La serratura sulla porta della camera di mia madre è un foro strabico dentro la galleria del dispiacere.
La narrazione di Setole di Hilary Tiscione segue le vite di quattro personaggi principali: Lena, un’adolescente inquieta che sta combattendo i demoni di un’infanzia difficile, Mira, una donna piena di problemi, viziata e insicura che fa uso di pillole per sopportare il peso di una vita che la opprime e la deprime, Cino, il fedele custode della casa che si occupa di tutte le necessità della famiglia, e Rocco, un giovane operaio che sta lavorando alla ristrutturazione della dépendance in cui vivono Lena e la sua famiglia. Il punto di inizio del romanzo è la scomparsa di Al, il padre di Lena, marito di Mira, e un musicista molto famoso a livello internazionale che, senza avvisare nessuno, è scomparso nel nulla da giorni. Il lettore segue principalmente i pensieri di Lena che sente la mancanza del padre e sta cercando di processare come può quello che sta succedendo dentro e intorno a lei.
Anime tormentate in una gabbia dorata
Quasi tutta la narrazione è ambientata in una – almeno in apparenza – paradisiaca villa con piscina, circondata da un meraviglioso giardino su un’isola delle Hawaii. La bellezza e la calma del luogo però non rispecchiano lo stato d’animo dei protagonisti che, ognuno a suo modo, sta vivendo l’abbandono, apparentemente senza motivo, del marito, padre e datore di lavoro/amico. Anime intrappolate nelle loro solitudini e vittime del loro destino, i personaggi si chiudono nelle loro stanze o cercano di rilassarsi a bordo piscina, da soli o in gruppo ma sempre accompagnati da un costante senso di incompletezza e tristezza. La chiave di lettura di una situazione spesso difficile da capire ci viene data da Lena che, nonostante sia per molti versi ancora una bambina, sembra avere un alto livello di consapevolezza e una buona capacità di autoanalisi e di comprensione di chi la circonda. Definisce la madre ‘rotta’ e il padre ‘fatto’ e condivide con noi la sua incapacità di prendere le parti di uno o dell’altra perché, come dice lei stessa, nessuno dei due ha ragione ma nemmeno torto. Avendo dovuto convivere fin da piccola con le litigate, i malumori e gli eccessi di un padre famoso e venerato da tutti, e di una madre infelice e sull’orlo di un esaurimento nervoso, ma che non vuole rinunciare alla sua vita privilegiata, Lena capisce di dover imparare a proteggersi dal dolore degli altri e trovare la propria serenità, lontano da quelle quattro mura che sembrano sempre di più una prigione invece che un rifugio accogliente. L’unica presenza costante e stabilizzante della sua vita è probabilmente Cino, il factotum della villa, che funge da figura paterna sostitutiva, assicurando che alla ragazza non manchi nulla, soprattutto una spalla su cui piangere in questo momento difficile.
Una narrazione sospesa nel tempo e nello spazio…
Il lettore è spesso travolto dai pensieri e dalle emozioni dei protagonisti e si trova perso in una trama che quasi non esiste, fatta di sentimenti più che di azioni. Pur sapendo che la storia si svolge nel periodo dal primo al trentuno di agosto, la narrazione sembra immobile, niente sembra esistere fuori dal tempo e dallo spazio della villa dove vivono i protagonisti. Tutto sembra circoscritto all’interno della bolla creata dalla recinzione della villa, il mondo al di fuori viene menzionato poco e sembra quasi privo di importanza. Il silenzio e il non-detto hanno un ruolo molto importante nella narrazione, molte sono le cose mai spiegate chiaramente ma solo sottointese attraverso allusioni e un sapiente uso del linguaggio. A differenza di molti altri libri, il punto di forza di ‘Setole’ non è quello che succede ma sono i personaggi, la loro emotività e le loro interazioni cosi come le parole usate dall’autrice per catturare l’attenzione del lettore e trasporlo all’interno del mondo parallelo che ha creato con la sua narrazione.
… e uno stile narrativo lirico e introspettivo
Come racconta in varie interviste l’autrice, Hilary Tiscione, il libro si ispira a fatti biografici e viene utilizzato come strumento per affrontare il tema della morte. La scomparsa di Al, il padre di Lena, è un modo per riflettere sulla morte di suo padre, mancato da poco. Nel libro, l’uomo sparisce ma non si parla mai del fatto che possa essere morto e questo è un modo per Tiscione di offrire al proprio padre – ma anche a tutti noi, in un certo senso – un finale diverso, meno crudele e irreversibile della realtà che ci circonda. Questo tipo di prospettiva ci aiuta a vedere la scomparsa di una persona cara in modo più accettabile, lasciando uno spiraglio di speranza, quasi un’opportunità di rinascita. Anche quando racconta momenti difficile ed emozioni forti, Tiscione utilizza un linguaggio poetico che descrive in modo accurato e coinvolgente ogni aspetto di una situazione, creando una fotografia multisensoriale di colori, odori, suoni e percezioni. Quasi senza accorgersene, il lettore si trova a riflettere sui personaggi ma anche su sé stesso grazie alla grande maestria dell’autrice nel descrivere la vera natura delle persone, la loro fragilità, i loro silenzi e le loro sofferenze.
Valentina Lorenzon
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