Ci sono libri che si insinuano sottopelle, che sfiorano la carne e la incidono, lasciando un segno profondo e indelebile. Occhi d’acqua di Conceição Evaristo, tradotto in italiano da Francesca De Rosa per Capovolte edizioni, appartiene a questa categoria: una raccolta di racconti che affonda le mani nella vita con la stessa intensità con cui scava nella morte. Qui, ogni personaggio è materia viva, carne pulsante e pensiero febbrile, attraversato da desideri, dolori, ossessioni.
Conceição Evaristo è una scrittrice brasiliana, docente, ricercatrice, con un Dottorato di ricerca in Letterature comparate. Dal 2022 coordina la cattedra Olavo Setúbal di Arte, Cultura e Scienza presso l’USP, Università di San Paolo. Autrice di racconti, poesie e romanzi, oltre a una vasta produzione scientifica, ha ottenuto diversi riconoscimenti per il suo notevole contributo nella letteratura brasiliana contemporanea ed è stata nominata Personalità Letteraria dell’Anno dal Premio Jabuti nel 2019. Il suo esordio letterario avviene nel 1990 con la pubblicazione di alcune poesie nell’importante rivista dedicata alla storia culturale afro-brasiliana Cadernos Negros, promossa dal gruppo Quilombhoje. Tra le sue opere principali i romanzi Ponciá Vicêncio (2003), Becos da Memória (2006), Canção para ninar menino grande (2018), le raccolte di racconti Insubmissas lágrimas de mulheres (2011), Histórias de leves enganos e parecenças (2016).
La sua scrittura nasce dall’esperienza diretta delle favelas brasiliane, di cui racconta con un linguaggio potente e materico. Tanto che lei stessa ha coniato il termine Escrevivência per definire la sua scrittura come esperienza vissuta ed espressione di un sapere incarnato femminile nero. I quindici racconti che compongono Occhi d’acqua sono stati tradotti vent’anni dopo la loro scrittura, ma conservano intatta la loro forza narrativa.
L’acqua, elemento ricorrente nel titolo e nelle storie, si fa metafora della fluidità dell’esistenza, della sua capacità di trasformarsi, di adattarsi ma anche di sommergere. Gli “occhi d’acqua” dei protagonisti sono specchi liquidi che riflettono il mondo senza filtri, lasciandone emergere la brutalità e la meraviglia. Non c’è giudizio nelle parole dell’autrice, solo una narrazione implacabile che ci obbliga a guardare, senza distogliere lo sguardo, la bellezza feroce del reale.
Le storie si sviluppano con una prosa asciutta, essenziale, e proprio per questo ancora più potente. Ogni frase è una lama affilata, ogni scena è costruita con la precisione di un’incisione nella pietra. La scrittura di Conceição Evaristo ricorda per certi aspetti quella di autori del realismo magico latinoamericano, con una capacità rara di restituire il corpo alle parole.
Occhi d’acqua è un libro che non lascia indifferenti. Si esce dalla sua lettura con la sensazione di aver attraversato una tempesta, di aver toccato il cuore pulsante della vita e della morte. È un’esperienza di lettura intensa, viscerale, che lascia addosso il sapore della carne, del sangue, dell’acqua che scorre e tutto trasforma. Un libro necessario, per chi non ha paura di guardare in faccia la verità della propria esistenza.
Lea Iandiorio
Questo libro fa parte del percorso di lettura ad alta voce organizzato dal Circolo dei lettori nell’ambito del progetto La Cultura dietro l’angolo. Tre incontri tenuti presso la sede dell’associazione Babelica e organizzato dalla casa del quartiere di San Donato a Torino, Più SpazioQuattro. A leggere insieme a Mariella Fabbris e Lea Iandiorio c’erano tra gli altri Cristina, Dolores, Pia, Raffaella, Paolo, Rita, Donatella, Carolina, Sergio, Nicola, Fausta, Laura, Claudia.

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