Ci sono storie molto difficili da raccontare e ascoltare: il primo istinto è quasi sempre quello di voltare la pagina, chiudere gli occhi e non soffermarsi, ma  la scrittura è più potente rispetto a questo istinto di fuga ed esistono libri “scomodi” che vanno oltre. Sicuramente come La città dalle finestre chiuse, di Sara Notaristefano, autrice e docente tarantina, che per Les Flâneurs ha raccontato una vicenda forte, incentrata sul grande “gap” tra generazioni, tra il disagio della protagonista, Gabriella, una mente brillante, ideali forti e una sensibilità che la allontana dai coetanei, che una mattina si getta dal nono piano di un palazzo di fronte alla scuola. Un fulmine che accompagna l’intera narrazione e che trasporta subito in una dimensione di rabbia, sconcerto.

Per la sua famiglia, i compagni, gli insegnanti, è uno shock che lascia sgomenti e increduli: cosa può aver motivato un gesto simile? Cosa celava questa adolescente dietro la sua sensibilità estrema? Da qui il romanzo entra nel vivo in una Taranto che fa da “set” ai dialoghi, alle vite quotidiane, ai quartieri, ai luoghi di ritrovo dei ragazzi e delle ragazze e diviene centrale il rapporto con le famiglie che resta tale, per tutta la narrazione. I docenti devono affrontare pregiudizi, rigidità e l’influenza spesso dannosa dei genitori. Con l’intento di proteggere, molti vedono i ragazzi più fragili di quanto siano, mentre ciò di cui hanno davvero bisogno sono sfide reali, non una vita rinchiusa in una fragile bolla protettiva. Notaristefano ci rimanda alla teoria – spesso citata da Massimo Recalcati  –  per cui le fragilità emotive della gioventù di questo momento storico, sospesa tra il desiderio di possedere e un’apatia che annebbia ogni passione interiore, necessita del ruolo degli adulti che hanno il  compito di riaccendere quella scintilla, non solo di attaccarsi alle regole, alle richieste. Gabriella come tanti suoi coetanei è anche pervasa dalla “cultura della performance”, che descrive un modo di vivere in cui ogni relazione e ogni azione si trasformano in una prova da superare, e “stare sul pezzo”  e che diventa il segno di chi è ritenuto valido e apprezzato.  E che ovviamente porta a gravi conseguenze.

L’autrice attraverso una scrittura limpida prova a guidarci in una serie di  riflessioni sul mondo degli adolescenti e sulle loro scelte, le abitudini, i rituali, ma lo fa partendo da un fatto estremo, sino a giungere al messaggio della possibilità di ritrovare luce anche nei momenti più cupi,  aprendo una riflessione sulla complessità di una generazione che ha innanzitutto bisogno di ascolto. E confronto.

Attraverso la potenza del linguaggio e dell’ascolto, Notaristefano evidenzia come la fragilità possa trasformarsi in uno strumento di resistenza, attenzione e trasformazione.

La città di Taranto diventa a sua volta protagonista della vicenda e richiama la tradizione della letteratura industriale italiana, che ha lasciato un’impronta significativa con opere come La vita agra di Luciano Bianciardi e, più recentemente, Acciaio di Silvia Avallone, ambientato a Piombino e incentrato su due adolescenti. Per Notaristefano, il territorio in cui si vive influenza profondamente le scelte individuali e collettive, la libertà e la solitudine. Colpisce la profonda amarezza di alcuni personaggi del romanzo, consapevoli di non poter salvare la propria città, proteggere i giovani o trasformare una società apparentemente immutabile. Eppure, anche in un contesto segnato dalla rassegnazione, emergono figure che continuano a lottare: una dirigente scolastica che non si piega alle minacce, una giovane insegnante animata da ideali e una giornalista coraggiosa e instancabile.

Spicca quindi un riflesso generazionale nei confronti della città, luogo per cui Gabriella e molti suoi coetanei desiderano combattere, emancipandosi dalle vecchie dinamiche, al contrario dello zio Enrico, ormai stanco e disilluso. Le finestre che tengono fuori le polveri dell’industria sono le stesse che blindano le aspirazioni a una crescita collettiva e personale di cui invece, come l’autrice sottolinea nella sua sotto trama, si avrebbe un bisogno assoluto.

Antonella De Biasi

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