Orso racconta dell’ingresso e poi dell’esplorazione di un territorio sconosciuto, oltre la frontiera di ciò che è consentito, accettabile e immaginabile.
Per evadere dal grigiore e dall’insoddisfazione Lou accetta un incarico di lavoro su un’isola sperduta del Nord canadese. Nei mesi estivi che trascorre nella grande casa ottagonale sull’isola, catalogandone l’immensa biblioteca, Lou si trova con un insolito convivente, un anziano orso che abita il capanno nel giardino della casa. Il rapporto con l’orso, improntato all’inizio sulla diffidenza e su un po’ di paura, nel giro di poco tempo diventa più familiare, fino a svilupparsi in un rapporto stretto e molto vicino. L’orso ottiene uno spazio crescente nella quotidianità di Lou che dedica sempre più tempo in attività all’aperto insieme a lui e gli concede poco a poco anche di entrare nei suoi spazi: ha così accesso agli spazi della casa, alla biblioteca mentre lei lavora, ha un posto rilevante nei suoi pensieri e Lou si fida sempre di più di instaurare con l’animale un contatto fisico e poi intimo, pur rimanendo, nel contempo, imprevedibile e potenzialmente pericoloso.
Nello svolgimento del romanzo la scelta del viaggio verso il Nord corrisponde ad un movimento di apertura di Lou nei confronti della vita e delle esperienze in generale: quando, dopo una lunga riflessione, la donna decide di accettare l’incarico e partire, in lei si percepisce una sorta di attivazione della voglia e del piacere della scoperta, che rimane come dimensione che caratterizza l’intera esperienza sull’isola. Il fatto di trovarsi completamente sola la fa sentire bene, si immerge sempre di più nell’esplorazione della natura e dei luoghi remoti dell’isola, poi inizia a coltivare un orto; anche il suo lavoro, inizialmente descritto come monotono e metodico, si vivifica attraverso una ricerca sulla genealogia della famiglia che ha costruito la casa e la biblioteca; parallelamente a tutto questo cresce la curiosità e l’attrazione per il contatto con l’orso, che è il vero filo del racconto. Homer, il tenutario dello spaccio da cui Lou va in barca una volta alla settimana per procurarsi i viveri di base, le dice: “Ricordi che per quanto possa sembrare umano, resta pur sempre una creatura selvaggia”. Il modo in cui evolve e viene raccontata la relazione tra Lou e l’orso è notevole e rimane impresso perché racconta la costruzione del rapporto con un Altro che non è del tutto conoscibile, non è completamente addomesticabile, di cui non riconosciamo il codice e il linguaggio; un legame che si evolve lentamente perché, non avendo altri riferimenti, ogni passo in più che viene fatto è anche, contemporaneamente, indicazione della possibilità stessa di proseguire.
“…mentre era immersa in questi pensieri, un animaletto non più grande di un moscerino le diede un pizzico sulla gamba attraverso la stoffa dei pantaloni. Le uscì il sangue. Tornò dentro.
Nell’eventualità che l’orso ci restasse male (ormai aveva capito che poteva proiettare qualsiasi emozione sull’animale, ma lo spettro reale dei suoi umori rimaneva imperscrutabile) uscì di nuovo, impiastricciata di lozione anti-zanzare e lo accompagnò verso il canale, dove l’acqua era più bassa e quindi più calda. Lì, lui si mise a nuotare tirando al massimo la catena, schizzando incredulo ogni volta che arrivava al limite estremo della sua libertà, mentre lei era seduta con le gambe nell’acqua e una maglia col cappuccio tirata su, intenta a scacciare gli insetti. L’orso andò a sedersi sulle pietre scintillanti e cominciò a dimenare in aria le zampe contro gli sciami di zanzare che gli finivano negli occhi e nelle narici.
«Oh, orso», rise. «Siamo una coppietta spassosa.» Lui si girò e sembrò proprio fare un sorrisone.”
Il romanzo procede con un ritmo interno lento, ripetitivo, in armonia con la quotidianità che racconta, mantenedo una sorta di basso profilo anche nell’evoluzione di una trama che, con molta naturalezza e senza toccare nessun luogo comune, porta i lettori molto oltre a ciò che si aspettavano. Hanno un fulgore particolare i punti in cui viene descritta la natura dell’isola, che, oltre all’orso, è l’altra relazione significativa per Lou nella storia.
Alle sette si alzò, si infilò gli scarponi e uscì per monitorare il suo regno.
Era un regno immenso. Quasi cento metri di lungofiume trasformati in prati selvaggi e rigogliosi. Lungo l’argine si ergeva una schiera di aceri in fiore, piantati a intervalli regolari. E più in là, l’acqua del fiume scorreva argentea, increspandosi nei punti di secca, per poi sparire tra betulle sottili e arbusti. Non c’era traccia di altre abitazioni.
Rimase quasi immobile lungo la riva, conscia che anche il più piccolo movimento, persino le mani che si sfregavano nelle tasche del cappotto in cerca di calore, avrebbe prodotto un rumore alieno.
Il libro è stato pubblicato in Italia da La Nuova Frontiera nel 2019 e ripubblicato nel 2024 ma è stato scritto originalmente in Canada nel 1976. Un libro che ha suscitato scandalo, che è diventato un libro di culto ed una lettura potente e controversa, come lo sono tutti i libri che raccontano le dimensioni del desiderio e dell’erotismo in maniera integrale ed onesta, riportandone la complessità, senza distinguere tra ciò di cui si può parlare e ciò che è meglio non dire.
Lisa Burger
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