Cosa spinge i lettori verso storie di case antiche, superstizioni e riti nascosti? Forse il bisogno di riconoscere un’Italia che, pur cambiata, conserva ancora il fascino dell’occulto. È da questo desiderio che prende vita Amarsi in una casa infestata (Mercurio Books, 23 maggio 2025), il nuovo romanzo di Matteo Cardillo, che intreccia folklore e introspezione in un racconto intenso e perturbante.

Il protagonista, senza nome, si trasferisce a Bologna, in un appartamento di viale XII Giugno, con tre coinquilini: Gloria, Samira e Johann. È estate, tempo di cambiamento, e ciò che appare come una normale convivenza si trasforma presto in un’esperienza perturbante. Il protagonista descrive la loro casa come un essere vivente, come un corpo che respira: “Ora so che all’epoca la casa aveva ingannato tutti, facendoci credere che l’odore provenisse dai frutti malati. Ma quello era il suo alito, uno sbadiglio. Come le piante succulente dell’Indonesia, era lei che spandeva un fetore guasto”.

Ma non si tratta di una semplice ghost story. Cardillo usa il soprannaturale come vero e proprio linguaggio: ogni rumore, ogni apparizione è una manifestazione emotiva, un sintomo del disagio, del desiderio e della paura che abitano i personaggi. La casa infestata osserva, risponde, reagisce; è un organismo che si nutre delle vite e delle energie di chi la abita.

Accanto al gotico emerge una sfumatura noir, con una medium che mette in contatto vivi e morti, simbolo del confine sottile tra realtà e allucinazione.

Tutt’a un tratto, nel cuore della narrazione, al gruppo di coinquilini si aggiunge una figura enigmatica: una medium che mette in contatto il mondo dei vivi e quello dei morti. È con lei che l’autore aggiungerà una sfumatura noir all’opera, attraverso la quale i protagonisti comprenderanno che i fantasmi non vogliono soltanto spaventare, ma chiedono di essere riconosciuti, ascoltati, ricordati.

Eppure, ciò che davvero inquieta in Amarsi in una casa infestata non è la presenza dei morti, ma i turbamenti dei vivi. I quattro ragazzi devono affrontare le proprie relazioni, la gelosia, la fine di amori e amicizie, l’inizio di nuovi percorsi: il romanzo diventa così anche una storia di formazione, dove l’orrore non rappresenta un genere letterario in senso stretto ma anche, e soprattutto, un modo di raccontare il disagio di crescere, di accettarsi, di amarsi.

Con il suo nuovo romanzo Cardillo mescola vecchio e nuovo, mitologia popolare e scetticismo contemporaneo, costruendo un horror intimo e malinconico dove i fantasmi non sono altro che parti di sé murate vive. La fine dell’opera costringerà il lettore a riflettersi nelle sue pagine. Perché la casa infestata è nient’altro che uno specchio: riflette ciò che i protagonisti cercano di nascondere; desideri taciuti, identità in trasformazione, parti di sé murate vive. I fantasmi diventano metafore dell’amore che spaventa, dell’insicurezza che paralizza, dell’intimità che costringe a guardarsi dentro.

Amarsi in una casa infestata lascia addosso al lettore una malinconia sottile, come un odore che impregna una stanza anche dopo che tutte le finestre sono state aperte. È un romanzo che parla di ciò che sopravvive al tempo, dell’incontro tra folklore e verità, della necessità di restare anche quando tutto intorno sembra volerci spingere alla fuga.

Rossella Lettieri