Figlio del mare è la storia di un giovane, Edenn, portato dal mare in fasce sulla spiaggia di Bessir con l’aiuto dei granchi che sono rimasti suoi grandi amici. Edenn è stato adottato dal generale Alvarez, capo del Sud, dopo la morte in battaglia durante la guerra contro il Nord del figlio Gonzalo.
Purtroppo Edenn ha un grande problema, non riesce ad amare, si blocca non appena una ragazza si avvicina e gli parla e questo è un grave cruccio per il padre che vorrebbe una discendenza per gli Alvarez.
Da parte sua anche il generale e la moglie hanno qualche problema, lei è rimasta sconvolta dalla morte del figlio che ha minato la sua sanità mentale, mentre lui è incapace di instaurare rapporti normali con gli altri e non riesce ad amministrare correttamente il potere.
Questo romanzo si può leggere secondo diverse ottiche. Si possono cercare i riferimenti alla narrativa sudamericana e al realismo magico, oltre al personaggio del generale anche l’ambientazione, pur molto stilizzata, ci richiama certi paesaggi sudamericani.
Oppure si può trovare il rimando al Ritratto di Dorian Gray e al tema del doppio, sia nel rapporto tra il generale con lo specchio che riflette la sua immagine, anche se sarebbe più corretto dire che riflette il suo ego, sia nel fatto che solo quando Edenn troverà il suo “doppio” in termini di sofferenza sarà in grado di provare un sentimento di amore.
Infine si può leggerlo come una bella fiaba contro la guerra, la violenza e l’egoismo umani. “Per amare gli altri bisognerebbe rendersi disponibili a creare un po’ di spazio nel proprio io, per accoglierli, a limitarlo per farli esistere,” questa si può intendere come la morale della storia: chi riesce a fare spazio in se stesso per accogliere l’altro riuscirà a sopravvivere e a essere felice, mentre chi desidera possedere l’altro per accrescere il proprio io è destinato a soccombere.
Rita Garzetti

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