Ho letto con molta emozione Padrenostro, il romanzo di Sabrina Efionayi edito da Feltrinelli.
Avevo finito da poco il suo libro autobiografico, uscito un paio di anni prima del romanzo: Addio, a domani, un memoir pubblicato da Einaudi Stile libero, che aveva riscosso molto successo.
Siccome so di emozionarmi a volte per cose che lasciano indifferenti gli altri e viceversa, parto da questa emozione, che è anche il motivo per cui questa è una recensione di due libri e non di uno solo. Si tratta infatti di due libri scritti dalla stessa persona ma che appartengono a due generi letterali differenti, la fiction e la non-fiction, o meglio, l’auto-fiction.
Potrei scrivere in realtà di molte cose memorabili su questa autrice, cose che però probabilmente sono già state scritte: Sabrina oggi ha 26 anni e frequenta l’Università di Lettere e Filosofia di Napoli, il che vuol dire che è diventata Scrittrice molto prima di diventare Adulta e di scoprire cosa farà da Grande. Poi è memorabile la sua storia, quella che racconta in Addio, a domani, l’autobiografia. Ovvero il suo essere figlia di due madri, di una madre bambina vittima della tratta della prostituzione, e il suo essere figlia di una madre affidataria, che l’accolta e cresciuta come parte di sé, capace di includere complessità e sfide di questo tipo di esperienza.
Sabrina è anche figlia di due nazioni, la Nigeria – patria da cui si parte per disperazione o per speranza, e l’Italia, una Italia dal carattere forte, in cui Sabrina cresce tra appartenenza e impossibilità: Napoli, Castel Volturno, Villaggio Coppola.
Osservare la qualità della scrittura di questi due libri nel passaggio da un genere all’altro, osservare quello che è rimasto nel travaso, decifrare a poco a poco una voce autentica, intatta, forte mi ha emozionata, all’improvviso, mentre mi immergevo nelle scene e nelle atmosfere del secondo libro, il romanzo.
Nella definizione del vocabolario, un testimone è una persona che, assistendo a un fatto, può attestarlo, cioè farne fede, affermarne pubblicamente la veridicità, o dichiarare come esso realmente si è svolto.
Per scrivere la sua autobiografia Sabrina ha dovuto prendere distanza, diventare testimone di sé stessa e della verità che la sua storia racconta. Ha dovuto cercare una distanza necessaria a gestire la materia incandescente, e così la sua narrazione in terza persona, al presente, è diventata voce pacata e chiara, scansione lucida della brutalità di cui la sua vita è protagonista.
Ma non mi aspettavo che accadesse anche nel romanzo, dove ho ritrovato invece la stessa scansione, ho riconosciuto una voce – testimone di una brutalità immaginata, eppure così fortemente reale e realistica, e probabilmente strappata realmente dalla Napoli in cui l’autrice è cresciuta.
Mi ha così emozionato una voce tanto solida, in una Scrittrice tanto giovane.
Se la storia di Addio, a domani racconta di due madri e di una figlia, in Padrenostro, il padrone della storia è un padre, come a completare il triangolo dei ruoli di una famiglia.
Un padre patriarca, padrenostro, padre mostro, padre patria, che controlla, punisce, decide. Fa e disfa i suoi figli. Dominatore dell’ombra complice della madre, colpevole e vittima pur e lei, colpevole in quanto adulta, madre che divora silenziosa le figlie e i figli, tanti figli in questo caso, tutti noi, forse, nessuno escluso, infine, che possiamo riconoscere un padre padrone o una madre taciuta in qualche aspetto della nostra vita, che sia un’istituzione, un governo, una famiglia, una persona…
Leggere questo libro ha riattivato in me le immagini di C’è ancora domani, il film di Paola Cortellesi, con simile poesia e simile voce distante: nel film la distanza ci viene offerta dal bianco e nero e dalla poesia immaginifica che accede al racconto della violenza umana, in Padrenostro il bianco e nero è questa terza persona – voce pacata che non si sottrae a nulla e a nessun dettaglio, e allo stesso tempo non scompone, non deflagra, si lascia attraversare dalle onde della storia, e tu lettrice e lettore la ritrovi lì, con te ad aspettarti e portarti fino alla fine del libro.
Marta Pastorino
Marta Pastorino è narratrice e formatrice, e attraversa la scrittura partendo dal corpo, dall’esperienza, dalla relazione. Nella sua Newsletter corpoacorpo esplora autobiografia, educazione, piacere e attivismo come pratiche vive e condivise.
L’incontro con exlibris20 nasce da questa stessa urgenza: leggere e scrivere come gesti radicali, capaci di aprire spazi comuni. Da qui prende avvio una collaborazione che intreccia riflessione critica e racconto di sé, e che oggi si traduce nella sua lettura dell’opera di Sabrina Efionayi.
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