Nello scorso numero di #gialloreview ho dato un indizio sul libro di questo mese dicendo che saremmo andati in Australia e credo che molti di voi avranno pensato a gialli in cui ci sono famiglie di assassini o treni carichi di potenziali killer. Invece no. Il libro di questo mese è Scrublands Noir di Chris Hammer, giornalista australiano nato nel 1960; già autore di saggi, ha esordito nella narrativa di genere proprio con Scrublands Noir nel 1918, vincendo il premio della britannica Crime Writer’s Association per il miglior esordio giallo dell’anno.
Il prologo della storia è fulminante, di quelli che letti di sfuggita in libreria ti fanno subito acquistare il libro: a Riversend, una sperduta cittadina nel deserto del Nuovo Galles del Sud, il parroco, poco prima della messa domenicale, esce sul sagrato e spara a cinque persone uccidendole.
Un anno dopo il giornalista Martin Scarsden viene inviato lì per scrivere un articolo sul paese un anno dopo la vicenda che ha sconvolto l’Australia.
Un anno prima le indagini erano state archiviate frettolosamente dal momento che l’assassino era stato a sua volta ucciso dal poliziotto locale e i giornalisti avevano fatto risalire tutto a una storia di pedofilia.
Tuttavia il ritratto del parroco che Scardsen ricava subito intervistando alcuni abitanti è quello di un uomo carismatico e dedito al benessere della sua comunità, tormentata dalla siccità e dalla crisi economica e tutti sono unanimi nel dichiararlo del tutto estraneo a molestie nei confronti dei ragazzini.
Sulla scorta di queste informazioni il giornalista inizia a indagare scoperchiando un vaso di Pandora di vizi e ambiguità che coinvolgono l’intera Riversend.
Hammer si rivela molto bravo a scrivere di ciò che conosce bene. Le descrizioni del paesaggio arido e brullo del deserto australiano sono magistrali. Frasi come “all’orizzonte il cielo sembra colare liquefatto sulla terra piatta”, rimangono impresse, così come la descrizione potente ed efficace del vasto incendio che scoppia fuori Riversend uccidendo gli animali e mettendo in pericolo gli uomini.
Mentre in Norferville di Thilliez, di cui ho già parlato in questa rubrica, dominava il freddo estremo, qui è l’arsura a farla da padrone, tuttavia il senso di isolamento e di abbandono che incombe sulle due comunità di Norferville e di Riversend è la stessa e la stessa è l’influenza che il clima ha sulle persone e sulle loro azioni.
In Scrublands Noir i media giocano una parte importante e il comportamento dei giornalisti, incluso Scarsden, è talvolta discutibile, tuttavia il suo atteggiamento quando si trova coinvolto negli eventi muta, non è più “un voyeur armato di taccuino, una specie di fantasma.” E Hammer, giornalista egli stesso, descrive bene le dinamiche nei rapporti non solo tra giornalisti e pubblico, ma anche tra giornalisti stessi.
Il rimprovero che si può fare a Hammer è di aver messo troppa carne al fuoco all’interno del romanzo, che sarebbe stato ugualmente godibile anche con un centinaio di pagine in meno. Non anticipo nulla, ma sappiate che mancano solo gli estraterrestri!
Consiglio comunque la lettura di Scrublands Noir sia perché ci mostra un paesaggio diverso dal nostro sia per la suspense che si crea intorno alle motivazioni che hanno spinto il parroco a imbracciare il fucile e a sparare.
P.S. Da questo romanzo è stata tratta una serie in due stagioni distribuita in Gran Bretagna e Stati Uniti, ma non in Italia.
Chiara Ombra
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