso l’associazione che lei stessa ha fondato a New York. Martha è tutte queste cose e, probabilmente, molte altre ancora, ma in tutte queste versioni di Martha l’amore, nelle sue molte declinazioni – quattro, secondo C.S. Lewis[1] – funge da filtro attraverso il quale passano la delicatezza e l’attenzione, ma anche le impurità e gli errori che nessuno riesce a evitare nella vita. Tanto meno lei, che si svela umanamente imperfetta e vulnerabile nella tensione tra cuore e ragione, tra passione e assunzione di responsabilità. Perché l’amore capita, ma poi siamo noi a decidere cosa farne. E quando la decisione è presa, la risonanza nel mondo circostante è inevitabile. Se ne deve tenere conto.
L’apparente casualità di ogni incontro – Martha preferisce parlare di ‘magia’– corrisponde al bivio che spesso inaspettatamente ci si prospetta nel corso dell’esistenza. L’esperienza, gli errori finalmente compresi e l’emergere della coscienza illuminano la via e orientano le scelte, dando forma al sentimento d’amore nei suoi tratti più evoluti, passando dall’idea dell’amore come risposta funzionale al bisogno, all’amore capace di dare valore e dignità all’altro e come dono di sé. Perché l’amore si declina in molti modi e ci permette di capire chi siamo quando ci concediamo di uscire da una visione egocentrica della relazione. L’amore non è una prova di forza e ha bisogno del reciproco riconoscimento della vulnerabilità.
Ci troviamo nei pressi del Colosseo, a Roma, la sera dell’11 maggio 2003, e l’attesissimo concerto di Paul McCartney sta per iniziare. Il protagonista, che è anche la voce narrante, è un famoso scrittore italiano appassionato e profondo conoscitore dei Beatles. Il concerto è l’occasione del primo incontro con Martha. La passione che i due condividono per la band inglese emerge spontaneamente e con grande impatto emotivo, come consonanza del loro destino e diventando colonna sonora di un amore che non seguirà le vie più scontate della consacrazione. L’avvocatessa Martha e lo scrittore famoso si confrontano con molti eventi drammatici, alcuni di portata sociale, come l’uragano Sandy, la morte di George Floyd e la nascita del movimento Black Lives Matter, la pandemia da Covid-19, e altri dolorosi incidenti legati alla vita privata di Martha e alle persone a lei più care: l’amica Lucy, la figlia Jodie e David, il marito. Nel cuore di Martha si aprono nuove ferite che vanno ad aggiungersi agli antichi sensi di colpa che hanno condizionato profondamente le sue scelte umane e professionali. La distanza geografica che divide Martha e lo scrittore viene colmata solo occasionalmente e rende più complesse la comunicazione e l’evoluzione della relazione. O, forse, permette di salvarla. Se la lirica rinascimentale poneva nella distanza tra gli innamorati un’occasione di consolidamento anziché di interruzione del sentimento[2], allo stesso modo anche tra Martha e lo scrittore la storia si espande nel tempo e trova una dimensione, non del tutto scontata ma di fondamentale importanza e concretezza. Martha Mydear e Paperback Writer non si ergono sul piedistallo della loro posizione sociale, si svelano come esseri umani credibili, hanno entrambi delle ragioni e delle motivazioni, come avviene nella realtà, e accettando le reciproche debolezze, con senso etico, con autocritica e con molto rispetto, trovano una forma d’amore possibile.
Ho riascoltato tutti i brani che Maugeri ha citato nel suo romanzo, da Now And Then a Blackbird (con particolare attenzione), e poi She’s Leaving Home, Live and Let Die, Hey Jude e While My Guitar Gently Weeps, tra le altre, e ho sentito di nuovo il mood dei pomeriggi d’estate al parco vicino a casa, dove il juke box suonava Let it be e My Sweet Lord, e noi stavamo tutti intorno a sognare Londra e i Beatles. Questo romanzo ha il grandissimo pregio di riuscire a fermarti, ti cattura e ti chiede di ascoltare. La musica, certo, ma anche la storia che la musica accompagna. E lo fa con molta eleganza, con la scorrevolezza di una scrittura pienamente consapevole del proprio potenziale comunicativo. La narrazione fluisce con estrema naturalezza e armonia, come la musica che costantemente accompagna le vicende narrate, negli importantissimi flashback e nel presente storico, muovendosi avanti e indietro nel tempo con la forza della memoria e della riflessione. Maugeri è particolarmente efficace nel creare sospensione e attesa, nel posticipare opportunamente lo svelamento di alcune parti significative per creare tensione narrativa e intensa partecipazione emotiva nel lettore.
Ma perché proprio i Beatles? Non è azzardato affermare che il mito dei Fab Four sia stato e sia ancora oggi un faro, un raggio luminoso che indica una direzione. I Beatles sono LA musica, un archetipo[3], l’inizio di un’era che ha determinato e influenzato la musica successiva, e non smette di emozionare perché l’amore è inevitabile, è propulsore di ogni narrazione messa in musica, motore di ogni movimento del cuore che non smetteremo mai di raccontare e di ascoltare. Se pensiamo alla storia dei Beatles come a una parabola che metaforicamente rappresenti la vita, l’ultima (o la penultima?) canzone dell’album Abbey Road, The End, lascia in eredità un bellissimo messaggio all’umanità: l’amore che ricevi è uguale all’amore che dai[4], che è tutto ciò che serve sapere per dare senso all’esistenza.
Martha Mydear e Paperback Writer sono un modello di maturità sentimentale, il punto d’arrivo, o di partenza forse, di una relazione che è stata messa alla prova dalla vita più e più volte, eppure non ha mai perso mai consistenza. Perché è autentica, come la scrittura di Massimo Maugeri.
Luisa Campedelli
[1] C.S. Lewis, I quattro amori, 1960
[2] John Donne, A Valediction: Forbidding Mourning, 1611
[3] P. Borgognoni The Beatles, il mito dei Fab Four, Diarkos, 2023
[4] The Beatles, And in the end, the love you take/Is equal to the love you make, The End, Abbey Road,1969
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