«Era come se la camera azzurra fosse un altro mondo, una bolla sospesa nel tempo.»
Cosa si può scrivere ancora su uno dei lavori psicologici più noti di Georges Simenon, uno dei più venduti, il più censurato, il più divulgato forse tra i suoi romanzi “duri”? Cosa aggiungere a una critica già completa? Forse mirare la riflessione su quello che per noi oggi è “normale” e quello che all’epoca, 1963, non lo era. Quello che allora era scabroso e provocatorio, in un clima di bigottismo e perbenismo, oggi invece è diventato argomento privo, in certi ambienti, di retorica, libero di essere giudicato o non giudicato.
Ne La camera azzurra (Adelphi, traduzione di Marina Di Leo) ciò che esplode tra le pagine non è solo una relazione adulterina, come immagino ce ne fossero anche allora, né soltanto l’erotismo più o meno esplicito – non avrebbe dovuto così tanto scandalizzare, non dopo i riferimenti di carattere sessuale ne L’amante di Lady Chatterley di D.H. Lawrence –, ma è la correlazione stretta tra il cinismo dei protagonisti, in particolar modo quello maschile, legato alla quasi totale mancanza di senso di colpa, in una sorta di alienazione tendente al dissociazionismo, che sconvolge il lettore di oggi.
In Italia, al momento dell’uscita, il libro fu sequestrato dalle autorità per oscenità e turbamento del comune senso del pudore, mentre in Francia il romanzo uscì, ma fu oggetto di dibattito continuo che generò un clamore pubblicitario mai raggiunto prima, accompagnato da una vera curiosità febbrile.
«La camera azzurra era un luogo dove si poteva esser felici, dove si poteva dimenticare tutto.»
Tony e Andrée sono due amanti che si trovano e si ritrovano in una camera d’albergo dalle pareti e dal mobilio azzurro; sono entrambi sposati, solo il fratello di Tony e la inserviente dell’albergo sono a conoscenza della loro relazione. In quel luogo, non luogo, i due si consumano dalla passione nella fame del loro desiderio; Andrée già desiderava da anni il suo amante, sin da quando era ragazzina, e nella follia cieca della sua bramosia tenta di estorcere a Tony promesse e impegni futuri. Già dalle prime pagine si avverte un’inquietudine tesa, una tossicità emotiva a direzione unica, perché Tony, nella sua egocentricità, manca di chiarezza, elude le domande dell’amante; il suo obiettivo è il piacere personale riflesso in quello della partner, nell’appagamento della sua virilità.
Un giorno, mentre Tony osserva dalla finestra la stazione ferroviaria, nota il marito di Andrée camminare a passo sicuro in direzione dell’albergo. L’amante, spaventato, scappa dalla camera lasciando sola la donna in una situazione compromettente. Da quel momento in poi tutto cambia, i due interrompono la frequentazione, ma Andrée non vuole rinunciare all’amante e inizia così un susseguirsi di azioni verso di lui che oggi avrebbero il suono della parola stalking. In una spirale di messaggi, lettere, la psicosi di Andrée nei confronti della moglie di Tony aumenta progressivamente; lei costituisce un intralcio nella loro relazione, un elemento da eliminare.
L’angoscia di Tony aumenta in parallelo. Ormai incapace di mantenere il controllo della situazione, tenta maldestramente di rimediare e di dissociarsi dagli eventi, ma la follia si è espressa e un omicidio li metterà uno di fronte all’altro. Tony e Andrée, fuori dalla “bolla” della camera azzurra, sono investiti da una luce rivelatrice che smaschererà il loro vero essere.
«Com’è diversa la vita nel momento in cui la si vive e quando la si analizza a distanza di tempo!»
La mancanza di una co-responsabilità con l’amante, il cinismo, l’egoismo, la superficialità, l’assenza di sensi di colpa in riferimento a un omicidio, sono i temi di questo romanzo, scritto dalla sublime penna di un uomo, uno scrittore, che ha votato un’intera esistenza alla ricerca dei sentimenti che più spaventavano e ancora impauriscono il genere umano. Non sconvolge più, come una volta, la relazione extra coniugale, ma ciò che angoscia ancora è la maniacalità di alcuni rapporti che, dietro alla parola pura dell’amore, nascondono le più aberranti psicosi umane.
«Non era una cosa reale. Non c’era niente di reale nella camera azzurra o piuttosto si trattava di una realtà diversa, impossibile da comprendere altrove.»
Caterina Incerti e Alice Galliani
Georges Simenon, Il treno: amore, destino e guerra nel romanzo più intimo
Se vuoi restare in contatto con le letture di Exlibris20, puoi seguire il nostro canale WhatsApp
RSS - Articoli
E tu cosa ne pensi?