La Groenlandia è stata per molto tempo, nel mio immaginario, un non luogo. Troppo bianca, troppo fredda, troppo ovattata, troppo… lontana. Ma gli avvenimenti geopolitici di inizio anno hanno fatto in modo che io iniziassi a vederla, a pormi delle domande, a capirci qualcosa in più. Il libro Groenlandia e altri ghiacci. Viaggi nell’Artico fra passato e presente, curato con da Paolo Calvino e Giorgio Enrico Bena per Neos Edizioni, non è un semplice libro di viaggio, né una mera cronaca storica. È un libro che avvicina, una raccolta ricca e sfaccettata che riesce a comporre un ritratto completo e emotivo e nuovo delle regioni polari, in particolare della Groenlandia, attraverso un dialogo potente tra il coraggio degli esploratori di ieri e la lucida consapevolezza dei reporter di oggi.
Il volume si presenta come un affascinante mosaico di voci e immagini. Alle audaci imprese storiche che hanno segnato l’epopea artica, come quelle legate alle spedizioni della Stella Polare e al Duca degli Abruzzi che si legano anche al prestigioso archivio fotografico della Fondazione Sella, si affiancano i reportage contemporanei che ci portano in Islanda e nelle comunità remote della Groenlandia moderna.
Gli autori e i collaboratori hanno un compito difficile che portano a compimento con incredibile qualità e sguardo inedito, elevando il testo a una profonda riflessione antropologica e culturale. Il lettore viene guidato oltre il paesaggio maestoso per incontrare i popoli Inuit (Kalaallit), gli esploratori di ieri e di oggi e per fare una riflessione sul contemporaneo e sulla quotidiana lotta per preservare un’identità unica in un mondo che cambia velocemente.
Abbiamo alle spalle la COP30 di Belem che non ha portato i risultati sperati e in questo nuovamente il libro ci parla di contemporaneità attraverso storie vecchie e nuove: non si può parlare dell’Artico oggi senza affrontare il tema cruciale della crisi climatica, e Groenlandia e altri ghiacci lo fa con urgenza e lucidità. Il riscaldamento globale è un co-protagonista silenzioso ma distruttivo che minaccia non solo la biodiversità, ma anche l’esistenza stessa delle culture indigene, costrette ad adattarsi a un ambiente che non riconoscono più.
L’apparato fotografico è eccezionale, e contribuisce ad immergere il lettore nella narrazione e nella storia. Le foto storiche si contrappongono alla nitidezza e alla forza delle immagini attuali, creando un ponte visivo che rende l’esperienza di lettura ancora più immersiva e sentita.
Un libro consigliatissimo per sentirsi cittadini del mondo, vicini, consapevoli, responsabili.
Maria Laura Colmegna

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