Per una lira è il titolo di una canzone di Lucio Battisti che comincia così: Per una lira io vendo tutti i sogni miei. E poi la voce a strisce di Battisti racconta la storia di qualcuno che a malincuore si distacca da una parte di sé. Ascoltandola, ho sempre pensato a chi scrive. In particolare agli esordienti. Chi, per la prima volta (e spesso per una lira) consegna il proprio destino al mondo. Nell’incertezza e nell’imprecisione, un esordio insegna a scrivere più di un capolavoro (anche quando le due cose coincidono: David Foster Wallace, La scopa del sistema, 1987). Per una lira è uno spazio dove leggendo le nuove voci della narrativa, italiana e straniera, metteremo in luce alcuni aspetti di un romanzo legati al gesto dello scrivere per la prima volta, ovvero alla scoperta della propria voce.

Alessandra Minervini, scrittrice, editor e writing coach. Il suo primo romanzo si intitola Overlove, LiberAria 2016. Il suo sito è alessandraminervini.info. Qui gli articoli pubblicati su exlibris20.


Sara Maria Serafini, Quando una donna, Morellini Editore

Lezione n. 13

Chi ben comincia

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Come dice Marcovaldo nell’omonima raccolta di Italo Calvino: “Chi ha l’occhio, trova quel che cerca anche ad occhi chiusi”.
L’occhio per un narratore è il più indipendente tra i nostri sensi. Quello che vede, non lo decide chi scrive. Non sempre, almeno. Ciò che penetra la sua traiettoria è un fattore esterno.
Volendo accostare la scrittura alla fotografia, dovremmo stabilire che queste due discipline necessitano degli stessi strumenti del mestiere. Cambia il loro supporto. Penna e pc per lo scrittore; macchina fotografica per il fotografo. Il risultato, in entrambi i casi, restituisce lo sguardo dell’autore.
In questo caso dell’autrice. Sara Maria Serafini nel suo primo romanzo, Quando una donna appena uscito per Morellini editore, ha guardato storie che forse non voleva o non si aspettava di guardare. E dunque di scrivere. Forse, anche per questo, ha trovato un modo coinvolgente per farlo. Le sue parole riproducono perfettamente uno sguardo, a cominciare dal primo sguardo.

L’incipit è una delle croci e delle delizie di chi per la prima volta si approccia al gesto della narrazione (quante volte ci hanno intimato: guarda che l’incipit è tutto, devi essere convincente e coinvolgente). Il romanzo della Serafini ha superato la prova, si varca l’uscio della storia che è un piacere, guidati dalle sue inquadrature fotografiche, sapienti ma non saccenti.

«Quando era bambina, in Polonia, la aspettava come si aspetta una profezia. Con un misto di certezza e stupore, per qualcosa che sai che accadrà, ma che continua a sembrare magico.»

Chi sta guardando, nel suo passato, è Anika, una dei due punti di vista del romanzo: essendo questa una storia a due voci femminili: l’altra è quella di Claudia. Anika ha origini polacche anche se vive a Torino; Claudia, l’altra voce che osserva e racconta, vive a Rossano in Calabria. Entrambe hanno un amore per il quale loro non hanno più occhi. Nella prima scena, chi guarda dunque è Anika (ammetto essere il mio punto di vista preferito tra le due) che mostra ciò che vede fuori. Vede la neve, come si legge nel capoverso poco precedente a quello della citazione. Dall’esterno lo sguardo passa all’interno e Anika dentro ci vede freddo, tanto freddo, e racconta da dove viene questo freddo: dal suo passato lontano nel tempo e nello spazio. Che magnifica immagine quella di attendere la neve come una profezia! Quando si scrive una storia si ha la sensazione di compiere un salto nel vuoto. Vuoto che non si percepisce in questo caso, dove le prime immagini (un mix di visioni del presente e del passato) raccolgono l’energia attraverso una scrittura percettiva. L’osservazione, che può sembrare un’attività naturale, per chi scrive è il risultato di un allenamento costante. A volte è un talento che preesiste alla storia raggiunta poi per tentativi ed errori.

Soprattutto per trovare un buon incipit. Osservare l’esterno, quello che ci circonda ogni giorno, è il migliore esercizio di scrittura creativa. Si scopre che si sa già quello che si desidera guardare (e scrivere, di conseguenza) e che bisogna solo dargli il modo. Modo che nel caso dell’esordio della Serafini passa attraverso i sentimenti, senza sentimentalismi. La scrittura precisa, mai frettolosa, disegna l’amore e il suo contrario dentro piccole diapositive. Quando si finisce di leggere, le diapositive riproducono uno specchio che sembrava appannato ma in grado di dire – meglio di prima – la verità sui personaggi. Sulle persone.

Piccola bibliografia per chi vuole scrivere
Chi ben comincia



Italo Calvino, Marcovaldo, Mondadori 2016
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