Benvenute e benvenuti al secondo appuntamento di #gialloreview, la rubrica mensile su gialli, thriller e noir.
Nel numero di febbraio avevo parlato di Norferville di Thilliez e dell’influenza del paesaggio nel giallo. In questo numero parlerò ancora di paesaggio in giallo, ma non più di un ambiente reale come il nord del Canada per Norferville, ma di un ambiente virtuale, come lo possono essere i quadri di Claude Monet, il famoso pittore impressionista. Infatti Ninfee nere, opera del 2011 di Michel Bussi, autore francese di gialli attualmente più venduto nel suo Paese, si svolge a Giverny, in Normandia, dove il famoso artista è vissuto più o meno continuativamente dal 1883 alla morte avvenuta nel 1926 e dove dipinse circa duecentocinquanta tele raffiguranti le ninfee che fiorivano nel laghetto del suo giardino. Ninfee di tutte le sfumature di colore e ora rappresentate su decine di oggetti diversi, dagli ombrelli alle tazze, ma che non sono mai state nere. Eppure nel romanzo di Bussi un quadro raffigurante delle ninfee nere avrà un’importanza fondamentale che, come per altri indizi sparsi nel testo, si capirà solo alla fine
.

Ninfee nere è un romanzo da leggere due volte, talmente sorprendente è la conclusione che il lettore non si capacita di essere stato raggirato in maniera tanto plateale quanto inavvertibile.

Ninfee nere è, a mio parere, un capolavoro del genere giallo dall’apparente trama usuale: un oftalmologo si è trasferito da Parigi a Giverny e qui viene trovato ucciso a poca distanza dal famoso giardino di Monet. L’irrequieto e un po’ strano ispettore Sérénac viene incaricato dell’indagine e insieme al coscienzioso e zelante ispettore Bénavides svolge un’inchiesta che apparentemente non porta a nulla. Tutto qui? Direte voi. In realtà Bussi è un maestro dell’intreccio e tutti i fili troveranno uno scioglimento finale del tutto inaspettato e stupefacente.

Tuttavia il valore aggiunto del romanzo sta nella full immersion nel paesaggio impressionista di Monet. Al lettore sembra veramente di passeggiare nel famoso giardino o di visitare la casetta del pittore e magari anche di trovare qualche tela perduta del maestro forse proprio quelle Ninfee nere che qualcuno dice siano state dipinte poco prima della sua morte. Soprattutto al lettore pare di entrare veramente nei quadri raffiguranti ponticelli, colazioni sull’erba e signore con l’ombrellino. Infatti all’inizio dell’opera Bussi riporta la citazione di Robert-Kempf: Con Monet non vediamo il mondo reale ne cogliamo le apparenze. Proprio sulle apparenze si fonda questo romanzo, apparenze che però appaiono più vere del vero.

E non aggiungo altro perché con Ninfee nere lo spoiler è in agguato dietro ogni parola!

Concludo con un consiglio: leggete questo romanzo e mi direte se Bussi non è veramente un maestro del genere.

Cinque stelline, quindi, e a risentirci il mese prossimo con un altro libro. Piccolo spoiler: andremo in Australia.

Chiara Ombra

  1. #GialloReview: Norferville di Franck Thilliez tra gelo, denuncia sociale e thriller nordico